“Patrizio Sala: l’acqua dello scudetto” il libro di Dosso. Una presentazione che è stata un tuffo nel Toro, quello vero
Immaginate Patrizio Sala, Claudio Sala, Renato Zaccarelli, Roberto Salvadori, Nello Santin, Giuseppe Pallavicini e aggiungeteci anche Federico Bonetto, il nipote di Beppe, tutti insieme e qual è la prima cosa che viene in mente? Lo scudetto vinto dal Toro nel 1976, sic l’ultimo. Ebbene ieri sera si è potuto ammirare e godere di un tale parterre du roi alla presentazione del libro scritto da Fiorenzo Dosso “Patrizio Sala: l’acqua dello scudetto” edito da Etabeta.
Un evento che ha riportato ai fasti di un tempo in modo gioioso, brillante ed emozionante, non nostalgico come si potrebbe pensare visto che fra qualche mese si celebreranno i 50 anni di quello scudetto. Una serata piacevolmente condotta da Fabrizio Turco, nell’accogliente Bar Randez-vous in via Cavalli 24 a Torino, dove gli aneddoti e le battute hanno suscitato spontanei applausi e risate. Perché saranno passati gli anni, ma l’unione che si era creata in quel gruppo di giocatori è ancora oggi palpabile e spiega come abbia portato al successo un gruppo che neppure pensava di cucirsi a fine stagione sul petto lo scudetto. Eppure si trattava di una squadra molto ben assemblata, annoverava anche Castellini, Cazzaniga, Caporale, Gorin, Lombardo, Mozzini, Bacchin, Pecci, Roccotelli, Garritano, Graziani e Pulici ed era magistralmente allenata da Gigi Radice e dal suo vice Giorgio Ferrini. Una squadra che il grande presidente Orfeo Pianelli aveva finanziato prendendo giocatori di comprovata qualità.
“Patrizio Sala: l’acqua dello scudetto” ripercorre la stagione calcistica attraverso i racconti di Patrizio Sala che come dice Claudio “io ci ho messo otto anni per arrivare allo scudetto e lui appena è arrivato lo ha vinto”. Già perché il giovane Pat, ventenne, era arrivato dal Monza che militava in Serie C e con un doppio salto era approdato in A. Un gregario? Non proprio visto che giocò ben 30 partite, per lo più da titolare, come i più famosi Pulici e Salvadori.
Senza svelare troppo del libro di Dosso per non togliere al lettore il piacere di leggerlo, un aneddoto, raccontato anche ieri sera, vede Patrizio al centro di tutti gli schemi: “Una mattina, al Filadelfia, Radice non ci fece allenar. E, visto che ormai eravamo lì, inscenammo una riunione tattica. Parlavamo di schemi. Lo schema numero 1 prevedeva che Patrizio sala scattasse sulla destra ogni volta che il nostro portiere bloccava la palla. Lo schema numero 2 prevedeva che il nostro libero lanciasse Patrizio Sala sulla fascia destra. Lo schema numero 3 prevedeva che Zaccarelli cercasse Patrizio Sala dopo lo scambio con me (a parlare Eraldo Pecci, ndr). Lo schema numero 4 prevedeva che io (sempre Pecci, ndr) che io lanciassi Patrizio dopo scambio con Salvadori. Claudio Sala saltava l’avversario e in dribbling per lanciare Patrizio per lo schema numero 5.
Prima di arrivare allo schema numero 6, Patrizio ci mandò a cagare tutti quanti”.
Raccontando dei compagni di Claudio Sala, Patrizio dice: “Classe, finte, dribbling, carisma, cross, leadership: un repertorio da fuori classe. C’è chi ha detto e scritto che il suo immenso talento avrebbe preteso qualche gol in più probabilmente non sbaglia. Ma quanti ne ha fatti fare??? Quanti cioccolatini ha servito solo da scartare e gustare??? Quanta mia umile acqua ha trasformato in ottimo vino per le leggendarie bevute di Ciccio e Pupi???”. E dopo la lettura di questo passo del libro Patrizio ha aggiunto: “Il capitano non è quello che vedete adesso, si trasformava. Io non avevo dei piedi granché e quando gli davo la palla mezzo metro più in là le madonne che mi tirava non avete idea (grandi risate del pubblico, ndr). Una volta mi disse: «Ma chi ca… ti fa giocare, quell’allenatore non capisce un ca…»”.
E su Renato Zaccarelli si legge nel libro: “Il centrocampo a tre del Toro dello scudetto è stato sempre classificato così: il dinamismo di Patrizio Sala, il fosforo di Pecci, la qualità di Zaccarelli. Sul piano della classe pura solo il capitano era superiore a Renato. Che aveva tutto: eleganza, concretezza, visione di gioco intelligenza. Ma, attenzione, Radice gli chiedeva pure importante contributo difensivo affidandogli di volta in volta il “cervello” avversario: gente che si chiamava Rivera, Mazzola (Sandro, ndr), De Sisti, Capello, Antognomni. Nel 1975-1976 “Zac” firmò due gol importantissimi: quello del vantaggio a San Siro con il Milan e quello – fondamentale – del 3 a 2 alla Fiorentina in una gara che si stava complicando.
Anni dopo da dirigente, mi affidò la panchina della Primavera: il fallimento delle settimane successive annullò tutto. Lasciando, però, le romantiche intenzioni di Renato di portare avanti il più profondo spirito granata coinvolgendo i suoi compagni di un tempo”.
A conclusione dell’evento:la chiosa all’autore Fiorenzo Dosso: “E’ stato bellissimo parlare con Patrizio, 3, 4, 5 volte, al netto dei ruoli e poi scrivere con piacere i suoi racconti che dovevano solo essere messi in ordine. Un’ultima cosa che voglio dire è che traspare un affetto particolarissimo di Patrizio per tutti i suoi compagni, ma soprattutto per il suo mister (Radice, ndr) che è colui che ha avuto il coraggio di prenderlo dalla Serie C e di farlo diventare titolare in Serie A. Certo lo scudetto è stato una conseguenza, ma la vera forza di Gigi Radice, che ha allenato anche il Monza più volte, è stata quella di “buttare” in campo un ragazzo che proveniva dalla Serie C e farlo appunto diventare un titolare in A. Mi sembra giusto chiudere così,. Grazie”.
Il libro “Patrizio Sala: l’acqua dello scudetto” scritto da Fiorenzo Dosso (responsabile della rubrica sulla storia del club brianzolo “Il Monza si racconta, il giovedì di Fiorenzo Dosso”) è disponibile sia presso la libreria Centrale di via Donizetti a Torino sia online, https://www.etabeta-ps.com/autore-fiorenzo-dosso-1065.html.
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