Toro, Lucas Biglia non aspetterà per sempre. E l'alternativa, per lui, c'è

10.09.2020 10:26 di Claudio Colla   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Toro, Lucas Biglia non aspetterà per sempre. E l'alternativa, per lui, c'è

Mentre il Toro temporeggia, e molto, su un affare che avrebbe già potuto esser chiuso una ventina di giorni fa, Lucas Biglia, come è giusto che sia, si guarda intorno, nel ragionevole timore che, alla fin della fiera, i vertici granata riescano ad assicurarsi l'obiettivo principe, quello più costoso e di alto rango, Lucas Torreira, oppure che ripieghi su nomi meno altisonanti, ma certamente più economici - oltre che nettamente più verdi dal punto di vista anagrafico - rispetto al trentaquattrenne ex-Milan e Lazio (dallo spezzino Maggiore al leccese Petriccione, dall'argentino Vera - nonostante il recente rinnovo - al lagunare Fiordilino, senza dimenticare la più costosa ipotesi Pulgar).

Un biennale con opzione per il terzo anno, con relativo ingaggio spalmato, a Biglia andrebbe benissimo. Anche perché il ritorno in patria comporterebbe emolumenti davvero troppo punitivi, rispetto ai principeschi tre milioni e mezzo di euro a stagione - cifra davvero fuori mercato, se comparata al rendimento e allo status attuali del calciatore - percepiti fino alla scorsa annata, e quelli dalla Liga spagnola si sono rivelati, in definitiva, soltanto blandi sondaggi, senza alcun seguito tangibile.

In più, questo è ormai chiaro da tempo, per Biglia restare in Serie A, nonché sul territorio italiano, è la priorità. Come è normale sia per molti giocatori della sua età, innanzitutto per evitare di sradicare la propria famiglia (senza contare che, come evidenzia il cognome, oltre che il doppio passaporto tricolore, l'esperto playmaker le radici italiane le ha anche nel sangue; nello specifico, sembra, nel fiorentino). Vagnati, da dirigente capace, sa che ancora un po' di tempo se lo può prendere: se però Biglia è davvero un obiettivo, per così dire, quasi primario, un'accelerata rispetto ad altre piste per lui papabili e plausibili è un'ipotesi da scongiurare. Perché ritrovarsi col proverbiale palmo di baso alla chiusura del mercato, per aver inseguito obiettivi mai davvero conseguibili, sarebbe quanto di peggio si possa auspicare.

Chiudere per un regista di centrocampo, a poco più di una settimana dall'inizio delle danze previsto, è più che mai fondamentale. Anche per offrire a Giampaolo la possibilità di far giostrare un numero consistente di uomini sulla mediana, considerata l'inedita forzatura, dal punto di vista della preparazione atletica, alla quale un po' tutti i giocatori sono stati sottoposti (aspetto che certamente non vale soltanto per il Toro), e un precampionato, a causa del perdurare dell'emergenza sanitaria, rimasto inevitabilmente monco. Senza dimenticare, in più, che le sirene dalla Turchia, nello specifico quelle dell'ambizioso Trabzonspor, potrebbe tornare a cantare in direzione di Biglia, e che il giocatore, pur di non rimanere inattivo e senza contratto, potrebbe decidere, in definitiva, di "lasciarsi soffiare", e dirigersi alla volta della Trebisonda. Lasciando il Toro, suo malgrado, nella condizione, cantata dal grande Chuck Schuldiner e dai suoi Death, di perennial quest ("for an actual playmaker", in questo caso).