Caro Cairo la linea verde va bene ma senza esagerare se si vuole portare il Toro in Europa

Una squadra vincente non punta solo sui giovani e gli incassi derivano anche dai piazzamenti in campionato e in Europa e non solo dalle plusvalenze.
09.05.2017 07:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Caro Cairo la linea verde va bene ma senza esagerare se si vuole portare il Toro in Europa
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

L’obiettivo del Torino era ed è tornare a giocare in Europa nel giro di due anni, il primo si sta concludendo e l’abdicazione è arrivata già a fine gennaio e poi è stata confermata a febbraio e marzo, quando la squadra non ha ottenuto i risultati che sarebbero stati utili per mantenere vivo l’intento. Una squadra non completata adeguatamente in estate, infortuni, mancati rinforzi nel mercato invernale, una fase difensiva non abbastanza solida, la fragilità caratteriale di alcuni giocatori e riserve non all’altezza degli obiettivi sono tutte le cause che hanno portato a rimandare tutto al secondo anno.

A luglio inizierà la cavalcata che dovrà condurre il Torino in Europa, per essere chiari in Europa League, per carità se fosse Champions tanto meglio, ma senza esagerare e rimanere con i piedi ben ancorati a terra fa sempre bene. Mihajlovic è la garanzia che il progetto è valido e che sarà portato avanti con estrema convinzione, ma ovviamente questo non basta perché il mister deve avere giocatori validi per raggiungere l’obiettivo e qui subentra il presedente Cairo.

Cairo tutte le volte che parla pubblicamente del Torino, l’ultima alla Domenica Sportiva due sere fa, ribadisce il concetto che la politica societaria è volta a puntare sui giovani di prospettiva. In assoluto è condivisibile, ma bisogna anche tenere conto che i traguardi si raggiungono grazie ai giocatori esperti. Senza correre tanto distante basta guardare in casa Juventus facendo le debite proporzioni, la scorsa estate è andato via Pogba, 23 anni quando la Juventus l’ha ceduto, con relativa plusvalenza: era arrivato a parametro zero dal Manchester United nel 2012 e quattro anni dopo è tornato all’United che ha sborsato 105 milioni, 72 al club bianconero, 27 al procuratore del giocatore Mino Raiola e i rimanenti 6 per burocrazia varia. Il club piemontese ha poi preso Higuain, 28 anni all’epoca, versando al Napoli 90 milioni di euro. A disposizione di Allegri ci sono molti ultra tentenni e parecchi che nel giro al massimo di due anni ne avranno trenta e sono quasi tutti titolari e presenti nel club da molto tempo. Buffon, 39 anni; Barzagli, 36; Dani Alves, 34; Lichtsteiner, 33; Chiellini, 32; Marchisio, 31; Khedira, Benatia, Bonucci, Manzukic e De Ceglie, 30; Higuain e Rincon, 29; Cuadrado e Asamoah, 28. E la Juventus è in corsa per vincere il suo sesto scudetto consecutivo, giocherà la finale di Coppa Italia e con grande probabilità accederà a quella di Champions League. E’ palese, quindi, che per vincere siano indispensabili giocatori esperti e non solo ragazzi di belle speranze, che devono avere tutto il tempo per crescere e diventare campioni, affiancati da altri un po’ più grandicelli ma non sempre continui nel rendimento e qualche veterano che fa sempre la sua parte.

Caro presidente Cairo si convinca che per vincere o raggiungere traguardi importanti servono anche giocatori esperti che hanno persino più di ventotto anni e che siano non a fine carriera, ma ancora validi. Per loro, anzi soprattutto per loro, vale spendere, che in questo caso sarebbe investire, dei bei soldi. Tanto più che un giocatore di buon livello a ventotto-trent’anni ha ancora davanti a sé almeno tre-quattro stagioni nelle quali renderà per quanto è stato pagato il suo cartellino, non servirà a ottenere una plusvalenza, ma garantirà l’apertura di un ciclo positivo che permetterà al club di incassare con i piazzamenti in campionato e in Europa, i diritti televisivi, le sponsorizzazioni e gli incassi ai botteghini.