CORINI "Fra Toro e Borsa

13.10.2008 17:14 di Raffaella Bon   vedi letture
Fonte: STAMPA
CORINI "Fra Toro e Borsa
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«Ho investito bene, ora perdo il 5-6%: un trionfo. Ci sono giocatori che hanno visto sparire il 50%»
FABIO VERGNANO
Corini, di questi tempi è più difficile giocare nel Toro o in Borsa?
«Sicuramente in Borsa. Anche chi ha soltanto un piccolo investimento, come mia mamma, è preoccupato. La situazione è grave, ora i governi devono sicurezza ai cittadini. La crisi non si sa quando finirà, mentre il Toro presto starà meglio».

Lei è considerato un grande esperto del settore finanziario. Fama meritata?«Diciamo che sono attento a ciò che succede. Così da tempo mi ero cautelato perché avevo capito che la situazione non era buona. Ho investito in titoli tranquilli».

E’ il promotore finanziario di se stesso?«Non sono così smaliziato. Ho una società che mi segue e mi confronto con loro. Ormai capisco abbastanza».

I calciatori guadagnano molto, quindi investono molto e richiano di perdere anche molto. Lei come se la passa?
«Non malissimo, grazie. Sono sotto del 5-6% e per come vanno le cose è un trionfo. In questo mondo non bisogna mai farsi prendere la mano. Sia quando guadagni, sia quando perdi».

Sa di colleghi che ci hanno rimesso parecchio?«Diciamo che chi ha voluto rischiare di più, ha visto sparire anche il 50% del suo investimento».

Il mattone può essere una buona soluzione?
«Per me no. Compri alloggi su cui paghi le tasse. E’ sempre meglio cercare rendimenti coperti e sicuri».

Consigli per gli acquisti?
«Niente fondi pensioni o assicurazioni. Ci sono forti commissioni da pagare quando entri e dopo dieci, vent’anni arriva la fregatura. I venti mila euro che hai investito, restano sempre venti mila euro».

E’ pronto per Piazza Affari?
«Anche se mi date del bollito, sono ancora un calciatore. E in futuro farò l’allenatore. Ma per ora ce la faccio e mi danno fastidio certi pregiudizi nei miei confronti. Giudicatemi sul campo, non a prescindere. E se avete tempo seguitemi in allenamento per vedere se sono alla frutta o no».

Come squadra siete soltanto all’antipasto del campionato, eppure già si pensa al conto che rischia di essere di nuovo altissimo. Cosa succede?
«Siamo partiti per migliore le ultime due stagioni e le premesse estive erano ottime. Abbiamo pagato caro ogni errore, ma è anche evidente che ciò che facciamo non basta ancora. C’è grande fiducia nel lavoro di De Biasi».

Il centrocampo è sotto processo. Come si difende?
«La squadra va valutata nel complesso. Nel nostro reparto, comunque, ci sono stati tanti infortuni e anche in questi giorni di sosta c’era un solo centrocampista disponibile».

Il vecchio - se non si offende - Corini, che contributo dà alla causa anche fuori dal campo?«Parlo molto con i compagni e insisto che non basta, che dobbiamo dare di più. Altrimenti alle prime difficoltà ritornano i vecchi incubi, come sta succedendo. Noi dobbiamo essere più forti dei rimpianti dell’ambiente, estraniarci dalle critiche e lavorare. Altrimenti se ci piangiamo addosso la svolta non arriva. Questo fa un gruppo intelligente».

Il modulo di GDB è il migliore?
«Con i giocatori che abbiamo, sì».

Cairo invita a rischiare di meno. Giusto?
«Il presidente ha speso molto e aspetta i risultati. Ma il tecnico deve andare avanti con un sistema di gioco che ha dato risultati alla fine della scorsa stagione».

Quando Corini darà del tu al banchiere Profumo, chi lo sostituirà in regia?
«Dzemaili è il mio erede».