Pochi soldi o dirigenti sbagliati? I club italiani hanno i milioni che servono a migliorare le squadre, ma vengono spesi male

Pochi soldi o dirigenti sbagliati? I club italiani hanno i milioni che servono a migliorare le squadre, ma vengono spesi maleTUTTOmercatoWEB.com
Lorenzo Di Benedetto
Oggi alle 12:30Notizie
di Elena Rossin
fonte Tmw

Nel suo editoriale su TuttoMercatoWeb.com Lorenzo Di Benedetto ha fatto una disamina sulla prossima sessione di calciomercato e ha riflettuto su vari aspetti. Ecco cosa ha scritto:

Il mercato si avvicina a grandi passi e ancora una volta, in Italia, siamo a fare i conti con bilanci e budget dei nostri club. L'apparenza però, mai come in questi casi, può ingannare e facendo qualche calcolo rapido la sentenza inappellabile è che i soldi a disposizione dei dirigenti, in Serie A, sembrano non esserci ma in realtà ci sono ma vengono spesso spesi male. Sia chiaro, non stiamo dicendo che le società di Serie A siano vicine, per possibilità di investimenti, a quelle di Premier League o alle big europee, ma non è giusto dire sia impossibile spendere, anche tanto, per alcuni calciatori da acquistare per rinforzare le varie rose e renderle competitive anche in Champions e nelle altre coppe. La cosa certa è che il margine di errore è ridotto ai minimi termini, ma le operazioni chiuse la scorsa estate da club come Napoli, Milan e Juventus, giusto per citarne alcuni (ma anche la Fiorentina), non abbiano portato quei benefici sperati, nonostante i tantissimi milioni di euro investiti.

Dirigenti sotto esame.
Facciamo qualche esempio: il Milan ha speso più di 150 milioni per portare alla corte di Allegri i vari Nkunku, Jashari, De Winter, Estupinan, Athekame, Ricci e Odogu, ma alla fine gli unici che si sono rivelati all'altezza della maglia rossonera sono stati Rabiot, arrivato per 7 milioni, e Modric, preso a zero. Pensando al Napoli, invece, come non citare Lucca, Gutierrez, Beukema, Lang e Marianucci? Altri 150 milioni, euro più euro meno, che potevano essere investiti certamente in modo migliore. E non lo diciamo noi, lo dice il campo, unico vero giudice. E la Juventus? Openda e Zhegrova i casi più eclatanti, senza dimenticare Jonathan David, arrivato sì a parametro zero ma con commissioni alte pagate e uno stipendio da top player. Tanti errori dei dirigenti, questo è innegabile, e la dimostrazione chiara di come i budget fossero importanti ma con una resa disastrosa.

Altro valzer delle panchine in vista.
Tra poche settimane ripartirà tutto il carrozzone del calciomercato e chi avrà la possibilità di avere una seconda chance non potrà più sbagliare. E per far sì che questo non accada anche il ruolo che dovranno avere gli allenatori sarà fondamentale. I tecnici più importanti della Serie A avranno voce in capitolo, come quasi sempre accade, e allora dovranno essere bravi a correre in aiuto dei vari direttori sportivi, per evitare poi di dover parlare di cosa poteva essere e non è stato durante la prossima stagione. Alcune panchine sono salde, altre assolutamente no, e il valzer degli allenatori che ancora una volta caratterizzerà il mese di giugno ci dirà, se ce ne fosse bisogno, che la tendenza italiana è sempre la stessa. Cambiano le proprietà ma resta la poca pazienza: e da questo deve partire una riflessione.

I "casi" Luis Enrique e Arteta.
Prendiamo in esame i due tecnici che si giocheranno la Champions League nella finale di Budapest. Da una parte Luis Enrique, uno che ha di fatto iniziato la sua carriera in Italia, alla Roma, trovando alcune difficoltà di troppo, è vero, ma facendo anche intravedere idee chiare, che avevano soltanto bisogno di tempo per tradursi in successi. I giallorossi non lo hanno aspettato e adesso, probabilmente, di stanno mangiando le mani. Chi invece ha avuto pazienza è stato l'Arsenal, che ha dato tutto il tempo del mondo ad Arteta, accettando di non vincere niente. La ricompensa potrebbe però essere un double clamoroso: vittoria della Premier e della Champions. Mica male. Ecco, i club italiani imparino dai propri errori, da una parte, e dalle scelte fatte con calma e sangue freddo, dall'altra. Perché la fretta non è amica quando si tratta di costruire qualcosa di importante. Sia nel mondo reale che in quello del calcio.