ESCLUSIVA TG – Pistocchi: “Il Toro è in un momento molto delicato e rischioso: i tifosi sostengano la squadra e chiedano un progetto per il futuro”

13.02.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Maurizio Pistocchi
Maurizio Pistocchi

Maurizio Pistocchi è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Pistocchi è giornalista televisivo e dal 1986 lavora a Mediaset e attualmente fa parte della redazione News Mediaset. Con lui abbiamo parlato della delicata situazione del Torino e della prossima partita con il Milan.

Il Torino ha cambiato allenatore ed è arrivato Longo, però non è bastato per dare la scossa, con la Sampdoria aveva iniziato bene ma ha ceduto nel finale collezionando la quarta sconfitta consecutiva e lunedì affronterà il Milan che nel derby era andato sul 2 a 0 e poi si è fatto rimontare finendo per perdere 4 a 2. Che cosa ne sarà del Torino e che partita sarà tra granata e rossoneri?

“Partiamo da cosa ci si aspetta dal Toro e da cosa soprattutto ci si aspetta dopo 15 anni di presidenza di Cairo. Il miglior risultato raggiunto dal Torino è stato quello dell'anno scorso, sia come piazzamento sia come punti e anche per differenza reti, ergo, probabilmente, la colpa di quello che è successo quest'anno non è tutta di Mazzarri, il quale sicuramente avrà fatto i suoi errori, però in estate questa squadra non è stata sufficientemente rinforzata e si è creata tra l'ambiente del Toro e la squadra una frattura abbastanza evidente altrimenti non sarebbe mai successo che al rientro da una trasferta vittoriosa, quando alla quattordicesima giornata il Toro vinse con il Genoa, fosse accolto con le bombe carta. Può anche aver giocato non benissimo, ma sappiamo bene in queste situazioni vengono fuori quando la squadra non fa risultato Non era quella la situazione. Credo che le problematiche prima di essere riportate il discorso di campo debbano essere riportate al discorso societario. Non esiste una grande squadra senza una grande società alle spalle, non esiste una grande squadra senza una grande tifoseria alle spalle e non esiste una grande squadra senza le strutture alle spalle. Mi sembra che la situazione del Toro dopo 15 anni di gestione Cairo sia sostanzialmente questa: il Filadelfia è rimasto incompiuto; il museo del Toro è fuori Torino ed è gestito da privati, i tifosi; la squadra che ha un potenziale anche dal punto di vista del marketing straordinario perché il Toro non solo simbolicamente, ma anche nell'immaginario collettivo è una delle squadre che hanno fatto la storia del calcio italiano. Ecco mi sembra che Urbano su questo non abbia lavorato in maniera approfondita e sono ormai un po' troppi anni che il Toro viene considerato come il parente povero del calcio torinese, ovviamente la Juventus ha una storia di vittorie e societaria, con la famiglia Agnelli alle spalle, che l'hanno fatta diventare il club più importante del paese, però non è normale che il Toro con la sua storia e il suo blasone sia tanto in basso.
Detto tutto questo, mi risulta che Mazzarri si sia dimesso lasciando 600mila euro quindi facendo un gesto da grande signore e credo che con 48 punti ancora a disposizione l'assunzione di Longo sia stata abbastanza rischiosa. Al di là del populismo molto facile che si fa dicendo “è uno del Toro” e che “ci tiene” qui si tratta di fare un progetto serio sul Torino. E un progetto tecnico sul Torino non può prescindere dalla guida tecnica, come non può prescindere dall'organizzazione societaria per cui deve esserci uno staff che lavori per cercare i giocatori più importanti e penso che sia anche necessario ricostruire un rapporto con il territorio e mi risulta che in questo momento il Toro a livello di settore giovanile conti poco o niente. Quindi, ci sono un sacco di situazioni che alla fine poi si ripercuotono su quello che è il risultato del campo e che lo influenzano. Se si fa la somma di tutte queste negatività ci si deve domandare come abbia fatto il Toro l'anno scorso ad arrivare settimo. Questo è l'interrogativo che ci si deve porre e non cosa possa adesso fare il Toro giocando contro il Milan. Qualsiasi cosa succeda non è in questo momento importante, ma è importante pensare a un progetto Toro che sia finalmente efficace, che sia finalmente orientato a un fine, a una finalità mentre, invece, sembra quasi di vivere alla giornata. Io conosco Cairo da tanti anni è stato il braccio destro di Berlusconi, è stato molto bravo nel tuo lavoro e ha costruito un piccolo impero, però, dal punto di vista calcistico hai impostato una società in modo monocratico nella quale tutto vede e tutto decide e questo mi sembra un grande errore. Io credo che in una società di calcio il presidente dovrebbe decidere pochissimo e che si dovrebbe andare avanti con un progetto molto chiaro, un budget a disposizione e con persone valide nei posti che contano e mi sembra che da questo punto di vista nel Torino siamo indietro un bel po'”.

Ma c'è anche la necessità per il Torino di finire questo campionato senza troppi patemi.

“Si è un discorso normale, ma non credo che se anche fosse rimasto Mazzarri sarebbero peggiorati o cambiati di molto i risultati perché i risultati sono quelli lì che vediamo dall'inizio della stagione: il Toro disputa una buona partita e poi sbaglia quella successiva, il Toro fa un buon primo tempo positivo e poi un secondo brutto, come con la Sampdoria. Questa squadra non è tranquilla, questa squadra non ha continuità. Io ho una grande simpatia per il Toro, ma devo essere sincero e dire che il pubblico non lo ha aiutato perché non ha pazienza. Capisco perfettamente che dopo tanti anni ci sia anche un senso di frustrazione che il tifoso Non ne possa più perché il tifoso va allo stadio, paga gli abbonamenti, paghi biglietti, paga e si sobbarca le trasferte e non vede i risultati che si aspetta, però, il discorso fondamentale che bisogna capire e spiegare alla gente è che tutto parte dalla società. Non c'è nessun club che possa raggiungere risultati se la società non è organizzata, efficiente e se non ha un progetto chiaro. Qualcuno ha visto un progetto chiaro negli ultimi 15 anni nel Toro? Io assolutamente no. Ho visto tutta una serie di allenatori con idee diverse e cambiati uno dopo l'altro. Le ultime parole di Cairo che ricordo su Mazzarri sono state "L'ho voluto io, lo inseguivo da tempo" e allora con un allenatore con queste caratteristiche e se veramente si crede in lui bisogna metterlo in condizione di fare bene e anche difenderlo di fronte alla stampa e all'opinione pubblica. Non è un mistero che dà sempre a Torino ci sia una strana dinamica per cui anche la stampa locale sembra divertirsi a censurare tutto quello che succede in casa del Toro e sembra quasi che sia il naturale contraltare allo strapotere della Juventus, però, un editore importante come Urbano Cairo queste situazioni le deve conoscere, le deve preventivare e le deve possibilmente neutralizzare, con mezzi leciti naturalmente e con l'importanza che può avere uno che dispone di televisioni e mezzi d’informazione. Nessuno vuole niente di più, ma è giusto che sia e bisognerebbe anche pretenderlo. È un discorso un po' complesso e me ne rendo conto e magari i tifosi da subito non lo capiscono perché la squadra gioca male, perde, non li fa divertire e quindi contestano. Certo, benissimo, fanno bene, ma comincino a contestare la società che è quella che fa tutte le scelte. Perché, ripeto, l'allenatore lo sceglie la società, la politica societaria viene identificata da chi dirige. L'allenatore va in campo e cerca di fare e gestire al meglio che può. Insomma a me sinceramente sembra che Mazzarri non meritasse le critiche che ha ricevuto, è una brava persona che conosco da tanti anni e che può essere discutibile dal punto di vista tecnico, io preferisco altre idee di calcio, però è indubbio il fatto che abbia ottenuto sempre ottimi risultati e basta vedere la sua carriera, infatti, ha sempre fatto molto bene, anche quando è stato esonerato all'Inter con la squadra quinta e alla fine Mancini, che lo ha sostituito, ha fatto peggio di lui. Questo per dire che Walter non è uno stupido, anzi, ma è un allenatore che va sostenuto con un progetto all'altezza della situazione. Mi sembra, invece, che il Torino sia stato rinforzato poco e male in estate, e aveva anche l'Europa League da disputare, e a gennaio sia stata una delle pochissime squadre a livello europeo che non ha preso nessuno”.

Adesso ci sarà la partita con il Milan e il Torino non può continuare a perderle tutte, anche perché sta scivolando verso la zona bassa della classifica e altre squadre che si credevano meno attrezzate di lui lo hanno superato. La partita quindi è importante, ma lo è altrettanto per i rossoneri che hanno un andamento altalenante. Lei come la vede?

“Il Milan contro l'Inter ha fatto il miglior primo tempo della stagione e poteva assegnare anche più di due gol, ma è stato anche sfortunato. Poi nel secondo tempo, come spesso succede nel calcio, è girato tutto in 5 minuti e quando s’innesca una negatività di quel tipo è difficile da frenare. Il Milan è sicuramente superiore al Toro dal punto di vista tecnico e, giustamente come hai detto, il Torino deve stare attento alla classifica. Io la scelta che ha fatto Cairo non l'avrei fatta”.

Intende la scelta di affidare la squadra a Moreno Longo?

“Esatto, non l'avrei fatta per un motivo molto preciso perché avrei valutato le difficoltà della situazione e il Torino non si trova in una condizione di classifica che gli consente di accettare qualsiasi tipo di gestione. Il Torino si trova in una posizione di classifica che non è rischiosa, ma può diventarlo e in quanto tale se vuoi fare un progetto per il futuro devi prendere un allenatore che abbia esperienza di questo tipo di situazioni e che sia in grado d’impostare già una linea tecnica anche in chiave futura. Cairo ha fatto un'altra scelta, Longo viene da un'esperienza professionale non felice, infatti, nella stagione scorsa in 16 partite aveva fatto 8 punti ed era stato esonerato. Io gli auguro tutto il bene possibile naturalmente. E gli auguro veramente anche di fare molto bene per i tifosi del Toro, per l'ambiente granata, per quello che rappresenta il Toro nel calcio italiano e personalmente per quello che ha sempre significato anche per me, mio padre mi parlava sempre del Grande Torino che fa parte dei miei ricordi familiari oltre che delle mie prime esperienze giornalistiche. Però, ripeto, mi sembra che Cairo volutamente abbia corso un grande rischio con la scelta di Longo e spero sinceramente di sbagliarmi, ma c'è già un ambiente negativo, la prima partita è andata malissimo e dovesse perdere anche col Milan che cosa succederà alla quinta sconfitta consecutiva? Come la prenderà la gente? Non so fino a che punto il tifoso del Toro sia disponibile ad avere pazienza, se fossi in grado di dire qualche cosa ai tifosi del Toro direi loro di sostenere la squadra dentro lo stadio, non contestate i giocatori, non contestate l'allenatore e sosteneteli perché la situazione è molto più delicata di quello che può sembrare a mio modo di vedere”.

Longo è sostenuto dai tifosi, durante il primo allenamento a porte aperte i giocatori sono tutti stati applauditi e incoraggiati e nella partita con la Sampdoria anche e i fischi sono arrivati solo a fine gara. Il clima non è così ostile.

“Capisco tutto, ma forse il tifoso del Toro in questo momento non si rende conto della delicatezza della situazione. Io ho l'impressione che la squadra abbia paura dei suoi tifosi e che scenda in campo frenata e se le cose stanno così bisogna preoccuparsene seriamente perché non è una cosa bella e se si rompe quel delicato equilibrio mentale tra i giocatori e la tifoseria si rompe tutto. È veramente rischiosissimo, quindi, mi raccomando alla tifoseria di cercare di sostenere la squadra il più possibile e di avere pazienza chiedendo alla presidenza e alla società un progetto chiaro per il futuro”.