ESCLUSIVA TG - Aldo Serena 31 anni esatti dopo quel derby: "Quel gol, ma tutta la stagione sono un bellissimo ricordo"

18.11.2015 19:06 di Alex Bembi   vedi letture
ESCLUSIVA TG - Aldo Serena 31 anni esatti dopo quel derby: "Quel gol, ma tutta la stagione sono un bellissimo ricordo"
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© foto di Andrea Pasquinucci

Una sola stagione in granata ma 9 reti di cui una nel derby che lo fa entrare nel cuore dei tifosi e ne lancia la carriera: Aldo Serena, veneto di Montebelluna, professione attaccante giramondo. Mancino, imbattibile sulle palle alte, Serena approda a Torino voluto fortemente da Gigi Radice che riesce ad ottenere il prestito dall’Inter, proprietaria del suo cartellino. L’unico giocatore che ha disputato i derby di Torino e Milano con tutte e quattro le casacche, ci racconta quella stagione (1984-85) a 31 anni esatti dal derby vinto 2 a 1 grazie al suo istinto del gol.

 

Serena, sono 31 anni oggi da quel derby rimasto nella storia, come ricorda il sito ufficiale del Torino Fc. Corner di Leo Junior e incornata di Serena al minuto 90: Maratona in delirio e Juve costretta a capitolare. Nella sua carriera ricca di soddisfazioni, quel giorno ha un posto speciale?

“Più che quel giorno, ricordo con piacere tutta la stagione. Certo, quella rete è cara ai tifosi e ha in un certo senso dato il là non solo ad un’annata fenomenale per i colori granata, ma anche alla mia carriera. Poteva essere anche più fruttuosa, invece dovemmo accontentarci del secondo posto dietro al Verona e resterà per sempre un mio cruccio non aver vinto lo scudetto anche col Toro dopo averlo conquistato con Inter, Juventus e Milan. Sarebbe bastata un po’ più di determinazione, evitando sconfitte brutte come quella di Cremona alla seconda giornata o quelle di Napoli e Roma immeritate e avremmo potuto riportare a Torino il tricolore. Più che quel gol quindi, ricordo una grande stagione, purtroppo incompiuta”.

Quello costruito da Radice era un bel gruppo, con chi legato di più fuori dal campo e chi ricorda come il più forte come calciatore?

“All’epoca ero un scapolo, avevo solo 24 anni e vivevo in una palazzina che ospitava anche Ferri, Beruatto, Sclosa e Comi. Da compagni di squadra e vicini di casa era normale frequentarsi un po’ più rispetto agli altri. Ricordo comunque tutti i compagni con piacere, quel gruppo era davvero coeso. Riguardo ai più dotati tecnicamente erano sicuramente due giocatori di caratura internazionale come Dossena e Junior, ma avevo una particolare predilezione per Capitan Zaccarelli. Radice lo aveva arretrato a libero in quanto non era più nel verde degli anni, ma lui aveva tanta classe da risultare determinante in ogni zona del campo. Poi era davvero signorile nei comportamenti.

C’erano anche dei giovani interessanti che poi fecero una carriera di tutto rispetto come Francini e Corradini, mentre i granata di lungo corso come Danova, Pileggi e Sclosa erano dei totem per noi nuovi arrivati.

Non posso tralasciare nei piacevoli ricordi di quell’esperienza il mister Radice. Mi ha allenato all’Inter e mi ha poi voluto espressamente al Toro. A lui posso solo dire grazie, è l’allenatore a cui sono più legato dopo Bearzot che era unico, capace di costruire rapporti umani e intese personali importanti”.

Un aneddoto particolare sulla sua esperienza in maglia granata?

“Io arrivavo da Los Angeles, dove avevamo disputato le Olimpiadi con la nazionale di categoria. Il mio primo impatto col mondo Toro fu subito di quelli forti. Brunetto Del Campo, storico magazziniere del Toro mi prese subito sottobraccio, ancor prima di farmi allenare una volta e mi portò in una stanza piena di cimeli del Grande Torino. Venni subito battezzato da quello che era un punto di riferimento nel Toro, amico personale anche del CT Bearzot. Fu proprio Brunetto a comunicarmi che, viste le mie buone prestazioni, ero seguito con interesse dal CT della nazionale. Di fatto, mi anticipò quella chiamata che arrivò poi i primi di dicembre”.

Probabilmente, nonostante il rammarico a cui accennava, quella fu la stagione della sua consacrazione. Il record di gol in serie A, l’esordio in nazionale e lo scudetto sfiorato. Dovette tornare a Milano per la fine del prestito, ma dopo una stagione simile in granata, si poteva accettare a cuor leggero un passaggio in bianconero?

“Io ero già passato dall’Inter al Milan, avevo quindi un esperienza simile in merito. Certo, ammetto che il passaggio dal Toro alla Juve fu più sofferto in quanto a Torino il derby è più sentito, soprattutto sulla sponda granata molto più sanguigna e presente. Noi ci allenavamo a pochi passi di distanza dalla Juve, in città tutto è più amplificato mentre a Milano le due squadre si allenano fuori e molti distanti l’una dall’altra. Fu un passaggio davvero controverso e non convenzionale.

La mia carriera comunque è stata un po’ particolare: l’Inter ha sempre avuto la proprietà del mio cartellino, fino poi al ’91 quando entrò in vigore la sentenza Bosman. Sono stati loro a gestirmi per tutta la carriera, prestandomi come e dove volevano. Ho vissuto in ambienti molto diversi, con persone a volte in antitesi tra loro, ma tutto questo mi ha accresciuto molto. Probabilmente se avessi avuto la libertà e il potere contrattuale che vige oggi nel calcio avrei fatto scelte diverse e la mia carriera non sarebbe andata così, ma alla fine sono contento così”.

I tifosi che tanto l’avevano amata, al passaggio sull’altra sponda del Po ebbero dure reazioni. Conserva comunque un buon ricordo del tifo granata e loro l’hanno perdonata dopo tanti anni o gira ancora preoccupato per Torino?

“Guardi, quando io firmai per la Juventus l’ultimo giorno di mercato, il Presidente Boniperti mi mise sull’avviso. Mi disse di non andare in sede, nemmeno a fare le visite mediche. Ci saremmo visti poi in ritiro a Villar Perosa, per far calmare un po’ le acque in città. I problemi con i tifosi granata sono andati avanti per tutta la mia esperienza alla Juve, ho avuto anche esperienza poco gradevoli, ma forse per la mia giovane età e il mio atteggiamento positivo riuscii a prendere tutto col sorriso.

Come mi trattano ora a Torino? Adesso, dopo più di trenta anni, mi sembrano più moderati: il ricordo forse si sta affievolendo. (Ride ndr).

Del Toro attuale cosa pensa? Dopo una partenza a razzo è arrivato un momento molto difficile. L’illusione iniziale è solo colpa di un calendario favorevole o il Toro può davvero fare la stagione che a fine estate tutti gli pronosticavano?

“Ventura si trova ogni anno di fronte a delle cessioni importanti e ogni stagione deve cambiare tipologia di gioco, ma riesce sempre a fare bene. Quest’anno però sono arrivati giocatori giovani di prospettiva e di qualità fuori dal comune, Baselli su tutti, quindi sotto questo profilo gli equilibri devono ancora essere trovati. Mi è parso un po’ strano l’inizio così positivo, perché di solito il lavoro di Ventura viene fuori più avanti, ma come diceva lei forse è stato avvantaggiato dal calendario agevole. Adesso c’è un momento di flessione, ma la garanzia per il Toro è la didattica di questo allenatore, bravo a far crescere i giovani e a far rendere i meno giovani oltre le proprie possibilità. Questa squadra credo possa inserirsi senza problemi nella parte sinistra della classifica, più problematica la qualificazione in Europa”.

Da bomber a bomber, cosa pensa di Belotti? L’acquisto più costoso di Cairo, varrà tutti i soldi spesi?

“Un giocatore generoso, che non si ferma mai e non toglie mai il piede dai contrasti. La sua capacità anche fisica, di giocare con intensità è la sua dote migliore. Deve migliore quanto a lucidità sottoporta, ma questo avverrà col tempo. Quando ero al Toro tutti, ma proprio tutti, ricordavano di quanto in giovane età un certo Paolo Pulici fosse poco prolifico. Non voglio fare paragoni ingombranti sia chiaro: in questo momento un accostamento con Pulici non ha senso anzi, caricherebbe il giocatore di una pressione troppo grande. Penso solo che lui abbia qualità e che se segue le indicazioni di un mister come Ventura potrà solo migliorare”.

Da esperto di gol, cosa pensa di Martinez? Al Toro da un anno e mezzo resta un po’ un oggetto misterioso, nonostante abbia avuto diverse occasioni. È pronto per la serie A o gli farebbe bene un prestito in categorie minori?

“Di lui ho visto solo degli spezzoni, mi è parso abbia delle qualità quali rapidità e tecnica, ma è ancora molto confuso nelle sue azioni. Non ha ancora la dimensione del gioco di squadra, gioca un po’ per contro proprio. Conta molto anche la sua personalità e il suo carattere, se si è ambientato a Torino, ma queste sono cose che non so”.