Carlo Nesti, un cuore dietro al business. Il gesto di Candreva

24.04.2019 17:32 di Marina Beccuti Twitter:    Vedi letture
Carlo Nesti, un cuore dietro al business. Il gesto di Candreva

Lo sento quasi come un dovere. In questa rubrica, a volte, viene spesso sottolineato quanto lo sport business sia distante dalla realtà delle persone normali. Somme di denaro spaventose, che stonano, in confronto alle esigenze primarie di chi ha bisogno.

E’ altrettanto giusto, tuttavia, quando si scopre un cuore, che batte dietro il business, dare spazio anche a chi va al di là dei propri interessi, rendendosi conto di come la distribuzione della ricchezza dovrebbe sempre tenere conto del prossimo.  

Una vicenda, riguardante il giocatore dell’Inter Antonio Candreva, ha avuto una notevole risonanza a livello mediatico: la ricordiamo.

Quando Antonio ha saputo che una bambina di Minerbe, provincia di Verona, aveva mangiato tonno e cracker alla mensa scolastica, perché i genitori erano impossibilitati a pagare la retta, si è messo subito in contatto con il sindaco per offrire il suo contributo.

L’episodio è utile per invogliarci a vedere anche qualcosa di molto nobile, dietro le retribuzioni folli del calcio business, e cioè la solidarietà.

Messi, Beckham, Totti e Chiellini sono ambasciatori Unicef. Ronaldo devolve, sistematicamente, parte dell’ingaggio. Neymar e Zanetti hanno creato organizzazioni mirate al sostegno altrui.

La diffidenza della gente fa sì che molti sminuiscano certi gesti, sentenziando come sia troppo comodo, per chi è benestante, “fare bella figura”, privandosi delle briciole, a favore del prossimo.

Ma, forse, sono persone ignare dell’atteggiamento di Gesù, quando incontrò Zaccheo, pubblicano e ricco. Si fermò a casa sua, e non si curò di chi rimaneva scandalizzato, affermando che era andato ad alloggiare presso un peccatore.

Tutti siamo Zaccheo, e tutti siamo chiamati ad essere sensibili, verso i meno fortunati, senza preoccuparci di “quanto diamo” di noi stessi, e delle nostre risorse. Conta il “come diamo”, e non il “quanto diamo”.

Chi sono io? Chi siamo noi, per giudicare Candreva, Messi, Beckham, Totti, Chiellini, Ronaldo, Neymar e Zanetti? L’esenziale è essere il più possibile buoni cristiani nel metro quadrato, che si occupa ogni giorno. Gesù non usa la calcolatrice per misurare l’altruismo!

(Seguitemi nel NESTI Channel: www.carlonesti.it)