ESCLUSIVA TG – Maspero: “Con il 3-5-2 al Torino serve un altro attaccante come Belotti”

24.06.2018 07:00 di Elena Rossin  articolo letto 4535 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Marcello Casarotti/TuttoLegaPro.com
ESCLUSIVA TG – Maspero: “Con il 3-5-2 al Torino serve un altro attaccante come Belotti”

Riccardo Maspero è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Maspero ha indossato la maglia granata dal 2000 al 2003 e attualmente è un allenatore. Con lui abbiamo analizzato cosa servirebbe al Torino per essere competitivo in attacco.

Il Torino nella prossima stagione avrà come modulo base il 3-5-2, nel caso dovesse essere ceduto Ljajic la squadra s’indebolirebbe oppure no?

“Con il 3-5-2, per me, Ljajic non può giocare, potrebbe fare la seconda punta, ma magari Mazzarri vuole due vere punte, due uomini d’area, due che facciano gol e allora il serbo non rientrerebbe nel sistema di gioco poiché è un trequartista o un esterno. Si può comprendere che Mazzarri con il 3-5-2 possa fare a meno di Ljajic perché avendo cinque centrocampisti ha già chi supporta e rifornisce le due punte che devono essere giocatori con determinate caratteristiche e tanto per fare un esempio una coppia di attaccanti che segnino come Belotti e Immobile. E’ evidente che un giocatore che è discontinuo e che non è un attaccante di ruolo non sia il giocatore più adatto, meglio uno che corrisponda all’idea di gioco dell’allenatore”.

Quali caratteristiche dovrebbe avere la spalla ideale di Belotti?

“Io sono dell’idea che quando si hanno due attaccanti che hanno il fiuto del gol, senza dare loro troppi vincoli perché si gestiscono da soli, si riesce a dare a entrambi la possibilità di esprimersi nel miglior modo possibile. Ma se ci si fa dei problemi sulla prima, sulla seconda punta perché uno deve correre e fare movimento e allora l’altro si sente in dovere di stare fermo poiché è l’uomo d’area si finisce per avere vincoli che condizionano l’agire dei due attaccanti. Si possono avere anche due attaccanti con le stesse caratteristiche in campo, ma ambedue devono ricercare lo spazio perché da dietro sicuramente centrocampisti e difensori portano su palle giocabili in modo che le due punte le sfruttino nel miglior modo possibile”.

In quest’ottica anche giocatori come Falque, Niang, Edera e Berenguer diventa difficile collocarli.

“Sì, se l’idea di gioco è questa perché sono giocatori da 4-2-3-1 o da 4-3-3”.

Trasformare un attaccante da trequartista o da esterno in seconda punta o comunque più da centrale è molto difficile o, se c’è la disponibilità del giocatore, è fattibile?

“Non ci deve essere solo la disponibilità del giocatore, comunque fondamentale, ma serve anche un allenatore che capisca la situazione e che dia il tempo materiale per far sì che avvenga la “trasformazione”, la società che non si innervosisca se non arrivano i gol e le vittorie e non ultimi i tifosi devono avere pazienza. Tutte le componendi devono concorrere a questo tipo d’obiettivo e avere pazienza.
Se il Torino vuole iniziare la stagione partendo subito bene perché vuole conquistare questa benedetta Europa allora non c’è il tempo per esperimenti che portino a capire se un giocatore può oppure no adattarsi a un ruolo un po’ differente e servono idee chiare. Se Mazzarri punta al 3-5-2 allora servono due attaccanti, due centrocampisti esterni e due interni d’inserimento. Nel girone di ritorno dell’anno scorso molto probabilmente Mazzarri ha capito che gli esperimenti che ha fatto non hanno portato a ciò che voleva e alla fine il tempo non è stato sfruttato per raggiungere l’obiettivo da tutti desiderato, quindi, adesso ha bisogno di giocatori adatti e funzionali al suo sistema di gioco”.

Basterebbe il ritiro e la preparazione estiva per “trasformare” un giocatore?

“Potrebbe bastare, ma se alla fine l’esperimento provato non riuscisse con il mercato che quest’estate chiuderà il diciassette agosto che cosa si farebbe? Non ci sarebbe più il tempo per correre ai ripari acquistando qualche altro giocatore. Credo che Mazzarri quest’anno non abbia tempo da perdere o da investire in esperimenti, era arrivato al Torino e aveva fatto subito discretamente bene poi, però, c’è stato un calo e sul finire un po’ di ripresa, ma adesso bisogna ripartite bene e per farlo ci vogliono certezze. I giocatori di “mezzo ruolo”, non essendo né prime e né seconde punte ma forse nemmeno del tutto esterni o trequartisti, finiscono per servire a poco o a niente. Un allenatore deve partire con delle certezze e poi può avere anche qualche giocatore da “modificare”, ma solo, come dicevo, se ha delle certezze altrimenti si ha un rebus difficile da risolvere. Non dico che durante la stagione lavorando non si scopra che qualche giocatore possa fare la prima o la seconda punta anche se all’inizio non lo si pensava e, quindi, possa tornare utile, ma questo diventa un valore aggiunto se si hanno già delle certezze”.

Al Torino sono stati accostati molti attaccanti, a parte Zaza che lo stesso Cairo ha detto che difficilmente arriverà e che costa caro …

“Io Zaza lo prenderei, non so per l’aspetto economico, ma, secondo me, è se il Torino davanti avesse Zaza e Belotti sarebbe un bell’attacco”.

Il Ct Mancini, che non utilizza però il 3-5-2, nelle tre amichevoli disputate non li ha mai utilizzati insieme, ma sempre in alternativa anche con Balotelli, forse non sono facili da supportare per il resto della squadra?

“La Nazionale gioca con il 4-3-3 ed è difficile schierarli insieme perché in campo va una sola punta centrale e servono due esterni. Uno dei problemi che potrà avere Mancini sarà proprio gli esterni se giocatori come Insigne ed El Shaarawy non faranno la differenza rientrando in fase difensiva e poi non essendo uomini d’area una volta arrivati lì possono sbagliare il tiro in porta perché non sono abbastanza lucidi. Il 4-3-3 non mi entusiasma ed è per questo che preferisco un modulo che preveda due punte che facciano gol e, secondo me, con Belotti e Zaza il Toro sarebbe micidiale”.

Zaza a parte, per il Torino giocatori come Defrel, Nestorovski, Falcinelli o La Gumina sarebbero adatti?

“Sì, magari La Gumina è più una scommessa perché ha giocato in serie B facendo discretamente bene con il Palermo, ma nel Torino non sarebbe semplice tenuto conto che l’obiettivo è l’Europa poiché il livello sarebbe molto più alto”.

La spalla ideale per Belotti è un giocatore d’esperienza con alle spalle campionati nei quali è già andato in doppia cifra?

“Certamente. Nel 3-5-2 la prima punta deve fare non meno di quindici gol e la seconda dieci in modo da avere una base di venticinque gol e poi gli interni di centrocampo ne devono fare sei-sette a testa, un paio anche gli esterni e due o tre toccano ai difensori su palla inattiva questo per riuscire a centrare l’obiettivo e lo dicono i numeri perché senza reti non si va da nessuna parte. La squadra va costruita pensando a chi fa i gol e una quarantina almeno devono arrivare dalle punte e dagli interni di centrocampo. Nel caso di Belotti e La Gumina, il primo può farne, e mi tengo stretto, quindici, ma il secondo quanti ne realizzerà? Magari altrettanti se “esplodesse” in serie A, ma se così non fosse? Non si raggiungerebbe l’Europa perché non sono stati fatti abbastanza gol e conterebbe poco che si è comunque magari giocato bene”.

Cambiando argomento e parlando di lei, ha ricevuto proposte per tornare ad allenare?

“Le sto aspettando, purtroppo dopo l’esonero a Mantova non mi sono stati presentati progetti interessanti. Aspetto quindi perché penso che quello che ho proposto finora sia un calcio diverso, particolare, divertente ed efficace, ma tante volte si ha paura di esporsi troppo a livello offensivo, ma poi ci si lamenta perché il calcio è brutto. Io dico che se volgiamo che il calcio migliori, che i nostri giocatori diventino importanti bisogna dare fiducia a chi propone un calcio propositivo e di conseguenza aspetto una chiamata da chi abbia idee come le mie”.