ESCLUSIVA TG – Ferrante: “Il Toro deve reggere l’urto con la Juve e poi giocarsi la salvezza negli scontri diretti”

04.07.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Marco Ferrante
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Marco Ferrante

Marco Ferrante è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Ferrante è il direttore generale del Fc Messina. Da giocatore ha militato nel Torino dal 1996 al 2004, con una parentesi di qualche mese nel 2001 all’Inter. Con lui abbiamo parlato del Torino che questo pomeriggio affronterà la Juventus.

Il Torino è in difficoltà da tempo, la Juventus è la peggior squadra da affrontare in questo momento?

“Assolutamente sì, non è una considerazione bensì un dato di fatto. Oggi a prescindere dall’avversario la Juventus fa benissimo arrivando rivitalizzata dalla lunga sosta, infatti, in campionato ha vinto con Bologna, Lecce e Cagliari, mentre la Lazio una partita l’ha persa con l’Atalanta e l’Inter ne ha pareggiata una con il Sassuolo e, a parte con il Brescia, fa sempre fatica. La Juventus va dritta come un treno soprattutto perché ha la fortuna di avere una rosa ampia con giocatori tutti validi e all’allenatore basta sceglierne undici e tutti fanno la differenza nel nostro campionato e anche chi subentra è all’altezza perché la rosa è formata da giocatori che sono troppo superiori alla media per non fare male a qualsiasi avversario. Per il Torino è un impegno non semplice e non facile da affrontare visto anche il periodo che sta passando, periodo che sta diventando un po’ lungo essendo dall’inizio dell’anno molto altalenante e avendo perso nel girone di ritorno quasi tutte le partite”.

Il derby è una partita particolare, ma come si può affrontarlo venendo da una situazione difficile come quella del Torino?

“Proprio perché è il derby, che è una partita a sé, può succedere di tutto come dimostrano gli annali della storia dei derby: anche la squadra più debole può vincere. Sulla carta per il Torino è molto proibitivo, però, resta il vantaggio che è un derby”.

A Longo sono arrivate critiche sul fatto che la squadra non ha gioco e che è poco votata ad attaccare. Sono critiche giuste oppure ingiuste?

“E’ inutile che ce lo mandiamo a dire, il Toro è uguale a quello di prima. Adesso è troppo facile attribuire delle colpe, secondo me ingiuste, sia a Longo sia ad Asta per quanto si è visto nelle ultime partite perché il Toro che si è visto nelle ultime partite con Longo ha gli stessi deficit ed handicap che aveva con Mazzarri. Bisogna andare molto indietro per poter criticare ed è ingiusto farlo solo oggi. Secondo me, la rosa non è all’altezza degli obiettivi che c’erano a inizio stagione, questa, infatti, doveva essere una squadra che doveva puntare facilmente all’Europa League. Adesso abbiamo, dico abbiamo perché il Toro ce l’ho sempre nel cuore, la fortuna che le squadre che stanno più in basso in classifica non corrono altrimenti sarebbero guai grossi.                  

Belotti è troppo isolato là davanti, lei che è stato un attaccante che consigli potrebbe dare?

“Come dicevo tutto sta a monte. Belotti era isolato anche prima e ahinoi, poverino, è solo e quando gli arriva la palla dobbiamo farci il segno della croce e sperare che la concretizzi segnando. Allo volte ci riesce e alle volte meno. Ma va detto che il Toro non può fare a meno dei suoi gol per una salvezza tranquilla, visto che mancano un bel po’ di partite (nove, ndr). Teniamocelo caro e stretto nella speranza che tutto vada per il verso giusto e in particolare sotto l’aspetto della condizione fisica. Il Torino è stato fermo quasi novanta giorni e adesso si gioca ogni tre-quattro per cui speriamo che la condizione tenga e che il Torino regga l’urto soprattutto in queste partite difficili e poi vada a giocarsi, con tutte le armi che ha a disposizione, la salvezza negli scontri diretti che avrà in casa e, se non sbaglio, ci sono ancora Brescia, Genoa e aggiungiamoci in trasferta la Spal. Sulla carta quindi dovrebbe essere tutto sotto controllo, però, il pericolo è sempre dietro l’angolo. Oggi, come dicevo prima, c’è il grande vantaggio che le ultime tre-quattro squadre non corrono ed è stato un vantaggio che la Sampdoria abbia vinto con il Lecce. Il Lecce è un po’ come il Toro, infatti, ha una rosa molto ristretta e questo è un grande problema giocando in media ogni tre giorni”.

I tifosi del Toro sono di nuovo arrabbiati soprattutto con il presidente, ma non solo. Giocare a porte chiuse è un vantaggio?

“Per me no, ma dipende dal carattere del giocatore. E’ giusto prendersi gli applausi, ma anche i fischi quando si sbaglia la prestazione. Secondo me i fischi per chi ha personalità fanno tirare fuori quel qualche cosa in più in modo da dimostrare che sono ingiusti. Giocare a porte chiuse è anomalo, vinci o perdi, giochi bene o male lascia il tempo che trova a livello di personalità perché lo stadio è vuoto. E’ un’arma a doppio taglio in quanto è un vantaggio per chi ha poca personalità e uno svantaggio per chi ne ha e ha voglia di dimostrare che a volte i fischi sono ingiusti. Penso che sia giusto che il tifoso del Toro sia incavolato, è umano. E’ vero che il tifoso del Toro è abituato a non avere mai la pappa pronta, però, quantomeno si può perdere, ma farlo sempre a testa alta. Se l’avversario è più forte, come lo è la Juventus, io lo rispetto, ma sicuramente non ho nei suoi confronti paure reverenziali e il Toro non deve partire già battuto prima di giocare.
Il Toro è un animale ferito che difficilmente si riuscirà a curare per questo finale di campionato per cui bisogna cercare di salvare il salvabile, quindi salvarsi, e poi ripartire la prossima stagione con un altro spirito e, a mio avviso, fare un repulisti di quei giocatori che sono stato acquisti sbagliati. E inutile mandarselo a dire, è stato fatto qualche errore in sede di calciomercato, non sono anti-stranieri, ma se si prendono devono dare la differenza e servire alla causa esattamente come gli italiani”.

Cambiando argomento e parlando del suo Messina, per voi il campionato è finito, ma quali sono gli obiettivi per il futuro?

“Siamo fermi e ripartiremo dalla prossima stagione in Serie D perché hanno fatto salire il Palermo che era primo quando c’è stata l’interruzione del campionato. Per noi quest’anno era l’anno zero e il prossimo, che è il primo, dobbiamo vincere: questo e poco ma sicuro!”.