Calvarese sulle direttive della Uefa per gli arbitri: “Svolta culturale devono essere sempre coraggiosi”

Calvarese sulle direttive della Uefa per gli arbitri: “Svolta culturale devono essere sempre coraggiosi”TUTTOmercatoWEB.com
Gianpaolo Calvarese
Oggi alle 14:00Notizie
di Elena Rossin
fonte La Gazzetta dello Sport
Dalle Coppe europee alla Serie A, prende forma una nuova filosofia arbitrale: più autonomia ai direttori di gara, soglia del fallo più alta e Var limitato agli errori chiari ed evidenti. Ma alcuni episodi fanno discutere.

Arbitri e Var, la linea di Rosetti cambia il calcio europeo: meno revisioni, più decisioni in campo e soglia del fallo più alta. L'ex arbitro <b>Gianpaolo Calvarese</b> <b>ha commentato</b>, sulle colonne dell'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, tutti gli episodi arbitrali discussi avvenuti nei giorni scorsi nelle Coppe europee seguendo il metro di giudizio dettato da Roberto Rosetti, presidente della Commissione Arbitri della Uefa.

Arbitri, la svolta di Rosetti: meno Var e più decisioni in campo

Meno interventi del Var, più potere agli arbitri e una soglia del fallo più alta. La direzione arbitrale del calcio europeo sta cambiando e la tre giorni di Coppe ha confermato una tendenza sempre più evidente: la Uefa vuole direttori di gara più coraggiosi, pronti ad assumersi la responsabilità delle decisioni senza ricorrere continuamente al monitor.

È la filosofia promossa da Roberto Rosetti, responsabile arbitrale Uefa, che punta a restituire centralità a chi dirige le partite sul terreno di gioco. Il principio è chiaro: il Var deve intervenire soltanto in presenza di errori chiari ed evidenti, senza trasformarsi in una seconda direzione arbitrale.

Una linea che trova riscontro anche in Serie A, dove la gestione dei contatti e l'interpretazione dei falli sembrano seguire un orientamento sempre più simile a quello europeo. In alcuni casi, anzi, la soglia del fallo appare persino più alta nel campionato italiano.

Celta Vigo-Juventus, la soglia del fallo finisce sotto esame

La sensazione è emersa anche durante Celta Vigo-Juventus, diretta dall'olandese Sander van der Eijk. Alcune decisioni hanno alimentato il dibattito sull'interpretazione dei contatti e sulla continuità del gioco, in un contesto nel quale gli arbitri sono chiamati a distinguere con maggiore decisione tra interventi punibili e normali contrasti.

Al di là dei singoli episodi, il messaggio resta lo stesso: meno interventi nelle situazioni grigie e più responsabilità per l'arbitro in campo. Un cambiamento culturale prima ancora che tecnico, destinato a incidere sul modo in cui vengono interpretate le partite.

Uefa, spazio ai giovani arbitri dopo gli addii di Vincic e Taylor

La nuova linea si accompagna anche al ricambio generazionale della classe arbitrale internazionale. Gli addii di Slavko Vincic, direttore della finale mondiale, e Anthony Taylor aprono nuovi spazi per i direttori di gara emergenti.

Un segnale significativo è arrivato con la designazione del tedesco Sven Jablonsky per Manchester City-Paris Saint-Germain. Una sfida di altissimo livello affidata a un arbitro ancora relativamente inesperto sui palcoscenici più importanti.

Jablonsky è finito anche al centro dell'attenzione sui social per l'episodio diventato virale che lo ha visto cadere dopo una spinta di Enzo Fernández. Un'immagine che ha fatto il giro del web, ma che non cambia il senso di una scelta orientata a valorizzare nuovi profili.

Inter-Bruges, Rosetti osserva Saggi: promosso il rigore su Çalhanoğlu

La stessa strategia emerge dalla designazione del norvegese Rohit Saggi per Inter-Bruges. La sua direzione è stata complessivamente convincente, nonostante alcuni episodi discussi.

Corretta, in particolare, la concessione del calcio di rigore per il contatto tra Hakan Çalhanoğlu e Forbs. Una decisione che rientra nella valutazione dell'arbitro sul terreno di gioco e che non richiede necessariamente l'intervento della tecnologia.

A San Siro erano presenti anche Roberto Rosetti e Massimo Busacca, a conferma dell'attenzione della Uefa verso la crescita dei direttori di gara emergenti e della volontà di monitorare da vicino le prestazioni nelle partite di maggiore rilievo.

Salisburgo-Milan, il rosso a Terracciano divide: confronto con il caso Hutchinson

Tra gli episodi più discussi della tre giorni c'è l'espulsione di Filippo Terracciano nel finale di Salisburgo-Milan. L'arbitro ha estratto il cartellino rosso diretto per Dogso, ovvero per aver interrotto un'evidente occasione da gol.

La decisione è stata confrontata con un altro episodio della stessa partita, relativo al contatto ai danni di Omari Hutchinson, iniziato fuori dall'area e proseguito al suo interno, senza che venisse fischiato fallo.

Le analogie tra i due interventi hanno alimentato le perplessità sulla coerenza delle valutazioni arbitrali. In entrambi i casi, tuttavia, è rimasta valida la decisione presa in campo, senza una revisione capace di modificarne l'esito.

È proprio in situazioni come queste che emerge la difficoltà di applicare una linea uniforme: lasciare maggiore autonomia agli arbitri significa anche accettare che alcune valutazioni possano diventare oggetto di discussione.

Galatasaray-Barcellona, Guida convince: giusto non concedere il rigore

Positiva la prestazione di Marco Guida, chiamato a dirigere una sfida delicata come Galatasaray-Barcellona. La sua prova non ha evidenziato errori significativi e ha confermato una gestione complessivamente convincente della gara.

Nel secondo tempo i catalani hanno protestato per una lieve trattenuta di Sallai ai danni di Adeyemi, chiedendo un calcio di rigore. Corretta la scelta di lasciar proseguire: un contatto giudicato non sufficiente per assegnare la massima punizione.

Anche questo episodio si inserisce nel quadro di una direzione arbitrale che punta a evitare interventi eccessivi, privilegiando la valutazione diretta dell'arbitro.

Atletico Madrid-Manchester United, due interventi Var decisivi

La partita più ricca di episodi arbitrali è stata Atletico Madrid-Manchester United, nella quale la tecnologia è intervenuta in due occasioni determinanti.

Il primo intervento ha portato all'annullamento della rete di Cardoso, viziata da un precedente fallo di mano di Marcos Llorente. Il secondo ha riguardato l'espulsione di Yoro per un fallo su David Che, giudicato come un'interruzione di una chiara occasione da gol.

Dopo la revisione al monitor, la valutazione del Dogso è stata confermata. Due interventi differenti, ma coerenti con il principio che la Uefa intende preservare: il Var deve correggere gli errori rilevanti, senza sostituirsi all'arbitro nelle valutazioni ordinarie.

Var e arbitri, la nuova filosofia Uefa: più autonomia e meno polemiche?

Il bilancio della tre giorni europea conferma dunque una direzione precisa. La Uefa punta su arbitri capaci di decidere, gestire i momenti più delicati e accettare anche le inevitabili zone grigie del regolamento.

Il Var rimane uno strumento fondamentale, ma il suo utilizzo deve essere circoscritto agli episodi che rientrano nei criteri d'intervento. L'obiettivo non è eliminare ogni discussione, ma evitare che la ricerca della decisione perfetta finisca per indebolire l'autorità di chi dirige la partita.

La linea di Roberto Rosetti sta progressivamente trovando spazio anche nei campionati nazionali, Italia compresa. La vera sfida sarà mantenere uniformità di giudizio tra competizioni diverse e garantire che la maggiore autonomia degli arbitri non si traduca in interpretazioni troppo distanti tra loro.

<b>Il cambiamento culturale è già in corso. La domanda è se il calcio riuscirà ad accettarne le conseguenze: meno interruzioni e più continuità, ma anche decisioni destinate a far discutere</b>.