Ricci: “Vorrei segnare il primo gol davanti ai nostri tifosi. Bene se arriveranno rinforzi con la giusta testa”

25.07.2022 10:15 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Dall'inviata a Waidring Elena Rossin
Samuele Ricci
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Samuele Ricci

Samuele Ricci in conferenza stampa ha parlato del Torino, della Nazionale e di se stesso. Ecco che cosa ha detto:

A gennaio nel passaggio dal centrocampo a tre all’Empoli a quello a due del Torino, come ha metabolizzato il ruolo e come si trova a sinistra visto che adesso Juric la fa giocare anche da quel lato?

“Sicuramente ci sono delle differenze nel giocare da mediano a tre o a due, però penso che grazie al mister e i miei compagni già nella seconda metà della scorsa stagione, quando sono arrivato al Torino, credo di essere entrato abbastanza nei meccanismi e in ciò che chiede il mister. Mi ritengo un centrocampista abbastanza duttile per le caratteristiche che ho, quindi il giocare a destra o a sinistra nel centrocampo a due penso che non faccia differenza. Se quest’anno mi troverò a giocare a sinistra più che a destra, a seconda di dove sarà posizionato Lukic, non ci sono problemi”.

Ragionando in prospettiva, si vede più come centrocampista che si abbassa sulla difesa da playmaker totale oppure come mezz’ala di spinta e d’inserimento?

“Per le caratteristiche che ho molte volte in partita mi viene da cercare la palla per cui, alle volte, mi abbasso molto a prendere palla dai difensori perché sono fatto io così e per questo devo migliorare nella fase d’inserimento. Poi dipende anche dal mister e dagli allenamenti”.

Parlando anche d’altro la prossima settimana a Torino ci sarà la manifestazione dei ragazzi sul clima “Fridays for Future”. Cosa ne pensa visto che il caldo influisce anche sul gioco del calcio? Ha paura del futuro come accade a tanti suoi coetanei?

“Ci sono problemi legati al clima, ma se anche c’è caldo per noi calciatori, che facciamo un bellissimo mestiere e siamo sempre in gruppo all’interno del prato verde, il soffrirlo sia una condizione non così pesante. Per gli altri ci sono situazioni peggiori nel soffrire il caldo. Credo comunque che in futuro sotto questo aspetto non dico che ci sarà un peggioramento, poiché non prevedo cosa accadrà, ma ci sarà questo tipo di problematica”.

C’è anche la guerra in Ucraina, sono argomenti che nello spogliatoio o in ritiro affrontate?

“Nel periodo quando è scoppiata la guerra se n’è parlato molto poiché sono problematiche che interessano anche noi calciatori visto che le conseguenze le subiamo anche noi. In linea generale, purtroppo, negli spogliatoi non si parla molto di questi argomenti perché tante volte siamo molto concentrati su ciò de dobbiamo fare o su altre cose, ma ci sono stati dei momenti, magari durante i pasti, che anche con i compagni ne abbiamo parlato”.

In questo momento nel calcio c’è abbondanza di centrocampisti come lei, o alla Jorginho e Tonali, ma manca forse un po’ di coraggio, anche a livello di Nazionale, chi osi azzardare il dribbling, la verticalizzazione o l’inserimento. E’ una questione generazionale di comodo il non prendersi le responsabilità?

“Non penso che a noi ventenni manchi il coraggio o la personalità di fare certe giocate, piuttosto credo che il nostro calcio, per quello che vedo in Serie A ma anche in altri campionati, sia molto legato alla tattica che è curata molto dagli allenatori. Per cui magari un calciatore pensando alla tattica perde l’istinto oppure il coraggio di fare certe giocate. Mi è capitato alcune volte di parlare con dei colleghi e l’allenatore diceva di giocare a uno o due tocchi e quindi non si po’ rischiare il dribbling o portare palla più di un certo tempo. Magari alle volte si perde un po’ la parte istintiva del giocatore”.

Per chiudere il ragionamento, Juric l’aiuta un po’ a completarsi?

“Sì, Juric non pone limiti. Lascia fare quello che si sa fare meglio permettendo anche di rischiare la giocata. Poi se vede cose troppo astruse ovviamente richiama all’ordine. Con Juric non ci sono problemi, allena molto l’inserimento dei centrocampisti e il dribbling per gli attaccanti”.

Sabato avete affrontato il Trabzonspor, che sabato 30 disputerà la Supercoppa di Turchia e poi i play-off di Champions League, battendolo tre a zero. Che sensazione avevate prima e dopo l’amichevole?

“Sapevamo che avremmo affrontato una squadra molto forte, in Turchia ci sono buonissimi giocatori. Però, secondo me, quando si giocano certe partite non bisogna farsi prendere dall’ansia, soprattutto adesso nella pre-season ci dobbiamo allenare in base ciò che sappiamo fare meglio. Ben venga quindi se abbiamo fatto la partita mettendo nelle gambe altri minuti e aumentando il ritmo partita che ci era un po’ mancato nelle scorse amichevoli. Con il Trabzonspor, per me, abbiamo fatto un’ottima partita, anche se ci sono sempre degli aspetti da migliorare. Credo che siamo sulla strada giusta”.

Come si può interpretare questa vittoria? E’ la continuazione naturale delle basi gettate lo scorso campionato?

“Le basi gettate lo scorso hanno si sono viste così come la mano del mister. Il gioco è sempre lo stesso: cercare le verticalizzazioni, andare sulle seconde palle, cercare di tenere il palleggio. Penso che siano cose che sappiamo fare bene, però si deve sempre migliorare. Come ho detto prima, abbiamo altri giorni per curare molti aspetti e prepararci bene per le prossime partite”.

Qual è il consiglio più prezioso che le ha dato capitan Lukic, che ha grande esperienza internazionale ?

“Sasa mi aiuta molto sulle pressioni che vanno fatte perché ero stato abituato a un certo tipo di gioco per molti anni e alle volte mi perdo all’interno del campo e grazie a Lukic ritrovo subito la retta via. Avere un giocatore come lui è molto importante non solo per me, ma anche per il Toro: Lukic è un ottimo giocatore”.

In questo campionato ci sarà il primo arbitro donna in Serie A, cosa ne pensa?

“Forse quando ero più giovane ho giocato qualche partita arbitrata da una donna. Penso sia un passo avanti che tutti hanno fatto nel calcio e fuori. In Italia il calcio dà un po’ il poso della situazione e dà un segnale generale per questo dico che è un passo avanti e che è un’ottima cosa. Non credo che noi giocatori avremo problemi a relazionarci con un arbitro donna”.

A due settimane abbondanti dall’inizio del campionato c’è qualche squadra che la incuriosisce? Ci sarà la sosta per il Mondiale, anche se noi come Italia non lo disputeremo, si aspetta qualche cosa di particolare?

“Sono concentrato sulla maglia granata, quindi non sono incuriosito da altre squadre. Penso a fare il mio lavoro qui e a crescere a livello professionale sia come giocatore sia come persona. Voglio maturare e crescere nel gioco”.

Lei dà l’impressione di essere un ragazzo risoluto e preciso, come si descrive come persona? Percepisce di essere già una figura riconoscibile all’interno dello spogliatoio?

“Sono un ragazzo come gli altri ventenni al quale alle volte piace fare cose tipiche di chi ha la mia età. Il fare il calciatore professionista porta a maturare prima perché ci si trova ad andare a vivere da soli cosa che favorisce l’essere autonomi più in fretta nella vita e in campo. Penso sia una cosa che aiuta molto, anche se molte volte il lavoro del calciatore non viene visto benissimo poiché ci sono molti pregiudizi. Comunque per un ragazzo è una cosa bellissima”.

Ha già immaginato il suo primo gol nel Toro?

“Mi piacerebbe segnare con un tiro da fuori e in casa davanti al nostro pubblico”.

A maggio Juric aveva detto che con alcuni rinforzi questa squadra poteva davvero lottare per l’Europa, anche lei pensa questo?

“Possiamo provarci anche adesso”.

Quindi non è d’accordo con il suo allenatore?

“Ognuno ha le sue idee. Se arriveranno dei rinforzi, ben vangano. Vedremo. Li faremo sentire a casa e magari ci aiuteranno nel nostro lavoro quotidiano e a migliorare. Ma anche come siamo il Torino è una buonissima squadra e lo abbiamo dimostrato anche in queste amichevoli”.

Oggettivamente siete pochi e in alcuni ruoli mancano i ricambi e persino i titolari. Il vero surplus in questo momento è mister Juric, che maschera le mancanze della rosa?

“Sì, il mister ci dà una grande mano e, come ho detto prima, si vede che alla base di una buonissima squadra c’è un bravissimo mister. Il gioco ce lo dà lui, così come gli input e poi noi facciamo quello che ci viene chiesto. Penso che però stiamo facendo benissimo insieme”.

Prima o poi arriveranno dei rinforzi, che cosa è importante che i nuovi capiscano? Il vostro sembra di capire che sia uno spogliatoio sano e unito anche con l’allenatore, come funziona l’inserimento di chi arriva?

“L’ho provato sulla mia pelle a gennaio quando sono arrivato: una cosa che mi ha aiutato molto è l’aver trovato un gruppo, una squadra molto compatta soprattutto al di fuori dal campo e nello spogliatoio che aiuta ad integrarti meglio. Qualora arrivasse qualcuno, penso che la cosa più importante che deve fare è mettersi subito a disposizione del gruppo e del mister. Per entrare nei meccanismi bisogna ascoltare molto ciò che viene detto dal mister, ma anche dai compagni come penso di aver fatto io l’altro anno. Di certo non bisogna assolutamente fare di testa propria e bisogna mettersi a lavorare con umiltà”.

Di Radonjic e Bayeye, i nuovi, che cosa l’ha incuriosita di più?

“Penso siano due ottimi giocatori, ma come persone sono opposti: a Nemanja piace molto scherzare e ha sempre la battuta pronta parlando bene l’italiano, mentre Brian è più introverso quindi di poche parole. Sono bravissimi ragazzi e sono entrati benissimo nei meccanismi”.

A proposito di dieta, lei è toscano e vive adesso in Piemonte terre di allevamento di bovini? Le piace la carne?

“Preferisco la carne bianca”.

La panzanella la può mangiare?

“Non conosco questo piatto”.

Qual è il suo piatto preferito?

“Mangio sempre le stesse cose, però la pasta mi piace molto ne sono sempre stato appassionato”.

Vive da solo?

“Sì, alle volte vengono i miei. Mi stanno sempre dietro e non mi hanno ancora mollato. Un grazie anche a loro”.

E’ difficile per un giovane come lei che fa il calciatore improvvisamente guadagnare tanto e diventare famoso e riuscire a mantenere i piedi per terra?

“E’ difficile, ma penso che ci siano cose peggiori. Mantenere i piedi per terra è dovuto anche alla testa del giocatore, ma soprattutto in questo caso è fondamentale la famiglia che aiuta a seguire sempre la retta via. Alla mia età in certi casi è facile trovarsi dal fare qualche cosa d’importante al divenire l’ultima ruota del carro per colpa propria”.