L’arbitro Roccchi: “Il Var è un supporto all'arbitro, non può essere il contrario”

Per il direttor di gara le nuove regole sui falli di mano ridurranno ulteriormente il margine di discrezionalità.
13.08.2019 11:30 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: La Gazzetta dello Sport
Gianluca Rocchi
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Gianluca Rocchi

Gianluca Rocchi arbitra da trent’anni e questa sarà la sua ultima stagione intervistato dalla Gazzetta dello Sport ha parlato tra le altre cose del Var e delle nuove regole sui falli di mano. “Il Var  - ha detto - è una ciambella di salvataggio per noi, ma è l'arbitro che deve decidere. L'avessi avuto fin dall'inizio avrei evitato tante notti insonni. Un arbitro quando sbaglia ci sta male, ma è il modo migliore per crescere. il Var è uno strumento che però va gestito nel modo giusto. E’ un supporto all'arbitro, non può essere il contrario. Chi va in campo deve restare centrale,  e per farlo deve arbitrare bene. Questo significa prendere decisioni e assumersi la responsabilità senza tentennamenti. Così il Var diventa marginale. Se invece non lo facciamo mandiamo in difficoltà il collega il video perché gli diamo un onere eccessivo”.

 Ha poi proseguito parlando del rapporto con i “varisti”: Ma no, non è così. Però siamo esseri umani e ci sono rapporti personali in campo. La relazione tra il direttore di gara e Var dovrebbe essere soltanto professionale, ma poi capita che un giovane "varista" abbia qualche timore a correggere il grande arbitro, e il grande arbitro qualche premura a non mandare in difficoltà un giovane collega, facendogli notare dopo cinque minuti che ha già commesso un errore. È umano,  ed è anche per questo che chi va in campo deve avere il coraggio di decidere. Rizzoli il designatore degli arbitri sta martellando su questo tasto ed io sono d'accordo. Del resto anche a me lo scorso anno è capitato di mettere in difficoltà il collega al Var.

Per Rocchi non c’è differenza fra arbitrare in Italia o all’estero: “Non c'è differenza tra arbitrare in Europa oppure in Italia, però, paradossalmente arbitrare in Champions è più facile perché lì il livello di gioco è più alto, ma non ci si può permettere il minimo errore come per il portiere di una grande squadra che subisce uno-due tiri a partita e li deve parare “.

E sulle nuove regole relative ai falli di mano ha affermato: “ Ridurranno ulteriormente il margine di discrezionalità. Un braccio alto ho un movimento innaturale sarà sempre rigore”.