ESCLUSIVA TG – Ferretti: “Il danno per il Torino colpito dal Covid? Dipende dalla situazione dei singoli giocatori”

26.02.2021 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Ferretto Ferretti
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Ferretto Ferretti

Il professor Ferretto Ferretti è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Ferretti è un preparatore atletico, docente presso il settore tecnico FIGC di Coverciano e titolare del master in preparazione fisica presso l’Università Cattolica di Milano. Con lui abbiamo parlato delle problematiche del Torino a causa della positività al Covid di sette giocatori visto che il campionato è in corso e i granata sono in lotta per la salvezza.

Buongiorno professor Ferretti, il Torino da tre giorni ha dovuto interrompere gli allenamenti a causa di più positivi al Covid, 7 giocatori e 2 membri dello staff, questa sera non disputerà la partita con il Sassuolo e non si sa se potrà giocare martedì con la Lazio. Con il campionato in corso questo quanto danneggia la squadra granata che sta cercando di risalire la classifica per allontanarsi dai posti che portano a retrocedere?

“Guardando la realtà dei fatti, purtroppo, queste sono cose che non si può fare niente per evitarle, ma è chiaro che se ci sono anche giocatori sintomatici la situazione è più complicata. Questi giocatori definiamoli, sebbene non sia il termine corretto, “influenzati”, lo dico perché se anche avessero solo una normalissima influenza con febbre non starebbero bene per qualche giorno e avendo un virus non si potrebbero allenare comunque, quindi, i calciatori che sono sintomatici si devono curare e la loro condizione fisica passa in secondo piano. Per quelli che, invece, sono asintomatici è probabile che lo staff di Nicola e lo stesso mister facciano in modo che non azzerino completamente la condizione fisica, ancor di più per quelli che sono negativi. Diciamo un po’ com’è successo durante il lockdown del marzo scorso. Va da sé che tra allenarsi come si deve e fare qual cosina è ovvio che il “qual cosina” sia fatto per evitare di non fare niente, però, può non essere sufficiente a mantenere una condizione fisica buona. Tutto questo rientra nell’atipica tipologia di parte dello scorso e di questo campionato che stiamo vivendo e non solo perché non c’è il pubblico negli stadi, ma anche perché all’inizio della stagione c’è stata una programmazione che non era quella consueta con delle interruzioni, magari non come in questo caso che c’è un focolaio ma con uno o due giocatori per squadra che hanno dovuto fermarsi per un po’ di tempo. Per fare un esempio, com’è successo al Milan quando Ibrahimovic ha avuto il Covid. Certo è che se in contemporanea ci sono sette giocatori positivi quando si gioca le scelte dell’allenatore diventano quasi obbligate e un po’ di difficoltà in più c’è. Speriamo che per i singoli giocatori del Torino questo sia limitato per quel che riguarda la salute a pochissimi giorni e per il resto c’è la quarantena obbligatoria in modo da non far entrare in contatto chi è contagioso con chi è negativo e che gli altri si possano allenare in modo da mantenere viva il più possibile la condizione fisica. E’ chiaro che se un giocatore sta male dieci o più giorni è un po’ come se fosse infortunato per cui possiamo dire che servono i miracoli”.

Sanabria, ad esempio, è dovuto stare in quarantena 21 giorni. C’è quindi per il Torino il rischio di non avere a disposizione uno o più giocatori per parecchio con ripercussioni sulle formazioni per più partite.

“Purtroppo questo è il problema per tutti quelli che non si allenano, anche nel periodo estivo i calciatori non si allenano ed è ovvio che la condizione fisica tende a calare proprio perché l’allenamento è l’unica soluzione per mantenere oltre che per raggiungere la condizione, altrimenti non ci sarebbe motivo di allenarsi tutti i giorni modulando i carichi. Solo con la quotidianità e l’allenamento costante si mantiene, dopo averla raggiunta, la condizione. Se ci si ferma per qualunque motivo, la condizione ne risente tanto più se poi il motivo è causato da una malattia organica e quindi c’è anche tutto quello che può portare di conseguenza un virus. Pure nel caso di un infortunio che non permette di muoversi come, ad esempio, stirarsi i flessori, che comporta per i primi dieci giorni al massimo fare un po’ di nuoto, il calo della condizione ovviamente c’è. Il Covid ha creato, purtroppo, il famoso imprevisto che non è gestibile. Certo è che se un calciatore è positivo, ma totalmente asintomatico non si allenerà con i compagni, ma può correre sul tapis roulant a casa non potendo uscire e svolgere tutti i lavori di muscolazione per mantenersi attivo o quantomeno per ridurre il calo della condizione fisica e prima può tornare ad allenarsi normalmente prima recupera anche la condizione standard. Già avere uno o due giocatori indisponibili non è una bella cosa, ma averne sette su una rosa di 25 è complicato e lo è ancora di più se dei sette ce ne sono di titolari o titolarissimi. Non c’è una cura codificata come nel caso degli infortuni dove se si è poi anche bravi durante la riabilitazione si può un po’ accelerare il rientro, nel caso del Covid si deve seguire alla lettera il protocollo e c’è da fare la quarantena”.

Quando poi i giocatori sono negativi e possono tornare ad allenarsi normalmente il ritrovare la condizione ottimale dipende dalla tipologia fisica, più o meno muscolosi, o anche da altro?

“Io farei questo ragionamento: prima di tutto bisogna vedere quali sono state le conseguenze della positività. Nel caso degli asintomatici, non si sono debilitati più di tanto e, se sono riusciti ad allenarsi un po’ mantenendo in parte la condizione, rientrando ai primi di marzo e con la pausa del campionato per gli impegni della Nazionale nel fine settimana del 27-28 siamo nella condizione di dover preparare la fase finale del campionato (terminerà il 23 maggio, ndr), gli ultimi due mesi circa. Dico siamo perché m’immedesimo visto che ho lavorato nel Torino. Il periodo da preparare è quindi breve e anche il concetto di allenamento non è come se si fosse a novembre. Dopo la pausa per la Nazionale rimangono dieci partite e con eventuali turni infrasettimanali i momenti per allenarsi si riducono rispetto al numero di partite e quindi non c’è neppure questa grande necessità di fare una programmazione specifica che duri a lungo. Ciò che ho appena detto vale per i giocatori che hanno rallentato il loro allenamento, diverso per chi è stato fermato a causa del Covid e in questi casi per ognuno si deve fare una valutazione individuale”.

Concludendo, che cosa si deve augurare al Torino e a Nicola?

“Mi permetto di dire che se ci fossero stati sette giocatori vittime di stiramenti quindi con infortuni muscolari si poteva dire “porca miseria” che cosa abbiamo sbagliato, ma in questa circostanza c’è poco da fare. Bisogna cercare di fare di necessità virtù, non si può fare molto e sperare che la maggior parte dei giocatori siano asintomatici e che si negativizzino al più presto trattandosi di una problematica che non è stata causata da una programmazione sbagliata che ha favorito l’insorgere dell’infortunio e nemmeno si può dire di sperare di avere il medico bravo perché c’è un protocollo da applicare a prescindere. Quarantena, tamponi fino a quando i giocatori non diventano negativi: è una procedura standardizzata. Non ci si deve rammaricare né per aver sbagliato qualche cosa né tanto meno sperare che lo staff sanitario o quello tecnico sia bravissimo poiché non dipende da loro, ma dal protocollo. Speriamo che il virus non dia più di tanto fastidio al singolo giocatore e che altri non diventino positivi.
Il Torino ha un grande allenatore, quella di Davide Nicola, secondo me, è stata una scelta azzeccatissima da parte della società, senza nulla togliere a chi c’era prima, non solo nell’immediato ma in assoluto. Nicola, come ho detto, è un grande allenatore, una persona che conosco molto bene e che, come tanti altri allenatori, ha fatto il corso con me a Coverciano, e sono molto contento che sia andato in una squadra di cui è anche tifoso. Lui riesce ad avere un rapporto con la squadra molto bello per cui saprà come affrontare anche questo in modo da limitare il più possibile la problematica e continuare sulla strada del condurre il Torino fuori dalla lotta per la salvezza il prima possibile”.