L'8 novembre 1976 ci lasciava Giorgio Ferrini

Eterno esempio di "cuore granata"
08.11.2018 08:00 di Giuseppe Livraghi  articolo letto 1242 volte
L'8 novembre 1976 ci lasciava Giorgio Ferrini

L'8 novembre del 1976 ci lasciava Giorgio Ferrini, semplicemente “il capitano”. Giuliano di Trieste, nella quale nasce il 18 agosto 1939, Giorgio inizia a giocare a calcio nella città natia, fra le fila del Ponziana (espressione del quartiere San Giacomo e seconda squadra cittadina, dopo la più blasonata Triestina), per poi giungere alle giovanili del Torino nell'estate 1955. Dopo un triennio fra i giovani granata, ecco il passaggio al Varese, a “farsi le ossa” (come si diceva a quei tempi) in Serie C (1958-'59): le 34 presenze (condite da ben 10 reti) fra le fila dei lombardi gli valgono il richiamo alla base, nell'estate 1959, al Toro reduce dalla prima retrocessione in cadetteria. La prima annata (1959-'60) vede Ferrini sempre presente (dimostrando già tecnica, abnegazione ed un attaccamento alla maglia senza pari), contribuendo attivamente al ritorno dei granata in Serie A. Resterà al Toro fino alla conclusione della carriera, al termine della stagione 1974-'75, disputando l'ultima gara ufficiale col Torino il 22 giugno 1975, difendendo la maglia granata nell'incontro Napoli-Torino 1-0 valido quale sesta (ed ultima) giornata del girone di semifinale di Coppa Italia. Nelle sedici stagioni di militanza col Torino, “il capitano” diventa recordman di presenze in granata, con 566 “gettoni”, con all'attivo 56 reti (42 in campionato, 11 in Coppa Italia e 3 nelle Coppe Europee) e la conquista di due edizioni della Coppa Italia (1967-'68 e 1970-'71), oltre che del titolo di Campione d'Europa 1968 con la Nazionale. Appesi gli scarpini al chiodo, inizia la carriera di allenatore, ovviamente al Torino, in qualità di vice di mister Gigi Radice nella storica stagione 1975-'76, nella quale i granata tornano a conquistare lo scudetto, ventisette anni dopo Superga. Poi, la malattia: non una, ma ben due emorragie cerebrali, con Giorgio che lotta, ma alla fine deve cedere, a soli 37 anni. Di lui resta immutato il ricordo non solo di un grande giocatore, ma anche (se non soprattutto) di un grande uomo, vero “cuore granata”, autentico esempio di quella gente giuliana per nulla incline ad arrendersi, né al piangersi addosso, ma sempre pronta a lottare, fino alla fine. Prendendo in prestito le parole degli Statuto (granatissimo gruppo musicale torinese) potremmo affermare: “Nessuno come lui è stato simbolo di lealtà e onore. Grinta, coraggio e non mollava mai”. Giorgio Ferrini: eterno “capitano dei capitani”.