ESCLUSIVA TG – Jacobelli: “Al Torino manca la personalità per diventare una grande squadra. Da 19 stagioni ci si illude che la musica sia cambiata, ma non è così”

01.01.2024 11:30 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Xavier Jacobelli
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Xavier Jacobelli

Xavier Jacobelli è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Jacobelli è un giornalista ed è editorialista dei quotidiani del gruppo Amodei “Corriere dello Sport-Stadio” e “Tuttosport”. Con lui abbiamo parlato del Torino e della difficoltà che ha la squadra granata ad avanzare oltre la metà classifica.

Facendo il bilancio a una giornata dalla fine del girone d’andata, il Torino ha sei vittorie e altrettanti pareggi e sconfitte ed è perfettamente a metà classifica, ma quando sembra sul punto di poter andare un po’ più avanti non riesce e lo si è visto sia con l’Udinese sia con la Fiorentina, ma anche in precedenza. Ma cosa manca o non va in questa squadra?
“Manca la personalità al Torino che serve a diventare una grande squadra. E i numeri confermano che si tratta ancora una volta, purtroppo, di una grigia mediocrità, neanche aurea mediocrità, perché, come suole dirsi citando un antico adagio, arriva a trenta e gli manca sempre qualche cosa per fare trentuno. Lo abbiamo visto anche in occasione della partita di Firenze, che peraltro l’aveva iniziata molto bene, però imprecisioni e soprattutto la mancanza di personalità gli ha impedito di continuare fino al termine della gara. Se dopo diciotto partite si perdono incontri quando alla vigilia avevi detto che si sarebbe giocato per vincere allora difetti di personalità, anche se contro una squadra certamente brillante com’è la Fiorentina, che ha vissuto un 2023 da record per i gol segnati e per essere approdata alle finali di Conference e di Coppa Italia seppure poi le ha perse, però per perdere una finale bisogna arrivarci e la Fiorentina ci è arrivata. Tornando alla gara con il Torino, la Viola è stata cinica e ha giocato e colto la vittoria da grande squadra, mentre il Torino non lo è ancora ed è un vero peccato perché siamo arrivati alla diciannovesima stagione  della gestione Cairo e non funziona. Non va bene perché soprattutto deprime la tifoseria granata piochè ogni anno ci si illude che la musica sia cambiata, ma la musica non cambia”.

A questo punto l’unica soluzione è intervenire con il mercato, visto che domani apre, oppure è una squadra talmente sopravvalutata in alcuni elementi chiave che sarebbe inutile?
“Il mercato di gennaio è particolare, infatti viene detto di riparazione perché di solito non si registrano colpi eclatanti, ma soprattutto a muoversi sono i club che sono particolarmente in difficoltà a partire da quelli delle squadre che lottano per la salvezza. Il Torino non lotta per la salvezza perché è appunto in questa posizione di classifica che da un lato è di tranquillità rispetto alla zona calda del campionato e dall’altro però tarpa le ali alle sue ambizioni europee poiché è decimo con 24 punti. La sensazione è che riconosciuto il fatto che in estate, vivaddio, per la prima volta ha speso e Buongiorno ha resistito all’offerta dell’Atalanta, perché se il giocatore fosse stato d’accordo il Torino lo avrebbe ceduto, però da osservatori esterni si ricava è che ci sia un buon impianto di base, quello che Juric ha dato, ma dai giocatori più importanti e rappresentativi ci si aspetta un apporto e un contributo decisamente superiore. Non puoi vivere sulle prodezze dei singoli e soprattutto non puoi stare in altalena. Il Torino vince una partita e alimenta le illusioni che nella gara successiva vengono sistematicamente frustate: questo è il punto perché allora si è avviati a vivere un’altra stagione di piccolo-medio cabotaggio. Il 4 dicembre scorso il Torino aveva rifilato tre gol all’Atalanta  ed era stata una vittoria che aveva alimentato grandi illusioni, poi è andato a Frosinone e ha pareggiato 0 a 0, ha vinto in casa con l’Empoli 1-0, ha pareggiato con l’Udinese fortunosamente  in extremis 1 a 1 (cross di Ilic finito in porta, ndr) ed è andato a Firenze e ha perso. Non puoi andare avanti su questa strada se coltivi ambizioni europee in un campionato che per quanto concerne la rincorsa a un posto in Champions, in Europa e in Conference League sarà equilibrato fino alla fine. E’ il Toro che deve cambiare marcia e se questo cambio di marcia rende necessario l’intervento sul mercato che sia mirato. Soprattutto quando si dà un’occhiata ai gol fatti il problema è l’attacco: 15 gol in 18 partite sono veramente troppo pochi, da terra di nessuno e non da chi ambisce a un posto in Europa. I tifosi sicuramente non si divertono e una doccia calda e una fredda non sono il massimo della vita e se si guarda al numero dei gol che segnano le altre squadre che vogliono un posto in Europa è lampante il divario con l’Inter che ne ha fatti 42, la Juventus 27, il Milan 32, la Fiorentina 27, il Bologna 21, l’Atalanta 29, la Roma 30, il Napoli 28 e la Lazio 21. Quindi è chiaro che sia necessario sfruttare il mercato invernale se c’è un’occasione importante, ma soprattutto il problema che Juric deve risolvere è l’attacco perché 15 reti in 18 partite sono troppo poche”.

L’arrivo di Zapata un’altra illusione? Visto che c’era già Sanabria che nella seconda metà del campionato precedente aveva fatto un buon numero di gol. Manca un rifinitore?
“E’ mancato finora un gioco che valorizzi un giocatore come Zapata, che è il secondo miglior marcatore i Serie A nella storia dell’Atalanta e che i gol li sa fare eccome perché ne ha segnati 82 in 191 presenze a Bergamo, e nel Toro sinora ha fatto 4 gol in 16 presenze. Quindi non è certamente Zapata il problema, ma il gioco: devi avere un gioco di qualità che metta Zapata in grado di esprimersi al meglio. Il Torino ha un centravanti di questo valore, ma se non lo mette nella condizione di esprimere al meglio le sue qualità anche lui soffre”.

Alla fine forse si è sopravvalutato Vlasic e magari Ilic e Ricci non hanno ancora la forza per dare il supporto necessario e sufficiente e dalle fasce, a parte Bellanova nelle ultimo periodo, sono arrivati pochi cross precisi?
“Esatto, ben detto, perché quando si ha un centravanti dalle caratteristiche atletiche e fisiche di Zapata dalle fasce devono arrivare molti più traversoni che possono sfruttarne le caratteristiche. Invece al Torino accade che di palloni giocabili ne arrivano pochi per Zapata. Ed è quello che ha detto Juric dopo la sconfitta di Firenze: “Tutti noi vogliamo fare qualche cosa in più, vincere questo tipo di partite per alzare la nostra asticella, ma non ci stiamo riuscendo”. Questo è il problema ed è il compito che attende l’allenatore nelle restanti 20 partite. Ed è questa la vera sfida nel 2024: trasformare questa squadra in modo che abbia personalità e una mentalità tale da spingerla a battersi per entrare il Europa. Il punto dirimente a fine stagione sarà questo: il Toro sarà oppure no entrato in Europa”.

Al momento attuale però non sembra possibile.
“Allo stato attuale la classifica dice assolutamente di no, però alla ripresa delle coppe europee ci saranno sette squadre impegnate nelle tre competizioni della Uefa e molte cose possono succedere quando si hanno 20 partite a disposizione, 60 punti, e non essendo alla fine del campionato nulla è definitivamente compromesso. Però è chiaro che, ricordando che nel bilancio del 2023 va messa anche la cocente eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Frosinone, la squadra deve cambiare marcia. Alla ripresa del campionato ci sarà un avversario come il Napoli il 7 gennaio e dopo il Torino giocherà a Genova e Cagliari, trasferte toste, con la Salernitana in casa, col Sassuolo a Reggio Emilia, per arrivare fino al 10 febbraio, e saranno queste prime partite del 2024 a dirci se il Toro sarà capace di fare questo salto di qualità”.

Però queste partite rischiano di far ritardare gli interventi in sede di mercato nella speranza di vedere se la squadra svolta e c’è il rischio di ritrovarsi a fine mercato senza aver la possibilità di prendere i rinforzi che occorrono.
“L’osservazione è pertinente. Credo che questa squadra abbia bisogno di essere rafforzata a cominciare dall’attacco, come detto 15 gol sono pochi, dopodiché presumo che Juric abbia in testa cosa fare. Quando si segna meno di un gol a partita è proprio qui il problema: la scarsa prolificità”.

Rinforzare la squadra in attacco vuole dire prendere una quarta punta oppure un rifinitore?
“Trovare un attaccante che costi poco e segni molto è difficile  in particolare a gennaio perché chi ha buoni attaccanti se li tiene stretti. Però la questione è il gioco perché se non si mette in condizione Zapata di sfruttare le sue caratteristiche perché gli arrivano pochi palloni, come gli è accaduto con la Fiorentina, è chiaro che fare gol è difficile. Adesso vedremo i correttivi che Juric apporterà al gioco del Toro” .