Finalmente spunta il “Dossier Baggio” per rilanciare il calcio italiano: a svelare il contenuto lo storico agente Petrone

Finalmente spunta il “Dossier Baggio” per rilanciare il calcio italiano: a svelare il contenuto lo storico agente PetroneTUTTOmercatoWEB.com
Roberto Baggio
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Oggi alle 15:30Notizie
di Elena Rossin
fonte Cronache di Spogliatoio e Tmw

Ai canali di Cronache di Spogliatoio ha parlato Vittorio Petrone, colui che nel 2011 aiutò Roberto Baggio a scrivere l'ormai famoso dossier per rilanciare il calcio italiano che i vertici della FIGC non presero mai in considerazione.

Queste le parole di Petrone: "Roberto desiderava più di ogni altro dare il suo contributo ad un cambiamento che dopo il fallimento del 2010 sembrava necessario. Abete in quel periodo chiese aiuto a lui, Rivera e Sacchi, e di conseguenza Roberto chiese che certe figure professionali potessero dare un contato di grande rinnovamento. Furono stesi dieci punti e si decise di intervenire alla radice del problema. Il progetto venne presentato a Coverciano in fase embrionale ad Abete e ad Antonello Valentini, che ci diedero l'ok per andare avanti".

"Cosa andò storto? - svela poi Petrone - Io porrei una domanda: perché la Lega Nazionale Dilettanti e l'Associazione Italiana degli Allenatori non avevano interesse a sviluppare questo progetto? Questa domanda sarebbe da fare a loro. Io posso semplicemente pensare che la difesa degli interessi di categoria non riesce ad essere convergente verso gli interessi di sistema…".

Parlando poi nel dettaglio, soprattutto sulla riforma dei settori giovanili, Petrone ha continuato: "Per noi la diffusone su tutto il territorio nazionale di ai attività di base orientate all'individuazione e lo sviluppo di giovani talenti era la premessa iniziale. Abbiamo una grandissima dispersione nel territorio di talenti: sappiamo dove sono? Sappiamo se sono bravi? Noi volevamo dar vita a cento 'Centri di Formazione Federali' all'interno dei quali poteva esistere l'istruzione di un modello metodologico uniforme e omogeneo, attraverso innanzitutto la formazione di maestri di calcio che potessero usare tecnologie all'avanguardia e lavorare sulle varie fasce di età di bambini e ragazzi. Avevamo bisogno di maestri di calcio, non di allenatori che spingessero sui risultati. Su questo Baggio era chiaro: voleva che la tecnica tornasse protagonista, che la palla - e non il tatticismo allenamenti. Per questo volevamo anche togliere il risultato fino ad alcune età".

Petrone ha anche spiegato come avrebbe dovuta avvenire a livello pratico questa attività capillare di scouting: "Il settore tecnico doveva diventare il fulcro da dove usciva la metodologia di un lavoro costantemente monitorato. Volevamo installare telecamere per monitorare le attività di allenamento e i comportamenti dei giocatori. Inoltre il lunedì, il giorno dopo la partita, volevamo introdurre una sessione di allenamento uguale per tutta Italia.
Questo avrebbe consentito, attraverso dei filtri, di proteggere i talenti e avere delle Under non figlie delle lobby dei procuratori, ma figlie del talento, del territorio, del lavoro. Inoltre per noi era fondamentale legare la formazione calcistica a quella scolastica, in modo da avere ragazzi con un certo comportamento e una certa etica".

Quando si parla del “Dossier Baggio” e del motivo per cui non è stato attuato, in molti parlano di alti costi, ma Petrone ha toccato anche questo punto: "Avevamo stimato una spesa di 10 milioni in tre anni e avevamo chiesto che fossero coperti in parte anche con contributi da 40/50mila euro da parte di tutte le squadre professionistiche. Proprio a dimostrare che quei soldi fossero un gettone alla fiducia in questo progetto. Altre federazioni, quella svizzera, quella francese, quella spagnola, danno un contributo importantissimo per questi lavori. Noi chiedevamo 3 milioni all'anno, ma non riuscimmo ad avere lo stanziamento. Roberto quando vide che non si riusciva a realizzare il progetto diede le proprie dimissioni a cui seguirono le mie".

Infine, Petrone ha analizzato come il “Dossier Baggio” potrebbe essere attuabile ancora oggi: "Assolutamente sì. L'update tecnologico consentirebbe addirittura un innalzamento delle performance di analisi. Però bisogna guardare la realtà per quello che è: quando esistono a oltranza difese di casta - e vi invito a vedere la composizione del Consiglio Federale - come si può convergere in un progetto che obbliga tutte le componenti a lasciare qualcosa dei propri interessi? Se questa volontà c'è allora si possono programmare i prossimi 10 anni e tornare protagonisti. E questo lavoro non lo si fa cambiando un presidente, bisogna pensare di fare una rivoluzione profonda, perché spesso questi progetti vengono anestetizzati dagli statuti".