Toro-Lecce, un po' di numeri. Cosa non ha funzionato?

17.09.2019 09:56 di Claudio Colla   Vedi letture
Fonte: Statistiche Lega Serie A
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Toro-Lecce, un po' di numeri. Cosa non ha funzionato?

Scarsa determinazione e gambe molli, certamente. La fonte della stragrande maggioranza delle sconfitte subite da chi, sulla carta, avrebbe dovuto, con tutto il rispetto per il Lecce, fare polpette dell'avversario. Il Toro, in ogni caso, ci ha provato: ha prodotto gioco, ha totalizzato un possesso palla in rapporto di 3 a 2 rispetto a quello dei salentini (ma il vantaggio siglato da Farias al 35esimo, e la conseguente successiva tendenza del Lecce a tentare di conservare il risultato, e dei granata a provare a ristabilire l'equilibrio, può essere sufficiente a spiegare almeno parte di un margine così ingente). Semplicemente, ci ha provato con troppa poca precisione. E, se in altre occasioni una prestazione basata più sulla quantità che sulla qualità sarebbe potuta bastare, in questo frangente ci si è trovati di fronte a un ospite in grado di sfruttare gli episodi a proprio favore, a un livello certamente più elevato di quanto le premesse suggerissero.

Il Toro è partito forte, all'arrembaggio, tentando di controllare la partita nella prima mezz'ora: 11 minuti e mezzo di possesso, neanche 5 e mezzo per i giallorossi. Successivamente la gara, quanto meno sotto questo aspetto, si è tendenzialmente riequilibrata, registrando un nuovo predominio granata solo nel primo quarto d'ora della ripresa, fase "4 di 6" della partita durante la quale è arrivato il pareggio, poi reso vano, di Belotti, su un rigore peraltro non inesistente, ma nemmeno senza se e senza ma. E, se il complesso dei numeri di Torino-Lecce rivela un confronto tutto sommato alla pari, persino con efficacia lievemente superiore per i padroni di casa, anche in una categoria significativa come quella della percentuale di passaggi riusciti (84% per il Toro, contro l'80% degli uomini di Liverani), la cifra che, in questo caso, rappresenta il cuore rivelatore della tenzone, è quella relativa ai recuperi di palla: ben 102 quelli a opera dei salentini, contro i 67 della compagine a guida Mazzarri. E il terzetto di centrocampo giallorosso, composto da Tabanelli, Majer (migliore in campo insieme ai due marcatori), e Tachtsidis, di questi 102, ne ha complessivamente effettuati 47. Come in un'opera narrativa a struttura circolare, si torna dunque al primissimo spunto della nostra trattazione: scarsa determinazione, e gambe molli. E, a ben guardare, esplorando ulteriori dati statistici, tale mollezza si riscontra anche rispetto alla mera velocità di passo mostrata in campo: Baselli, il più rapido tra i granata (7,5 km/h di media), è solo il quarto della gara, dietro i leccesi Majer (7,9 km/h), Tabanelli, e Shakhov (7,6 km/h per entrambi). Cinque chilometri in più percorsi dal Lecce in totale (112 e mezzo circa, contro i 107 e rotti del Toro; sostanziale parità nelle accelerazioni, ma diventano 7 in più per i giallorossi, 73 contro 66, nella corsa regolare), per una velocità media di 6,5 km/h, contro i 6,1 dei granata.

Venendo ai singoli, a non centrare l'obiettivo tecnico-tattico della gara è stato certamente Berenguer. Tra i migliori di inizio campionato, status che gli ha consentito di essere confermato tra i titolari nonostante l'approdo di Simone Verdi (con il quale sarà comunque possibile la coesistenza, forse già a partire da domenica prossima), lo spagnolo, a differenza di quanto accaduto in altre occasioni, è rimasto soffocato tra le linee, anche grazie all'ottimo lavoro svolto dall'ex-granata Tachtsidis. Lasciato il posto a Zaza già dopo la fine del primo tempo, quest'ultimo ha dato nuova linfa alla manovra e alla profondità; per quanto, data la situazione di svantaggio e una gara che evidentemente il Lecce non poteva che tentare di gestire, la miglior efficacia della "doppia torre" rispetto a un tandem composto da Belotti e da un rifinitore più canonico non si traduce necessariamente in un'indicazione tattica dal valore paradigmatico. Sottotono Baselli, che comunque presenta caratteristiche difficilmente prescindibili, tra i peggiori ci sono anche Meité (e in vista di Genova potrebbe essere a tal proposito rispolverato Lukic), Aina (Laxalt è in rampa di lancio), e, senza dubbio, Koffi Djidji, forse ancora non al 100%. Impossibile, a tal proposito, non pensare a come una riappacificazione completa con N'Koulou, provando davvero a mettersi alle spalle quanto accaduto (il che non significherebbe dimenticarlo, né rimuoverlo), possa rappresentare un'esigenza stringente per la squadra. Tanti i motivi di riflessione per mister Mazzarri: dopo le scuse ai tifosi, sacrosante, serve ripartire da quanto mostrato in campo due settimane fa, per dare continuità a quello che può ancora essere un campionato d'alta classifica.