Belotti da giocatore di punta a quasi un caso: va gestito al meglio

Dalla clausola rescissoria da cento milioni alla promessa di un altro adeguamento economico per farlo rimanere, poi, il calo, l’infortunio e l’addio al Mondiale e ora il contratto congelato.
 di Elena Rossin  articolo letto 2773 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Belotti da giocatore di punta a quasi un caso: va gestito al meglio

Era poco più di un anno fa, il 4 dicembre 2016, quando Cairo non senza soddisfazione annunciava che aveva rinnovato il contratto a Belotti per blindarlo: cosiddetta clausola rescissoria valida per l’estero da ben 100 milioni e prolungamento del rapporto fino al 2021, il massimo consentito in termini di tempo, e un adeguamento salariale che con i bonus portava il “Gallo” a guadagnare quasi due milioni di euro a stagione. All’epoca Belotti segnava a raffica ed erano tanti i club che iniziavano con una certa insistenza a fare un pensierino su di lui. Da allora sembrano passati anni e non solo uno, ma lo scenario è cambiato. Il “Gallo” in estate è stato a lungo corteggiato soprattutto dal Milan, ma non solo, e il Torino forte della clausola rescissoria valida sì solo per l’estero, di fatto però anche per l’Italia, ha sempre detto di no a offerte inferiori a cento milioni in contanti.

La volontà di Cairo di trattenere Belotti era duplice, da una parte non voleva trovarselo come avversario e quindi era interessato a cederlo possibilmente all’estero, dall’altra nella speranza che la vetrina del Mondiale ne facesse lievitare ancora di più le quotazioni e di conseguenza l’incasso preferiva che restasse in granata ancora una stagione. Da un punto di vista commerciale la strategia non faceva una piega, anzi, era più che valida. Quindi per rendere più dolce la permanenza al Torino di Belotti che andando altrove avrebbe guadagnato sicuramente di più arrivò la promessa di un adeguamento al rialzo dello stipendio. Il “Gallo” sperava che il tutto si concretasse prima dell’inizio della stagione o al più subito dopo, ma finora, almeno a quanto risulta, la trattativa pare non essere ancora conclusa, magari già oggi l’annuncio, però, al momento tutto sembra essere congelato, o come direbbe Brumotti, fermo con le quattro frecce agli incontri di inizio ottobre quando l’entourage del giocatore e i dirigenti granata s’incontrarono per discutere dell’adeguamento non trovando un accordo poiché la richiesta si aggirava sui 3,5 milioni e l’offerta sui 2,5. La differenza di un milione non costituiva un ostacolo insormontabile ed era più che ipotizzabile che si trovasse un compromesso che soddisfasse tutte le parti in causa. Nel frattempo il “Gallo” aveva iniziato non benissimo la stagione nel senso che segnava con minore continuità rispetto a prima, però, si attribuiva la cosa un po’ alle tante voci di mercato che in estate lo avevano inevitabilmente toccato e un po’ al nuovo modulo, il 4-2-3-1 che esaltava più le doti di Ljajic rispetto a quelle del “Gallo”. A complicare il tutto è arrivato prima l’infortunio e poi l’esclusione dell’Italia dal Mondiale. L’infortunio ha tenuto Belotti lontano dai campi di gioco per quasi un mese, si fece male sul finire della partita con il Verona il primo ottobre e tornò contro il Cagliari il ventinove, accelerando il più possibile i tempi del recupero per riuscire, come accadde, ad essere convocato per gli spareggi della Nazionale con la Svezia, nella speranza che lui e l’Italia partecipassero al Mondiale in Russia cosa, come tutti sanno, che non si è verificata. Da quando il “Gallo” è tornato a giocare, però, non ha ancora ritrovato la brillantezza dei tempi migliori e non è tornato a segnare in campionato, lo ha fatto solo in Coppa Italia con il Carpi, anche se Mihajlovic è tornato sui suoi passi e ha ristabilito il modulo che sembrerebbe il più congeniale per Belotti, il 4-3-3. Tutto questo ha determinato che la trattativa per l’adeguamento dell’ingaggio non procedesse.

Una cosa è certa, Belotti non deve diventare un caso per il Torino e di conseguenza va gestito meglio. Il primo errore è stato quello di fissare per lui una clausola rescissoria da cento milioni, eccessiva per un giocatore che non aveva mai disputato le coppe internazionali ed era da poco entrato nel giro della Nazionale maggiore, infatti, nessun club estero ha sborsato tutti quei soldi per aggiudicarselo. La possibilità che il “Gallo” dopo un campionato e mezzo che segnava con grande regolarità avesse un calo era ipotizzabile per quanto lui ci mettesse tanto impegno e grande determinazione, anche perché gli avversari ormai lo conoscevano molto bene ed era più facile per loro prendergli le misure. In più l’infortunio, purtroppo sempre possibile per qualsiasi atleta, e l’esclusione dell’Italia dal Mondiale, non certa ma comunque possibile, dovevano suggerire maggiore prudenza nella complessiva gestione del giocatore. Al giorno d’oggi trasformare una persona in un personaggio e in un business è abbastanza consueto nel caso di atleti, cantanti, attori e non solo, ma si tratta pur sempre di persone e non di robot programmabili a piacimento. Ci sono variabili emotive e fisiche che non sono in assoluto controllabili neppure dalla persona stessa e che inevitabilmente influiscono sul rendimento lavorativo. Belotti non è immune da questo e tutti, lui stesso, la sua famiglia, il suo entourage, i dirigenti del Torino, l’allenatore, i compagni, i tifosi e i giornalisti, devono tenerne conto. Belotti può tornare ad essere il “Gallo”, ma tutti devono aiutarlo altrimenti non diventerà un giocatore di punta e si trasformerà in un attaccante come tanti altri e allora qualsiasi business milionario sfumerà. Tutti si devono ricordare che Andrea Belotti il “Gallo” è un ragazzo che non ha ancora compiuto ventiquattro anni, li farà il venti dicembre prossimo, magari Cairo come regalo potrebbe mantenere la promessa di adeguargli l’ingaggio sarebbe un bell’attestato di stima e dal canto suo Belotti potrebbe sgomberare la mente e tornare ad essere spensierato e questo lo aiuterebbe anche in campo. Nessuno vuole sentire il canto del cigno, ma lo squillante chicchirichì del “Gallo”.