Simoni, il suo urlo contro il calcio violento

30.09.2010 12:12 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: http://club.quotidiano.net/blog/mister_x
Simoni, il suo urlo contro il calcio violento
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© foto di Federico De Luca

Sto pensando seriamente e con molta amarezza di dare le dimissioni dal calcio. Non è un gran che, ma forse è l'unica cosa che posso fare in questo triste momento per stigmatizare quello che è successo nella civilissima Alessandria. La mia passione per il calcio non ha confini tanto è vero che non ho mai staccato la spina da questo mondo nel quale vivo da ormai 55 anni. Oggi mi diverto (o, meglio, mi divertivo) a fare il direttore tecnico a Gubbio, in C1, dopo che l'anno scorso abbiamo vinto, per la prima volta nella storia del club, i playoff in Seconda divisione. Domenica c'era Alessandria-Gubbio. Noi giochiamo forse meglio, loro vincono. Nel calcio capita spesso. Onore ai vincitori. Tutto fila tranquillo.

Poi succede l'incredibile... Eugenio Lamanna, accompagnato dai suoi dolcissimi e premurosi genitori, che sono tra le persone più educate e rispettose, sono stati barbaramente picchiati. Mi chedo: siamo impazziti? Non si può sorvolare su un episodio del genere perchè è capitato fuori da un campo di serie C. Non esistono persone di serie A e di serie C. Esistono le persone. Questo, evidentemente, è un calcio che non mi appartiene più, forse è un mondo che non mi appartiene più. Mio figlio, che ha 11 anni, era allo stadio con me e con le lacrime agli occhi mio ha chiesto: "Papà, perchè hanno picchiato Eugenio e i suoi genitori?". Già, perchè? Non ho saputo rispondere e mi sono sentito da schifo. Non si può e non si deve restare indifferenti così come certe persone non possono restare impunite, altrimenti questo mondo rischia di non appartenere più neanche ai nostri figli e ai nostri nipoti. Siamo ancora in tempo per fare qualcosa?

Gigi Simoni, direttore tecnico del Gubbio

Sto pensando seriamente e con molta amarezza di dare le dimissioni dal calcio. Non è un gran che, ma forse è l'unica cosa che posso fare in questo triste momento per stigmatizare quello che è successo nella civilissima Alessandria. La mia passione per il calcio non ha confini tanto è vero che non ho mai staccato la spina da questo mondo nel quale vivo da ormai 55 anni. Oggi mi diverto (o, meglio, mi divertivo) a fare il direttore tecnico a Gubbio, in C1, dopo che l'anno scorso abbiamo vinto, per la prima volta nella storia del club, i playoff in Seconda divisione. Domenica c'era Alessandria-Gubbio. Noi giochiamo forse meglio, loro vincono. Nel calcio capita spesso. Onore ai vincitori. Tutto fila tranquillo.

Poi succede l'incredibile... Eugenio Lamanna, accompagnato dai suoi dolcissimi e premurosi genitori, che sono tra le persone più educate e rispettose, sono stati barbaramente picchiati. Mi chedo: siamo impazziti? Non si può sorvolare su un episodio del genere perchè è capitato fuori da un campo di serie C. Non esistono persone di serie A e di serie C. Esistono le persone. Questo, evidentemente, è un calcio che non mi appartiene più, forse è un mondo che non mi appartiene più. Mio figlio, che ha 11 anni, era allo stadio con me e con le lacrime agli occhi mio ha chiesto: "Papà, perchè hanno picchiato Eugenio e i suoi genitori?". Già, perchè? Non ho saputo rispondere e mi sono sentito da schifo. Non si può e non si deve restare indifferenti così come certe persone non possono restare impunite, altrimenti questo mondo rischia di non appartenere più neanche ai nostri figli e ai nostri nipoti. Siamo ancora in tempo per fare qualcosa?

Gigi Simoni, direttore tecnico del Gubbio