Grosseto, il caso Cairo-Camilli

06.03.2012 11:18 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: grossetosport
Grosseto, il caso Cairo-Camilli
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com

Questo pezzo, scritto da un inviato del Grosseto, rivive, a modo suo, quanto successo sabato in tribuna. Ma c'è poco da difendere se un presidente viene inibito per aver buttato delle monetine alla terna arbitrale. Un pessimo esempio per il mondo del calcio ed i tifosi, autorizzati a fare di peggio.

"La vicenda Camilli-Cairo, i suoi risvolti e le testimonianze raccolte, ma soprattutto quello che è stato scritto e raccontato ufficiosamente, ma che ha preso i crismi dell’ufficialità, mi ha fatto riflettere.

Troppe volte, infatti, ci siamo pianti addosso dicendo di essere provinciali, ma questa volta, da più parti, ascoltando in giro, mi sembra di essere stati ancor più colti dal complesso della sudditanza. Sì la stessa che hanno gli arbitri nei confronti delle squadre blasonate. Non riesco a capire perché ogni volta che si parla di Piero Camilli, che ha un carattere decisamente focoso – e questo non lo nego-, si debba partire dal fatto che la colpa sia sempre e solo sua. A me hanno sempre insegnato che per litigare bisogna essere quanto meno in due.

Leggo di uno scontro fra Camilli e Cairo, non volendo fidarmi di quello che ho visto dal gabbiotto tv posto sopra la zona indicata, guardo le belle foto del nostro Fiorenzo Linicchi e noto che il Presidente del Grosseto non si è mai allontanato dal suo posto in tribuna seguendo in piedi le scene che accadevano dietro di lui. I figli Vincenzo e Luciano sono sì sul corridoio, ma davanti a loro ci sono gli steward con Cairo ed il suo entourage che sono ben lontani (dunque non possono venire a contatto). Vediamo Camilli alla balaustra solo sul finire del primo tempo per inveire contro la terna. Tra l’altro a molti sfuggono le facce note intorno al presidente del Grosseto ed a quello granata. Ci sono importanti dirigenti delle forze dell’ordine e magistrati, che, se qualcosa di grave fosse accaduto, avrebbero subito preso nota, ma questo non è avvenuto. Allora mi domando: che cosa centra Piero Camilli? Dove sono volate queste botte? Raccolgo testimonianze che mi assicurano – persone che parlano con nome e cognome e che hanno un ruolo in Maremma, ma anche in Italia- e mi dicono che il tutto è partito da qualche parola di troppo che è arrivata dallo staff del presidente piemontese di fronte a qualche rimostranza di spettatori presenti in tribuna autorità. Parole che hanno fatto scaldare gli animi più accesi. Così come nel dopogara sul vialetto si registra una scena che tutti raccontano, ma che, alla fine, pochi hanno visto direttamente. A quanto pare, infatti, anche lì non si è venuti alle mani, ma lo staff di Camilli (e non solo, mi dicono) avrebbe reagito ad un brutta frase pronunciata sui grossetani e che, per come mi è stata riferita, se corrispondesse al vero, darebbe fastidio e non poco ad ogni abitante di questa città. Al momento di una cosa si è certi: Piero Camilli è stato squalificato per una monetina lanciata contro un assistente e non certo per quanto accaduto nel diverbio con Cairo. In quell’occasione l’unica sua colpa può essere stata quella di aver ricordato ai granata che comunque erano ospiti nella nostra terra…forse lo avrei fatto anche io che penso di avere un carattere decisamente meno caldo di quello del presidente biancorosso! Non bisogna mai dimenticare che quando si è ospiti in casa altrui, bisogna saper abbozzare. Quando il Grifone vinse a Brescia 3-2 di fronte a me c’era una persona che per tutto il match mi urlò “ladri, ladri”. Io ero in telecronaca e delle due l’una: o facevo finta di non sentirlo, oppure gli avrei dovuto rispondere. Così facendo sarebbe scoppiato il parapiglia e scelsi la prima soluzione. Non dico che sia giusto così, ma conosciamo tutti quanti il mondo del calcio dove si è soliti lasciarsi andare. La grande squadra qualche vantaggio lo ottiene sempre, se lo si fa notare basta un sorriso e tutto è finito, alla fine tanto vincerà comunque ed avrà ragione di tutto. La risposta, magari alzando un po’ i toni, non fa altro che scaldare gli animi. Senza nascondere il ruolo di molti personaggi che seguono i vari presidenti in trasferta. Persone magari stipendiate (non sto parlando dello staff di Cairo, sto solo generalizzando) che fanno a corsa a mettersi in mostra con il datore di lavoro e che, a volte, riescono a fare più danni della grandine. Persone che sposano una causa finché c’è uno stipendio da ricevere pronte a passare da una sponda all’altra in nome del professionismo incuranti, magari, della passione che solo un tifoso può avere verso la maglia della sua città.

A questo punto mi domando: ma a chi conviene montare tutto questo caso? Far passare Grosseto, la sua tifoseria e la sua dirigenza agli occhi dell’intera nazione come una piazza incivile? Questo quando diverbi del genere avvengono in tutta Italia? Pensiamo forse che tra Galliani e Conte a San Siro la cosa sia stata più tenera? Ma soprattutto a Grosseto sono passati Spinelli, Foti, Mezzaroma, presidenti anche ingombranti se vogliamo e con rivalità accese, eppure non è accaduto nulla, hanno esultato e se ne sono andati. Lori addirittura è atterrato con l’elicottero per seguire il Mantova. Tutto questo quando a Frosinone i giornalisti grossetani nella finale playoff non avevano un posto in tribuna stampa e seguirono la gara sotto la pioggia e con il computer in mano. E’ forse questo un comportamento migliore? E quando in altre piazze Camilli ed il suo entourage sono stati insultati? E’ accaduto a Gubbio il Lega Pro, a Sassari, a Sangiovanni e questo solo per il fatto di essere legati al Grosseto, dunque considerati nemici. Ma lì nessuno, stranamente, se ne accorse. Nessuno ha detto che Piero Camilli dopo lo 0-3 con la Juve Stabia è andato personalmente a cercare Braglia per fargli i complimenti ricevendo gli elogi dai dirigenti avversari che esultarono in tribuna vip ai gol della loro squadra, testimoniando così la sportività registrata in Maremma. Ma, la cosa più grave, anche a livello nazionale è che tutti sono pronti a criticare Camilli dimenticandosi che questo signore è stato il primo a lottare per uno sport pulito, a denunciare con due anni di anticipo il sospetto del calcioscommesse. C’è di più: è stato uno dei pochi a volere la Lega di serie B che sta salvando e rilanciando la categoria che è oggi un modello in Italia ed in Europa. Perché esaltare sempre il negativo e mai il positivo? Questo mi dà profondamente fastidio, da grossetano e da giornalista.

Ecco da qui dico: condanniamo ciò che c’è da condannare (e le scene viste sabato non sono mai edificanti, in qualsiasi stadio queste avvengano), ma non diventiamo provinciali al contrario vedendo l’oro solo in casa altrui e dovendo dire che tutto il male è da noi. Questo credo che sia inaccettabile. Ed anche a Camilli diamo le colpe che può avere, ma cerchiamo di ricostruire bene i fatti prima di assegnargli quelle che non ha! Perché piaccia o non piaccia lui è il Grosseto ed in quanto tale rappresenta anche la nostra città di cui noi abbiamo il dovere di divulgare l’immagine nel resto d’Italia e nel mondo".