Belotti è pronto a riprendersi il Toro, ma resta il rebus Ljajic

In attacco trovare una collocazione per tutti non è facile. Le scelte di Mazzarri dipendono molto da come si pongono i calciatori e dal concetto che il mister ha del gioco.
06.02.2018 07:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Belotti è pronto a riprendersi il Toro, ma resta il rebus Ljajic
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Dopo il secondo infortunio era inevitabile che Belotti andasse con i piedi di piombo prima di rientrare in campo perché una recidiva avrebbe significato, se non proprio stagione conclusa, sicuramente un altro lungo stop. Adesso che il “Gallo” è completamente ristabilito e ha già disputato due spezzoni di gara nelle ultime due partite è pronto, non si vuole neppure ipotizzare che in settimana possano esserci degli intoppi, a tornare in campo fin dal primo istante di gioco domenica pomeriggio contro l’Udinese. La notizia è molto positiva e tutti si aspettano che Belotti torni anche a segnare in modo che dia il suo contributo affinché per il Torino rimangano accese le speranze di conquistare un posto utile per l’Europa League.

Ovviamente per risalire la classifica fino almeno al settimo posto, ipotizzando che basti per andare in Europa e non arrivino brutte notizie dalla Coppa Italia, serve che tutti i giocatori granata diano il massimo e qui entra prepotentemente in ballo il discorso su Ljajic. Anche lui ha dovuto fermarsi per un infortunio, ma dopo che è tornato ad essere convocabile, quindi, pronto per poter scendere in campo ha collezionato ben quattro panchine senza che Mazzarri lo utilizzasse neppure per un secondo. E’ risaputo che le caratteristiche tecniche del serbo non si sposino alla perfezione con l’idea di gioco che ha l’allenatore del Torino perché non è facile trovargli una collocazione né nel 4-3-3 né nel 3-4-3 e neppure nel 3-5-2 o nel 4-3-2-1 oppure anche solo nel 4-4-2. Il problema di fondo è che se Ljajic non riesce a incidere anche giocando in una posizione differente da quella del trequartista contemplata nel 4-2-3-1 o nel 4-3-1-2 le possibilità che giochi diventano esigue. Se Belotti sta bene una maglia da titolare è sicuramente sua, se Falque continua a sfoderare prestazioni più che convincenti e anche a segnare toglierlo è impossibile e con Niang che è in ripresa e senza dimenticare che ci sono anche Berenguer e Edera la concorrenza per un posto nel reparto avanzato è a dir poco elevata.

Ljajic ha indubbie qualità, ma è anche snervatamente discontinuo e questo lo ha sempre penalizzato in carriera e di conseguenza gli allenatori non sono poi così propensi a dargli continue chance e a perdonargli i momenti, anche lunghi, di pausa che si concede in campo. D’altra parte dopo Niang Ljajic è il giocatore che è costato più caro a Cairo, investimento da quasi nove milioni di euro, e, quindi, non può essere svalutato. Ciò non toglie che Mazzarri si debba sentire costretto a utilizzarlo a tutti i costi se non ritiene che possa dare un contributo positivo alla squadra, solo nel caso la società imponesse al mister di far giocare il serbo l’allenatore sarebbe di fatto costretto a mandarlo comunque in campo. Di solito, però, al Torino non ci sono ordini dall’alto così perentori per cui o Ljajic riesce a convincere Mazzarri che le sue giocate possono fare la differenza oppure rischia di continuare a passare parecchio tempo in panchina. Veder languire un talento come quello di Adem in panchina è un vero peccato e il Torino per provare ad andare in Europa ha bisogno anche di lui, sarebbe importante trovare una soluzione a questo rebus, ma il la deve partire da Ljajic.