ESCLUSIVA TG – C. Lucarelli: “Concordo con Mazzarri, la partita con il Debreceni è insidiosa”

25.07.2019 12:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Cristiano Lucarelli
© foto di Giacomo Morini
Cristiano Lucarelli

Cristiano Lucarelli è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Lucarelli è un allenatore che da calciatore ha militato nel Torino dal 2001 al 2003 e nel Napoli dal 2010-2012. Con lui, ex attaccante, abbiamo parlato della partita di oggi di qualificazione all’Europa League con il Debreceni e del mercato non ancora decollato in entrata.

Che cosa si aspetta dal Torino nella partita con il Debreceni?

“Sono d'accordo con quello che ha detto Mazzarri, che ha sensibilizzato l'attenzione sulle insidie di questa partita. È vero che sulla carta il Torino ha qualche cosa di più, ma è altrettanto vero che il calcio di luglio e agosto spesso e volentieri ci ha regalato dei risultati inaspettati proprio perché in questo periodo la condizione atletica può essere più importante dei valori tecnici poiché se uno è anche più bravo tecnicamente, ma è diciamo leggermente indietro sul piano della condizione, e il Toro lo è rispetto al Debreceni, si può azzerare il valore tecnico. Sicuramente ci vorrà massima attenzione perché questo è un periodo che tradizionalmente per noi italiani è difficile”.

Il clima caldo-umido che sicuramente ci sarà da Alessandria potrà peggiorare questa situazione?

“Anche questo fattore non aiuterà, speriamo che quantomeno dal punto di vista dell'umidità ci sia un abbassamento del livello in modo che aiutare calciatori granata da affrontare questo impegno”.

In ritiro Mazzarri ha puntato sul 3-4-3 con in attacco Falque, Belotti e Berenguer e in alternativa sul 3-4-1-2 con indicativamente, perché hanno giocato solo qualche frazione di amichevole, con Falque trequartista e Belotti e Zaza punte. Con il Debreceni che dovrebbe giocare con il 4-4-1-1 il modulo dei granata la convince?

“Ho talmente tanta ammirazione per Mazzarri dal punto di vista tattico che so per certo, perché lo conosco bene, che sceglierà la situazione migliore per poter mettere il Debreceni in difficoltà. Dal punto di vista tattico il 3-4-3 a fronte di un 4-4-1-1 da più riferimenti perché c'è da ragionare meno in quanto ci sono più riferimenti tattici precisi e ci sono contrapposizioni in ogni zona del campo. È il modulo migliore e, secondo me, Mazzarri ha fatto bene, poi durante la partita ci possono essere sempre delle necessità di variare magari qualcosa e quindi ha provato anche il 3-4-1-2, modulo già utilizzato l'anno scorso qualche volta e che non rappresenta una novità. Mazzarri non è uno che ama stravolgere il suo credo calcistico. La sua certezza è la difesa a tre e poi ci si può mettere in mezzo a cinque o a quattro  e davanti con tre oppure il trequartista e due attaccanti. Questo non muta molto l'intelaiatura tattica che ha già una base solida ed è già stata utilizzata in passato”.

La squadra è la stessa dell'anno scorso, ma ci sono gli uomini contati o quasi perché più giocatori sono appena rientrati dalle vacanze in seguito agli impegni con le Nazionali e qualcuno è infortunato o non del tutto ancora recuperato da interventi chirurgici?

“Io nella mia breve iniziale carriera da allenatore posso dire che non è il male assoluto alle volte essere in emergenza perché se è vero che da una parte toglie dall'altra ti fa scoprire dei giocatori che l'allenatore non aveva osservato bene fino in fondo oppure ai quali non si erano date grandi opportunità. In emergenza si possono avere risposte sulla rosa con giocatori che si fanno trovare pronti e che diventano poi degli uomini in più a disposizione nell'arco della stagione”.

Ci sono più calciatori che non hanno mai giocato con il club in Europa su tutti Belotti. Quanto può influire la voglia di far bene e allo stesso tempo la paura di sbagliare?

“È vero che Belotti non ha mai giocato in Europa con il club, ma lo ha fatto con la Nazionale e credo che il coefficiente di difficoltà in Nazionale sia più alto rispetto a una competizione come la qualificazione all'Europa League per cui credo che Belotti non abbia di questi problemi. Questi preliminari non possono essere un qualcosa che lo frenano, anzi, visto che è all'esordio può avere molto entusiasmo da mettere al servizio della squadra”.

Iniziare una stagione così presto quali ripercussioni si potrebbe avere più avanti?

“Quando feci l'Intertoto con il Toro iniziammo il 20 giugno e poi complice il rinvio dell'inizio del campionato per il mancato accordo sui diritti televisivi per due mesi e mezzo si girò per Torino e dintorno alla ricerca di amichevoli e alla fine pagammo tutto questo con la retrocessione. Chiaramente era tutt'altra situazione ed eravamo un'altra squadra rispetto all'attuale, il Toro di oggi é una realtà consolidata, società è forte come la struttura e c'è un allenatore bravo, quindi, sicuramente non si corrono questi rischi. Che poi anche da dire che parecchie squadre hanno iniziato intorno al 10 di luglio per cui quella settimanetta in meno di pausa  che il Toro ha avuto rispetto alle altre squadre, secondo me, può essere anche un vantaggio. Anche la qualificazione all'Europa League può essere un vantaggio per arrivare all'inizio del campionato con più partite nelle gambe rispetto ad altre squadre. Il Torino non ha anticipato tantissimo rispetto al passato, quindi, come dicevo, può essere un vantaggio per l'inizio del campionato che il Toro può spendere”.

Pensando alla rosa del Torino, quali giocatori servirebbero per fare il salto di qualità in modo da fare meglio del settimo posto in campionato e andare più avanti possibile in Europa e in Coppa Italia?

“Facciamo un passo indietro, bisogna andare piano perché l'essere arrivato settimo l'anno scorso e l'essere stato fino a poche giornate dalla fine in corsa persino per la Champions e fino all'ultima giornata per la qualificazione in Europa League vuole dire che il Toro ha disputato una stagione straordinaria. Migliorare una stagione così è molto difficile e bisognerebbe che ci fosse qualche altra squadra che facesse una stagione sotto le aspettative. Riconfermarsi non è mai facile figuriamoci migliorarsi, nel calcio non è automatico che se un anno si è arrivati settimi l'anno successivo si riesca ad arrivare quarti o terzi quindi c'è da fare un plauso per quella che è stata la stagione passata e se anche l'Europa non è arrivata direttamente è stata premiata ugualmente la grande stagione del Toro. Per migliorarsi bisogna fare investimenti massicci in sede di mercato perché si parla delle prime posizioni della classifica. Cosa serva non lo so, ma sicuramente lo sanno Mazzarri, Cairo e Bava.
Calma, una cosa alla volta, il Toro oggi è una realtà forte, organizzata e strutturata e la squadra si è consolidata nella parte sinistra della classifica quindi bisogna capire che fare l'ultimo step è di una difficoltà enorme per cui se anche il Torino anziché arrivare settimo arrivasse ottavo o nono oppure di nuovo settimo bisognerebbe comunque essere felici perché, purtroppo, oggi la classifica molto spesso rispecchia il fatturato. Il Toro oggi non ha un fatturato che automaticamente dal settimo posto lo faccia balzare in avanti ed arrivare quarto, terzo o secondo”.

Magari quarto, terzo o secondo no, ma sesto o quinto sì.

“Anche sesto o quinto non è facile perché sulla carta ci sono formazioni come la Lazio, la Roma, il Milan, l'Inter, il Napoli e la Juventus e anche l'Atalanta, che ormai è una certezza del nostro campionato, che occupano già i primi sette posti ed è quindi difficile arrivarci a meno che il Toro non disputi un'altra grandissima stagione e contemporaneamente qualcuna di queste squadre non faccia qualche passo falso. Per questo dico che non è automatico salire di posizione ogni anno. Ci vogliono una serie di situazioni che vadano ad incastrarsi compreso il mercato, i calciatori, una mano da parte dell'ambiente, la serenità nello spogliatoio, che più di un giocatore faccia la sua migliore stagione e allora così forse si possono creare i presupposti per poter addirittura migliorare il settimo posto. Mancando alcuni di questi fattori migliorarsi è difficile perché, purtroppo, in Italia la classifica e data al 90% dal fatturato, da quello che una società riesce a produrre e di conseguenza riesce a reinvestire. Il Toro in questo senso sta crescendo piano piano, ma non è ancora arrivato al fatturato delle big e, quindi,  non è una formalità riuscire a fare ancora meglio. Club come la Lazio e la Roma hanno 180-200 milioni di fatturato, l'Inter ne ha 250,  il Milan 230, il Napoli 190 e credo che il Toro sia  intorno ai 90 ed è evidente che la differenza non è poca. E come quando si va a fare la spesa se hai 10 euro in tasca è più difficile riempire il carrello rispetto a uno che ne ha 100. Nel calcio, purtroppo, in questo momento la ripartizione dei diritti tv ha prodotto questo”.

Cambiando argomento e parlando di lei, dove la vedremo allenare?

“Ho avuto la possibilità di parlare con qualche club di Serie C e anche con uno di B, non è scattata quella scintilla negli ultimi tre anni era scattata con Catania, Messina e Livorno. Quest'anno è mancata una soluzione di questo tipo e per il momento quindi sto fermo e vado a vedere allenatori più bravi di me così posso aggiornarmi, cosa che mi sarà assolutamente utile e poi se dovesse venire fuori qualche cosa in corsa che mi piace e che possa essere una situazione positiva tornerò ad allenare volentieri. Anche perché abituato a lavorare non è mai facile stare a casa. Spero che venga fuori qualche cosa di gradito che mi permetta di riprendere il più in fretta possibile ad allenare”.