Toro, cosa cambia contro la Lazio? Poco e tanto al tempo stesso

20.09.2021 10:39 di Claudio Colla   vedi letture
Toro, cosa cambia contro la Lazio? Poco e tanto al tempo stesso
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Staffette programmate, in osservanza al triplice impegno nel giro di undici giorni (estremi inclusi), in casa Toro, la sensazione è che le cose comincino a funzionare a tal punto da poter in parte prescindere dagli interpreti. Contro il Sassuolo, per esempio, due giocatori dal rendimento finora non esattamente  brillante, come Djidji e Rodriguez, hanno fornito un significativo contributo in termini di tenuta difensiva, mantenendo i neroverdi, compagine dal reparto offensivo d'alto profilo, a secco; inoltre, a margine naturalmente della prolungata assenza di Belotti, ha potuto osservare un turno di riposo quasi intero un leader di centrocampo del calibro di Mandragora. La solidità e il dinamismo della coppia mediana composta da Pobega e Lukic ha consentito a Ivan Juric di inserire l'ex-Udinese per l'ultimo quarto d'ora di gara abbondante - recupero incluso, - e Mandragora, fresco come una rosa, ha risposto servendo a Marko Pjaca, con un colpo di biliardo, in collaborazione con Ansaldi, degno dell'iconica sfida tra Fantozzi e Catellani, l'assist vincente.

Per certi versi, giovedì sera, il Toro si troverà di fronte a un avversario dalle caratteristiche simili: una Lazio che segna tanto, si scopre spesso e volentieri, concedendo molto e manifestando notevoli difficoltà quando chi ha di fronte trova con efficacia la profondità, caratteristica che i granata di Juric sembrano padroneggiare senza grandi problemi. Mancherà probabilmente all'appello Dennis Praet, infortunatosi poco prima di metà ripresa a Reggio Emilia; probabile spazio a Brekalo e Pjaca a supporto di Sanabria, con Mandragora e Ansaldi di ritorno nell'undici titolare, insieme probabilmente a Singo e a uno tra Lukic e Pobega. Un undici, quello che l'ex-stratega scaligero schiererà al cospetto dei capitolini, che potrebbe cambiare significativamente negli uomini in campo, ma che, si presume, si conserverà sulla cresta dell'onda mostrata lungo questo settembre, quanto meno dal punto di vista di quei meccanismi di gioco che appaiono ormai oliati.