Fontana gran riserva: "Giocare non è tutto"

08.09.2010 14:20 di Raffaella Bon  articolo letto 1088 volte
Fonte: La Gazzetta dello sport
Fontana gran riserva: "Giocare non è tutto"

Alberto Fontana domenica ha giocato contro il Cittadella e ha parato un rigore a Bellazzini. La cosa strana, tra le due, è la prima: «Jimmy» tra il 1998 e il 2010 è stato in campo per 42 partite, in media meno di 4 all’anno. Una riserva di professione, la riserva di 14 portieri. Sfida: ma se li ricorderà tutti? Risposta: sì, e non era facile. «Ho iniziato alla Primavera della Juve con Squizzi, quello che ora è al Chievo— dice— lui ha vinto lo scudetto, io il Viareggio perché lui stava male». Da lì, ciao Torino e via, si cambia. «Nel 1994 ero ad Aosta ma giocava un certo Buda, anche se ero più forte io. Poi a Voghera con Giordano Negretti: un anno titolare lui, un anno io. È stata l’ultima volta da numero uno». Case e carboni L’ultima volta, dodici anni fa. «Esatto. A Verona nel 1999 avevo Battistini, alla Reggiana nel 2000 Beniamino Abate. Poi è arrivata la squadra più strana: al Sandonà guardavo giocare uno che mi pare si chiamasse Conte. L’allenatore ci faceva camminare sui carboni ardenti: siamo finiti ultimi sparati». Retrocesso, e all’inizio di un 2000-01 surreale: «Alla Pistoiese ero la riserva di Dei — ricorda Jimmy, e sorride— dalla panchina ho visto anche la partita con l’Atalanta, quella del caso scommesse. Che cosa è successo? Non ho prove, ma diciamo che qualcuno aveva esagerato...». La logica, a questo punto, suggerirebbe di andare a giocare in C. Fontana, niente: «Mi hanno mandato alla Roma per 12,5 milioni, una delle famose plusvalenze, e da lì a Palermo, dove giocava Sicignano. Un matto: cambiava casa ogni anno per scaramanzia».