ESCLUSIVA TG – Sconcerti: “Il Torino può fare il salto di qualità attraverso tre giocatori, non uno soltanto”

29.12.2019 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Mario Sconcerti
Mario Sconcerti

Mario Sconcerti è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Sconcerti è giornalista, scrittore e commentatore calcistico. Con lui abbiamo fatto il bilancio del 2019 del Torino e ipotizzato cosa serva per il futuro dei granata.

Facendo il bilancio del 2019 del Torino che cosa si può dire?

“Credo che nel complesso abbia fatto un piccolo salto di qualità e che sia entrato in una posizione diversa che meritava se si parla di tutto l’anno. E’ entrato spesso tra il sesto e l’ottavo posto ed è una posizione migliore di quella alla quale era abituato negli anni scorsi”.

Se si parla di questo campionato il bilancio è identico o differente?

“E’ molto vicino, per, quest’anno ci si aspettava dal Torino un salto di qualità che non c’è stato ancora. E’ stato accennato più volte, ma nel momento in cui andava confermato è sempre stato bloccato. Quest’anno mi aspettavo qualche cosa di più dal Torino. Gli è mancato un giocatore come Iago Falque e Verdi sta cominciando adesso veramente a giocare. Qualche problema lo ha avuto, sì non c’è dubbio”.

Da che cosa dipendono i problemi del Torino?

“Da una complessiva mancanza di qualità, da poca qualità. Tant’è vero che gli sono mancati due giocatori di qualità: uno è Iago Falque e l’altro è Verdi. Il resto della squadra è composta da giocatori molto fisici e agonistici, ma con minore qualità, di una qualità media e non altissima”.

La soluzione, quindi, sarebbe intervenire in sede di mercato a gennaio oppure non è il caso o non è del tutto il caso?

“Il Torino ha una sua caratteristica molto forte ed evidente: cercare sempre di aggredire la partita e di metterla sul piano fisico. Se si ha una caratteristica la si deve seguire, mentre se si cerca di cambiare caratteristica si cambia completamente squadra e allora si corre il rischio di peggiorare o anche di migliorare, ma appunto anche quello di peggiorare. Per cui questa è una scelta che deve essere fatta pensandoci molto senza stare dietro alle emozioni o cercando altre cose. Il Torino avendo caratteristiche precise che mostra abbastanza spesso e se si vuole cambiare non è gennaio il periodo giusto perché vanno cambiate molte cose pensando a una squadra completamente diversa”.

Quindi si tratterebbe di un cambiamento da farsi semmai a giugno?

“Sì”.

Mazzarri continua ad essere l’allenatore giusto per il Torino oppure bisogna iniziare a pensare che cambiarlo sia la soluzione migliore?

“Mah, ripeto, nell’attuale stagione ci sono degli sbalzi di rendimento francamente inaspettati. Io ho sempre molta fiducia in Mazzarri perché è un allenatore che prende il meglio dai giocatori, ma, forse, il suo 3-5-2 in questo campionato è somigliato spesso a un 5-3-2, anzi, a un 5-3-1-1 e poche volte Zaza e Belotti hanno giocato insieme. Però, come dicevo, toccare questo Torino, secondo me, non è facile perché c’è il rischio di fare peggio”.

Che cosa si può augurare per il 2020 al Torino?

“Deve fare un salto di qualità, questo gli si può augurare. E può arrivarci attraverso tre giocatori, non uno soltanto. Attraverso un cambio di passo e di mentalità che è comunque rischioso perché il Torino desso ha comunque una sua realtà che è ai limiti della zona europea ed è chiaro che andando avanti così uno di questi anni ci entrerà, magari questo. Il Torino è  sotto le migliori squadre, ma è, forse, la prima tra le seconde e dipende anche da quello che vuole fare la società. Mi rendo conto che dopo due, tre, quattro anni che si sono fatti gli stessi risultati si chiede di più, ma il Torino viene dal basso, non viene dall’alto per cui quello che è stato raggiunto è già una conquista. L’augurio è quello che possa fare un salto di qualità”.

Ha detto che il salto di qualità dipende da tre giocatori, quali?

“Non lo so io, non sta a me indicare nomi, ma servono tre giocatori di qualità”.

Tre giocatori quindi che non fanno parte dell’attuale rosa e allora in quali ruoli devono giocare?

“Secondo me, almeno un paio di centrocampisti e se si vuole fare quel tipo di gioco che caratterizza il Torino servono anche dei giocatori sulle fasce, quindi, qualche cosa in più di De Silvestri e Ola Aina. Ora c’è Ansaldi e la differenza che fa balza agli occhi, ma Ansaldi è un ragazzo un po’ in là con gli anni. Serve spargere per la squadra qualità. Questo Torino, per me, ha poca qualità e sembra quasi che a Mazzarri interessi poco, ma non credo che sia così”.

In difesa non serve qualche giocatore migliore?

“No. Secondo me, no”.

Gli attuali uomini che compongono la difesa vano bene?

“Sì, la difesa è un reparto molto meno importante perché non dipende dai due-tre uomini che ci sono, ma dall’intero gioco per cui non è il singolo difensore che cambia mai la squadra”.

E’ nella zona nevralgica del campo, ossia il centrocampo, che va fatta la differenza?

“Secondo me, sì”.