Stadio Grande Torino, Lo Russo lancia l’ultimatum a Cairo: “Entro il 31 dicembre il progetto o partirà il bando”
Torino FC e futuro dello stadio, il sindaco fissa la scadenza per la proposta di partenariato pubblico-privato annunciata ad aprile. Il presidente granata ha tempo fino alla fine dell’anno per mantenere l’impegno. In caso contrario, il Comune avvierà l’iter per una nuova concessione pluriennale.
Stadio Grande Torino, il tempo stringe: Lo Russo mette Cairo davanti a una scelta
Il futuro dello stadio Grande Torino passa da una data precisa: 31 dicembre 2026. È il termine fissato dal sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, per la presentazione del progetto di partenariato pubblico-privato annunciato dal Torino FC lo scorso aprile. Se Urbano Cairo non manterrà l’impegno, Palazzo Civico avvierà la procedura per assegnare la concessione dell’impianto attraverso un nuovo bando.
Il messaggio del primo cittadino è chiaro: la fiducia nei confronti della società granata resta, ma non può trasformarsi in un’attesa senza scadenza. “Resto fiducioso, ottimista. Ma è complicato”, ha spiegato Lo Russo, ribadendo che il Comune non potrà andare oltre il termine stabilito.
Una presa di posizione che riporta al centro il rapporto tra l’amministrazione comunale e il presidente granata, chiamato ora a dare concretezza alle intenzioni manifestate nei mesi scorsi.
Il progetto di Cairo annunciato ad aprile: ora serve una risposta concreta
La vicenda nasce ad aprile, quando il Torino FC formalizzò al Comune, attraverso una PEC, una manifestazione preliminare di interesse per presentare una proposta di partenariato pubblico-privato mediante finanza di progetto.
L’iniziativa riguardava lo sviluppo dello stadio e del Robaldo, con il coinvolgimento del Politecnico di Torino, indicato dalla società come partner per lavorare alla proposta nel più breve tempo possibile.
Da allora, però, il progetto atteso non è ancora arrivato. Nel frattempo, il sindaco e l’assessore allo Sport, Domenico Carretta, hanno più volte sollecitato il club a rispettare gli impegni annunciati.
La scadenza di fine anno diventa quindi il passaggio decisivo. Non basta più manifestare interesse: il Torino deve presentare un progetto concreto, sul quale il Comune possa avviare le valutazioni necessarie.
Affitto dello stadio prorogato fino al 30 giugno 2027: ecco perché
Nel confronto tra Lo Russo e Cairo c'è anche la questione della concessione dell'impianto. Il Torino potrà continuare a giocare al Grande Torino fino al 30 giugno 2027, grazie a una proroga tecnica di sei mesi.
Una decisione che, secondo il sindaco, è legata proprio all'impegno assunto dalla società granata ad aprile. La proroga è stata concessa dopo le verifiche degli uffici comunali e tenendo conto sia dell'interesse pubblico sia della necessità di garantire continuità a una realtà sportiva storica per la città.
“La proroga dell'affitto fino al 30 giugno è stata concessa perché ad aprile il Torino ci preannunciò la presentazione del progetto di partenariato”, ha chiarito Lo Russo.
La posizione del Comune, dunque, si fonda su un equilibrio preciso: garantire al Torino il tempo necessario per portare avanti la proposta, senza rinunciare alla tutela del patrimonio pubblico.
Se Cairo non presenta il progetto, il Comune prepara il bando
Che cosa succederà se il 31 dicembre trascorrerà senza una proposta formale del Torino FC? La risposta del sindaco non lascia spazio a molte interpretazioni: nel nuovo anno partirà l'iter per un bando relativo a una nuova concessione pluriennale dello stadio.
Non si tratterebbe di un passaggio immediato. La procedura richiederebbe approfondite valutazioni economiche, a partire dai canoni di concessione e dai costi di manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto. Servirebbero poi la predisposizione degli atti, una delibera comunale e la pubblicazione del bando.
La concessione sarebbe aperta a tutti i soggetti interessati, nel rispetto delle procedure previste. Una prospettiva che cambierebbe radicalmente il quadro attuale e metterebbe il Torino di fronte alla possibilità di competere per la gestione futura dello stadio.
Lo Russo insiste sulla responsabilità dell'amministrazione: “Lo stadio è un bene pubblico della città”. Un principio che, nelle parole del sindaco, rende inevitabile procedere se gli impegni presi non dovessero tradursi in una proposta concreta.
Lo Russo-Cairo, il nodo politico e patrimoniale dello stadio
Dietro l'ultimatum c'è una partita che va oltre la semplice scadenza amministrativa. Da una parte c'è il Torino FC, che ha manifestato l'interesse a sviluppare un progetto sullo stadio e sul Robaldo; dall'altra c'è il Comune, chiamato a tutelare un bene pubblico e a garantire che ogni decisione sia sostenuta da valutazioni economiche e amministrative adeguate.
Lo Russo rivendica la prudenza adottata finora, ricordando il lavoro degli uffici comunali e l'attenzione riservata alle esigenze della cittadinanza. La proroga, in questa prospettiva, non rappresenta un assegno in bianco a Cairo, ma una misura temporanea concessa sulla base di un impegno preciso.
Sulla vicenda pesa anche l'esposto presentato dagli avvocati Marengo e Rendina alla Corte dei Conti, elemento che contribuisce a mantenere alta l'attenzione sulla gestione dello stadio e sulle scelte dell'amministrazione.
Il futuro del Grande Torino è nelle mani di Cairo?
La domanda, a questo punto, è inevitabile: Urbano Cairo presenterà il progetto entro la fine dell'anno oppure il Comune procederà con il bando?
Il sindaco si dice ancora fiducioso, ma ha fissato un limite preciso alla disponibilità di Palazzo Civico. Per il Torino, i prossimi mesi saranno decisivi per trasformare l'interesse annunciato in una proposta capace di superare le verifiche tecniche, economiche e amministrative.
Se il progetto arriverà nei tempi stabiliti, potrà aprirsi una nuova fase nel rapporto tra il club granata e la città. In caso contrario, il Comune avvierà una procedura aperta anche ad altri potenziali concessionari.
Il conto alla rovescia è cominciato: il 31 dicembre sarà il giorno della verità per il futuro dello stadio Grande Torino e per il confronto tra Stefano Lo Russo e Urbano Cairo.
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