Carlo Nesti a Radio Vaticana: “Ora Fifa significa paura anche per chi comanda”

Altri temi - Heysel: 30 anni dopo - Roma: sfottò inopportuni.
03.06.2015 11:24 di Marina Beccuti Twitter:    vedi letture
Carlo Nesti a Radio Vaticana: “Ora Fifa significa paura anche per chi comanda”
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Bruxelles: l’Hiroshima del pallone

 

“Per tanto tempo - dice Carlo Nesti, a Giancarlo La Vella della Radio Vaticana Italia, nella rubrica “Non solo sport” del lunedì, alle 12,35 - almeno fino ai miei 30 anni, e cioè fino al 1985, sono riuscito a rigirare fra le mani il pallone, e, in generale, il mondo del calcio, come un giocattolo. Dentro un recinto ideale, avevo collocato figurine, prati, spogliatoi, penne, microfoni, radioline... le campane della domenica mattina, le code ai botteghini, le attese sulle gradinate, i fischi di inizio contemporanei, e le voci senza volto di "Tutto il calcio minuto per minuto". Ma mercoledì 29 maggio 1985, purtroppo, il destino ha mandato per sempre in soffitta quel giocattolo. Curva Z: come mai migliaia di tifosi della Juve pacifici, famiglie senza nessuna smania di violenza, nello stesso settore dei terribili hooligans? E come mai un cordone di pochi poliziotti impauriti a separarli? Neppure il tempo di riflettere un attimo, e, 2 ore prima dell'incontro, cominciarono le cariche degli inglesi contro i nostri connazionali, che indietreggiarono, compressi uno sull'altro, sparendo in una zona d'ombra. Non lo potevo ancora sapere, ma quella macabra zona d'ombra era lo spartiacque, per loro, fra la vita e la morte, e per me, e tanti altri, fra il calcio-fiaba e il calcio-strazio. Fu veramente l'Hiroshima del pallone, la "bomba atomica", nella storia del teppismo da stadio, che, quando esplode, cambia chiunque di noi. Nella strage dell'Heysel, l'uomo "bestiale" ha aggredito l'uomo "innocente". Se volessi usare il linguaggio biblico, senza esagerare, direi che quel giorno ho visto Caino scegliere la violenza, e sopprimere, purtroppo, Abele”.

 

 

Stavolta Fifa significa, non solo in Italiano, “paura”

 

“Stavolta la parola Fifa significa, non solo in lingua italiana, “paura”, anche per chi comanda. Intendo dire paura di finire nel sacco, dopo anni di corruzione. La retata ha originato, inizialmente, 7 arresti, per tangenti legate ai Mondiali in Russia e Qatar, con qualcosa come 47 capi di accusa, e loschi affari cominciati 24 anni fa. E’ stata necessaria l’FBI, o cioè l’intervento degli Stati Uniti, per dissipare dubbi, che tutti avevamo da anni. Finché non arriva qualcuno, in grado di produrre prove, evitando quindi le querele e le minacce per chi sa, tenta di parlare o scrivere, ma rischia sulla sua pelle, non si muove mai una foglia. In Italia, è una vicenda che, in campo politico, abbiamo vissuto, ad esempio, con Tangentopoli, e nello sport con Calciopoli, arrivando fino al Calcioscommesse. In questi casi, da una parte, è giusto indignarsi, facendo, però, il verso a se stessi, mentre, dall’altra, è giusto rallegrarsi, perché può ancora succedere, anche in questo mondo così ingiusto, che qualcuno, dopo anni e anni, paghi. Ma, alla fine, chi pagherà? I pesci piccoli o i pesci grossi? E qui, devo dire che l’allegria lascia spazio ad un malinconico pessimismo”.

 

 

Derby di Roma: “Game over”

 

“A proposito delle t-shirt “Game over”, cioè “avete perso ogni speranza di secondo posto”, indossate dai giocatori della Roma, dopo il derby vinto contro la Lazio, io credo sia giusto dire che ci sono cose, che non tutti possono o debbono fare, in dipendenza dei momenti storici, che si stanno vivendo. Lo sfottò è sempre stato un ingrediente piccante del tifo, e negarlo sarebbe snaturare il tifo stesso, anche se l’autentica cultura sportiva imporrebbe di tifare a favore della propria squadra, e non contro un’altra squadra. Oggi, però, lo sfottò, se è diventato pericoloso persino per i tifosi, che possono trovare chi reagisce con violenza, contro di loro, figuratevi se generato dai protagonisti, in campo, subito dopo la fine di un derby. Quindi, “Game over”, a parte gestacci inopportuni, è una scritta ben poco gentile, ma non volgare, che può starci, ma non da parte dei giocatori, e non con quella tempistica. Attraversiamo un’epoca di imbarbarimento, nella quale sono gli addetti ai lavori i primi, chiamati a dare l’esempio. Se no, è inutile, poi, indossare i panni dei docenti e dei santi, nei dibattiti del “dopo”, predicando bene e razzolando male”.

 

 

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