Vives e il "suo" Toro-Lecce: "Sono come mamma e papà. Abate ha dato identità"

Vives e il "suo" Toro-Lecce: "Sono come mamma e papà. Abate ha dato identità"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Oggi alle 10:00Notizie
di Emanuele Pastorella
Vives si racconta alla vigilia di Torino-Lecce: «Sono neutrale». L'ex granata promuove Abate, Bragança e Cacciamani e ricorda Bilbao

Cinque anni e mezzo con la maglia del Torino, dal 2011 al gennaio 2017, preceduti da altrettante stagioni al Lecce. Giuseppe Vives ha lasciato un segno importante in entrambe le piazze, diventando un punto di riferimento per i tifosi granata. Con il Toro ha conquistato la promozione in Serie A, indossato anche la fascia da capitano e collezionato 164 presenze e cinque reti. Centrocampista di sostanza e personalità, oggi 44enne, è stato tra i protagonisti della cavalcata europea del 2014-15. In occasione della sfida di sabato, vivrà Torino-Lecce a distanza, da Casoria, dove dirige la scuola calcio «F.lli Vives».

«Toro e Lecce sono entrambe nel mio cuore»

Impossibile scegliere una delle due squadre: «Sono due squadre che mi hanno dato tantissimo, le porto entrambe nel cuore. Sono neutrale, sarebbe come chiedermi se voglio più bene a mamma o papà». Vives si aspetta una bella partita e vede il Torino favorito: «Gioca in casa, ha trovato la sua identità e con il Como se l'è giocata fino quasi alla fine». L'ex centrocampista promuove anche il lavoro di Ignazio Abate: «In poco tempo ha dato un'identità alla squadra. I suoi concetti sono quelli del calcio moderno: riaggressione immediata, recupero palla, gioco verticale. La Maratona deve essere l'arma in più: l'ho vissuta da vicino, so che può dare una spinta fenomenale».

Vives promuove il centrocampo e i giovani granata

Nonostante le ultime due sconfitte, Vives intravede margini di crescita: «Un piccolo step in più in classifica può sicuramente farlo, ma dipende dalla continuità e dalla consapevolezza. Abate è giovane e lavora con giocatori piuttosto giovani: bisogna dare a tutti il tempo di consolidarsi». Tra i singoli apprezza Bragança e Mandragora: «Bragança mi è piaciuto tantissimo. Mandragora, inutile dirlo, aggiunge personalità ed esperienza. Il ds Petrachi ha dimostrato di sapere di calcio». Parole di elogio anche per Cacciamani: «Alessio è bravissimo. Bello lanciare un giovane dopo un'ottima stagione in B, a Castellammare. Può fare una carriera importante. Il nostro movimento e la Nazionale hanno bisogno di ragazzi proprio come lui».

Il ricordo di Bilbao e l'emozione dell'addio

Il momento più bello della sua esperienza granata resta la vittoria di Bilbao: «Per me, partito dai Dilettanti, essere la prima squadra italiana a vincere al San Mamés è stato stupendo». Vives spende inoltre parole importanti per Alessandro Gazzi, oggi team manager: «Ale è una figura importantissima, lo ha dimostrato con i fatti». Infine, il ricordo dell'addio al Torino, tra applausi e lacrime: «È stato troppo emozionante, sono scoppiato a piangere. Da giorni provavo a convincermi che fosse finita, anche se conservavo una speranza. In quel momento mi sono reso conto che era davvero finita: era come allontanarsi dalla mia famiglia. È stata tosta».