Sono sempre gli stessi difetti a impedire al Torino di non avere rimpianti

La squadra di Mazzarri non riesce a superare le pecche che ha da inizio stagione e dal mercato non arrivano i rinforzi che servirebbero.
20.01.2019 09:02 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Walter Mazzarri
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Walter Mazzarri

Buona parte di un tempo, nello specifico il primo, giocato con poca garra, errori che permettono agli avversari di segnare, a seguire segnali di ripresa con tanto di rimonta che illude e poi ancora errori che favoriscono l’altra squadra e per tutta la gara l’incapacità degli attaccanti di essere decisivi sotto porta. Il film della partita con la Roma è lo stesso già andato in onda tante, troppe altre volte e non può bastare che al Torino mancavano per squalifica Izzo e Meïté e per infortuni Baselli, Moretti e che Lukic fosse in panchina, ma di fatto non ancora al meglio per il risentimento muscolare alla coscia destra. Anche la Roma era prima di parecchi giocatori importanti quali De Rossi, Juan Jesus, Perotti, Florenzi  più Mirante e Riccardi e senza contare che Under dopo soli sei minuti di gioco si è dovuto arrendere per un problema muscolare alla coscia sinistra. Neppure ci si può appellare al fatto che in campo Ansaldi giocasse da mezzala e non da terzino, anche perché è risultato il migliore. O che per necessità in difesa ci fosse Lyanco, che nella passata stagione ha vissuto quasi sempre in infermeria e di conseguenza alle volte è fuori tempo e pecca sul piano della precisione. Oppure che Parigini pur impegnandosi non sia riuscito a incidere, un po’ perché è utilizzato a spizzichi e a smozzichi e un po’ perché è un esterno d’attacco e a dover fare a tratti la mezzala e a tratti il trequartista non è metterlo nella migliore condizione per esprimere il suo potenziale. Pretendere poi che Edera desse chissà quale contributo nell’ultimo quarto d’ora più recupero è a dir poco eccessivo, per non dire ingiusto, poiché in precedenza non era stato quasi mai utilizzato. Anche reclamare un rigore non dato per il fallo di Olsen e Fazio su Belotti lascia il tempo che trova se si sono sprecate quattro occasioni da gol in precedenza, Falque 3’ e  47’, Ansaldi 63’ e Aina 50’, e una successivamente con lo stesso Belotti 84’.

La sconfitta del Torino con la Roma è frutto di demeriti granata e sarebbe potuta essere anche più pesante del tre a due finale se i giallorossi non avessero sprecato anche loro non poche occasioni da gol, Kluivert 42’, El Shaarawy 46’, Dzeko 48’ e 76’ e Zaniolo 53’. La squadra di Di Francesco sarà anche più forte di quella di Mazzarri e ha come obiettivo un posto in Champions, ma ieri in campo aveva un età media di 25,35 a fronte dei 26,42 di quella dei granata, quindi, per esperienza non era superiore. Sul Piano del gioco nel complesso della partita la Roma ha saputo fare meglio del Torino pur complicandosi la vita da sola quando si è fatta rimontare e per non aver chiuso la partita quando ne ha avuto la possibilità. E questo acuisce ancor di più le pecche del Torino che nel primo tempo ha giocato bene solo per gli iniziali quindici minuti e poi ha avuto un atteggiamento troppo prudente che è ha permesso alla Roma di farsi sotto e una volta trovatosi in svantaggio è riuscito a reagire solo nel finale senza accorciare le distanze perché la mira di Falque ha trovato il palo. Come spesso, per non dire quasi sempre, accade dopo l’intervallo la squadra di Mazzarri è apparsa più determinata e, infatti, non avendo i giallorossi affondato il colpo con El Shaarawy e Dzeko ha ripreso in mano la partita, però, riuscita a tenerla a causa delle solite ingenuità difensive e della difficoltà degli attaccanti a segnare, pur provandoci fino alla fine. Falque non ha mai trovato la posizione e Mazzarri dopo dieci minuti del secondo tempo lo ha sostituito con Zaza che ha dato maggior peso all’attacco, ma non è riuscito a creare un’occasione da gol, a differenza dello spagnolo che pur non brillando ne ha avute due. Belotti si sbatte sempre facendo l’ala, andando a recuperare palloni a centrocampo e anche facendo la torre difensiva in occasione dei calci d’angolo degli avversari e così finisce poi per non essere abbastanza lucido sotto porta, quindi, non riesce bene in ciò che il suo ruolo impone traendone uno svantaggio personale e per la squadra. Le ingenuità difensive possono essere accettate se accadono una tantum, ma diventano un limite strutturale se si ripetono puntualmente e se a farle non sono solo i giovani, ma anche i giocatori che hanno sulle spalle anni d’esperienza.

Il Torino non può continuare ad avere sempre gli stessi difetti perché orami si è nella seconda metà della stagione e il tempo inevitabilmente stringe. Che manchi un giocatore capace di rendere efficace la manovra offensiva è assodato e stride sentire dire che il Torino numericamente è a posto quando l’allenatore ha come modulo base il 3-5-2 e in mezzo al campo ci sono solo quattro giocatori Rincon, Meïté, Baselli e Lukic e se anche solo uno è indisponibile non si abbiano altri ricambi e si debba adattare qualche compagno per avere un’alternativa. Soriano era stato preso l’ultimo giorno del mercato estivo per fare la differenza, quindi, mancava un giocatore di qualità in mezzo al campo e se non si è rivelato tale ed infatti è andato via è palese che serva un sostituto. Perseverare nell’affermare che in questa sessione di mercato si può intervenire, ma solo per un valore aggiunto e non tanto per prendere un giocatore è un boomerang perché se si vuole prendere un calciatore di qualità basta voler spendere una cifra congrua e non sperare in un’occasione last minute.