ESCLUSIVA TG – oSKAr: “Sono arrabbiato perché il Toro è un po’ dottor Jekyll e un po’ mister Hyde”

18.11.2018 07:00 di Elena Rossin  articolo letto 3717 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA TG – oSKAr: “Sono arrabbiato perché il Toro è un po’ dottor Jekyll e un po’ mister Hyde”

Oscar Giammarinaro è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Giammarinaro è il cantante del gruppo degli “Statuto” ed è grande tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato dei problemi legati alla discontinuità del Torino.

Da tifoso, nei confronti del Toro in questo momento come si sente?

“Sono arrabbiato perché i giocatori hanno dimostrato di poter disputare partite di buon livello, ma poi hanno avuto momenti di smarrimento, di blackout e di superficialità vergognosi. La squadra si è comportata veramente un po' da dottor Jekyll e un po' da mister Hyde. Un tale atteggiamento proprio non è ammissibile e non si sa a chi dare la colpa. I giocatori non possono sempre essere al top, ma non possono neppure alternare prestazioni così differenti”.

Si è dato una spiegazione sul fatto che nel giro di una settimana i giocatori passino da prestazioni positive ad altre negative?

“Magari sapessi la spiegazione, ma ovviamente non la so. È difficile darsi una spiegazione, però, sicuramente non è una questione legata a fattori fisici o alla condizione atletica, anche perché non possono essere tutti in forma o non esserlo nessuno, quindi, è una questione che arriva dalla testa. La testa dei giocatori evidentemente funziona a momenti. Quando sono discontinui vuol dire che se ne fregano? Non voglio neanche pensarlo. Sono troppo preoccupati? Mah! E per cosa? Non c'è una spiegazione, però, una soluzione ci deve essere non so neppure a chi ci si possa rivolgere per trovarla. Credo che Mazzarri prepari bene le partite perché non è di quegli allenatori che lasciano le cose al caso o che la mette solo sulla psicologia o sul temperamento poiché è piuttosto scientifico e preparato nel suo lavoro. Quindi non so proprio chi potrebbe intervenire per far sì che questi ragazzi diventino continui sotto il profilo del rendimento”.

Lei fa parte di quei tifosi che ritengono che Zaza e Soriano, ma anche Belotti, debbano fare di più?

“Sì, ma si tratta di una considerazione oggettiva. Soriano ha giocato poco e praticamente non lo conosciamo. Zaza in campo c'è andato un po' di più, ma anche lui non hai giocato così tanto e quando lo ha fatto non è andato particolarmente bene, anche se un gol e per di più decisivo lo ha fatto nella partita con il Chievo. Tra l'altro sono giocatori, per quello che è dato sapere, che ha voluto il mister, quindi, credo che sappia come impiegarli e che abbia bene in testa che cosa vuole fare con loro. Sicuramente devono diventare più importanti di quanto non lo siano stati finora.
Per quel che riguarda Belotti, ho sempre sperato che tornasse ad essere quello di due anni fa. Nonostante tutto rispetto alle prime giornate è migliorato e ha avuto il suo exploit contro la Sampdoria. Penso che abbia tutte le qualità e i numeri per poter essere di nuovo determinante e tornare ad essere quel campione che avevamo conosciuto due anni fa. Sono fiducioso. I suoi gol sono fondamentali per far sì che la squadra possa fare punti e abbiamo visto che senza i suoi gol non si va da nessuna parte, però, nell'ultima partita con il Parma lo smarrimento è stato di tutta la squadra e, quindi, giocando in un tale contesto non ne può essere indenne”.

Anche le amnesie a livello difensivo hanno influito sui risultati di queste prime dodici partite. Eppure la difesa sembra il reparto che dà più certezze, lo crede anche lei?

“La difesa è un buon reparto, ma quando questi giocatori commettono delle amnesie lo si vede in modo più evidente perché si traducono subito il gol subiti e, quindi, risultano più gravi. In attacco se non si fanno gol, anche commettendo errori macroscopici solo visti in maniera diversa rispetto alla errore che permette agli avversari disegnare. Gol non fatto errore grave, gol subito errore gravissimo. In realtà i momenti di defaillance ci sono in tutti i reparti, ma alle volte quelli in difesa sono ridicoli assimilabili alle cosiddette papere dei portieri, come l'errore commesso da Izzo e N'Koulou nella gara con il Parma”.

Il Torino è comunque nono in classifica dopo dodici giornate, è fiducioso oppure teme che la squadra continuerà ad avere un andamento altalenante?

“Tutti teniamo che la squadra possa continuare ad avere un andamento altalenante, ma speriamo che non sia così. Il problema è che a questo punto della stagione un po' i livelli e la qualità delle squadre si sono già abbastanza delineati e sappiamo che ci sono due momenti cruciali in ogni campionato quello della fine del girone d'andata e poi quello primaverile quando c'è da fare lo sprint finale e se non si arriva in quei momenti in una buona posizione di classifica è difficile in seguito recuperare posizioni. Continuo a pensare che questa squadra abbia un problema a livello mentale”.

Ma, a suo parere, da adesso alla fine del girone d’andata la situazione è risolvibile oppure già a febbraio si saprà che la squadra non andrà oltre il centro classifica?

“Non ci voglio neanche pensare a una tale evenienza, ma allo stesso tempo sono spiazzato, come tanti altri tifosi sicuramente, perché ho visto fare a questa squadra delle belle cose e pur tra alti e bassi c'è sempre stato un miglioramento tra una partita e l'altra o in certi frangenti di partite, ma nell'ultima dall'inizio alla fine nulla è stato fatto come si doveva e questo mi ha proprio demoralizzato. Si era arrivati a giocare bene con la Sampdoria e ad avere un'identità di squadra e una personalità e poi una settimana dopo è stata fatta una partita stucchevole e allora mi chiedo come ti fanno a raggiungere gli obiettivi. Sono piuttosto preoccupato. Se i giocatori sono scarsi più di tanto non possono fare e. quindi, non si può far altro che affidarsi all'impegno, però non è questo il caso perché i giocatori di qualità ci sono non ovviamente per andare in Champions League, ma neppure per rimanere a vivacchiare a centro classifica. L'ambizione per andare in Europa League ci può essere, ma per raggiungere questo obiettivo ci vuole continuità”.

Crede che alla squadra manchi la mentalità vincente?

“Non siamo abituati a vincere e se non lo si è diventa difficile avere questo tipo di mentalità soprattutto perché noi da anni non vinciamo, quindi, abbiamo perso l'abitudine. L'ultimo Toro vincente che io ricordo è stato quello dell'Europa League e in parte quello della stagione precedente con Cerci e Immobile, ma se devo pensare proprio a un Toro vincente dell'era Cairo allora dico quello della prima stagione, era una squadra che quando non ne aveva più riusciva comunque a trovare una soluzione, magari anche sfruttando la fortuna e in questi casi la fortuna arriva perché si ha la mentalità, la consapevolezza che ce la si può fare. È vero che in quell'anno giocavamo in serie B, però, c'era la mentalità giusta che ci ha fatto tornare in Serie A. La mentalità vincente si acquisisce vincendo perché questo permette di avere sicurezza e fiducia nei propri mezzi”.

Eppure nel Torino ci sono tanti giocatori che dovrebbero essere ambiziosi a iniziare da Belotti, anche in chiave Nazionale, e con lui i vari Zaza, Soriano e Baselli, senza dimenticare Sirigu e Falque o giovani emergenti come Parigini ed Edera. Tutti dovrebbero aspirare a dare sempre il massimo ed essere sempre attenti, ma poi sul campo non sembra che ci sia tutta questa ambizione.

“L'ambizione fa parte del genere umano e se una persona non lo è sembra già un po' strano, ma non credo che questi giocatori non siano ambiziosi. Non faccio riferimento al rispetto della maglia o ai colori perché oramai in generale nel calcio moderno queste cose non esistono più, quindi, lascio stare la mentalità da Toro o il tremendismo granata e non faccio operazioni amarcord o paragoni con il passato, però, a livello professionale è giusto che i calciatori diano sempre il meglio e il massimo per raggiungere risultati non soltanto personali, ma, soprattutto, vincenti per la squadra che poi danno anche a loro lustro e pregio e di conseguenza aumenta il valore che hanno sul mercato. Non posso pensare che i giocatori del Torino non siano ambiziosi o seri professionisti. Credo che il problema sia a mentale perché non si tratta di mancanza di voglia, sarebbe impensabile per le cifre che guadagnano i calciatori non avere voglia di scendere in campo ... allora chi lavora in cantiere che cosa dovrebbe fare? Ci deve essere qualche problema di approccio alla partita, non lo so un qualche cosa che causa queste brutte prestazioni o comunque che porta a momenti "deliranti" all'interno di una partita in cui hanno fatto bene. Queste situazioni devono essere risolte e deve farlo Mazzarri perché è lui la persona preposta a questo, ma il mister non è un mago che può risolvere tutto con la bacchetta magica e non può entrare nella testa dei giocatori. Io sui black-out dei giocatori non posso esprimermi e penso che siano in pochi a poterlo fare, quindi, spero che questi pochi quanto prima capiscano qual è il problema e lo risolvano”.

Anche perché o si mette adesso fieno in cascina oppure c'è il rischio che sia poi troppo tardi.

“Esatto, più avanti sarebbe troppo tardi perché poi mancherebbero punti in quella partita e in quell'altra, una volta perché l'arbitro non utilizza il Var, altre volte perché si commettono errori in difesa e per palloni persi stupidamente si finisce per lasciare per strada due punti e alla fine sommando tutto non si è raggiunto ciò che si poteva. Se a metà campionato sì sono già persi troppi punti è inevitabile che poi non ci siano più ambizioni e si finisca per galleggiare in attesa che finisca la stagione. Questa sarebbe una punizione nei confronti dei tifosi che non meritiamo assolutamente. Noi uno scenario di questo genere lo partiremmo tantissimo, magari i giocatori di meno. Finire già il campionato in inverno non è una bella cosa e quest'anno bisogna andare avanti ad avere delle ambizioni fino alle ultime giornate, poi, magari in Europa League non ci andiamo lo stesso, però ripeto, dobbiamo lottare fino alla fine”.

Cambiando argomento e parlando di lei e degli Statuto, siete impegnati in tournée con canzoni legate al calcio. Di che cosa si tratta esattamente?

“Sì, stiamo facendo lo Statuto "Football Tour". È uno spettacolo dedicato esclusivamente alle canzoni sul calcio. Noi come gruppo abbiamo fatto parecchie canzoni sul calcio e, quindi, la metà sono nostre: con una parte dedicata al Toro, ai giocatori granata, Pulici e Ferrini, e al Grande Torino e poi un'altra parte con canzoni che non attengono al Toro e ai sui giocatori, ma che riguardano il calcio di una volta, come "Controcalcio" con il testo scritto da Enrico Ruggeri. L'altra metà dello spettacolo è dedicata a cover sulle canzoni più famose della musica leggera italiana ovviamente sempre dedicate al calcio e ri-arrangiate, come "La leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori, "Una vita da mediano " di Ligabue, l'inno dei Mondiali del '90 di Edoardo Bennato e di Gianna Nannini, "Il gol" sigla di una "Domenica Sportiva" cantata da Bennato. Facciamo, molto gradite dal pubblico, le sigle storiche dei programmi sportivi più conosciuti degli anni '60, '70 e '80 e alcune ancora attuali "90° Minuto", "Tutto il calcio minuto per minuto", "Domenica Sprint", "Gol Flash", tutte canzoni molto popolari che cerchiamo di proporre nella maniera più fedele possibile all'originale”.

Avete in previsione l’uscita di un nuovo disco?

“Per il momento no, ci stiamo dedicando allo spettacolo "Football Tour" che è molto particolare ed originale e ci sta dando grandi soddisfazioni e lo faremo fino a maggio, come se anche noi stessimo disputando il campionato e poi in estate vedremo che cosa faremo”.