Sirigu: “L’obiettivo è costruire una squadra forte e che abbia basi che durino nel tempo”

19.07.2018 14:43 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Dall'inviata a Bormio Elena Rossin
Salvatore Sirigu
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Salvatore Sirigu
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Il portiere del Torino, Salvatore Sirigu, ha parlato in conferenza stampa. Ecco che cosa ha detto:

Che cosa l’ha spinta a rinnovare con il Torino?

“Il calcio di oggi e il calciomercato in generale richiedono sempre il rinnovamento ed è normale che per ogni calciatore ci siano periodi dove si parla del mercato. La mia serenità e quella del Torino stava nel fatto che il rapporto era molto chiaro sin dall’inizio e, quindi, abbiamo parlato della possibilità di prolungare il contratto e non ci sono stati problemi a trovare l’intesa, è stato abbastanza semplice”.

Che cosa vede nel Torino un portiere top come lei?

“Se non avessi ritenuto capace il Torino di darmi qualche cosa in più proprio a livello personale in questo momento non avrei scelto di rinnovare per quattro anni. Penso che il Torino sia una delle società che in questo momento in Italia possa crescere. Per crescita s’intendono tanti punti di vista e io cercherò di dare il mio contributo per far crescere questa squadra così come tutti i miei compagni. Facendo una riflessione, qui ci sono tanti giocatori importanti che hanno contratti pluriennali, quindi, il discorso di crescita del Torino non si basa su un passaggio per un solo anno, ma credo che sia giusto pensare a un ciclo più duraturo che comprenda gli anni che verranno”.

E’ cambiato l’allenatore e sono arrivati in difesa Izzo e Bremer, che differenze ci sono fra l’anno scorso e quest’anno?”  

“Cambiare l’allenatore non è poco e nel calcio quando si cambia l’allenatore si cambia tantissimo. Ogni allenatore è diverso e porta avanti il proprio credo e il proprio stile di gioco e anche di allenamento. Con Mazzarri quest’anno il ritiro è stato completamente diverso a partire dall’impostazione fisica perché è inevitabile che sia così e anche per l’impostazione tattica. Sapevamo più o meno quale sarebbe stato il lavoro perché gli ultimi mesi della scorsa stagione erano stati incentrati nel dare un’identità alla squadra e stiamo proseguendo su questa strada e l’obiettivo è proprio questo: creare un’identità di squadra, non che l’anno scorso non si fosse fatto, ma c’era una modalità di lavoro differente.
Compagni nuovi quest’anno ne sono arrivati di meno rispetto all’anno scorso, ma comunque sono tanti i nuovi e sono stati accolti in un gruppo che già si conosceva da almeno un anno e  c’è uun po’ più d facilità negli inserimenti. Questa è una cosa positiva e per un ragazzo nuovo come Bremer, ad esempio, che ha cambiato campionato e paese è meglio perché s’inserisce in un gruppo che già si conosce e può accoglierlo nel migliore dei modi”.

L’anno scorso l’obiettivo dichiarato era L’Europa League, che cosa non ha funzionato? Quest’anno ci sono le potenzialità per arrivare nelle prime sette posizioni?

“Non so che cosa ci sia stato di sbagliato l’anno scorso, ma non è stata una stagione fallimentare come si dice perché è stata una stagione in linea con quelle degli anni precedenti. Forse si pensava e c’era l’aspettativa che con i nuovi arrivi e con tanti giocatori di qualità si potesse fare qualche cosa di più. Siamo stati noi i primi a dirlo e forse partendo con un obiettivo dichiarato ci siamo messi anche pressione da soli e a un certo punto giocavamo le partite quasi come se dovessimo solo arrivare in Europa League e non costruire un qualche cosa. Quest’anno il nostro obiettivo è costruire qualche cosa, costruire una squadra che sia forte negli anni. Dobbiamo migliorarci e cercare che negli anni che verranno si possa partire da una base sempre più solida per poi avere obiettivi concreti e più seri forse nel futuro. E’ inutile prendere in giro le persone e dichiarare obiettivi a inizio anno, non mi è mai piaciuto negli anni scorsi anche quando magari lottavo per vincere lo scudetto perché non ho mai dato niente per scontato. Vincere non è mai scontato come avere obiettivi importanti, bisogna sempre lavorare e noi stiamo gettando le basi per fare sì che il Torino sia una squadra che prima di tutto ci sia una cultura del lavoro importante: questa è la cosa principale e primaria poi il resto si vedrà strada facendo”.

Ichazo e Rosati sono buoni compagni di reparto?

“Certamente. Ichazo lo conosco già dall’anno scorso e penso che abbia dimostrato qualità eccellenti e, comunque, ha una grande propensione al miglioramento e al lavoro quotidiano, cosa che non è facile soprattutto per un portiere che non gioca e ve lo posso garantire. Rosati è portiere d’esperienza che ha calcato palcoscenici importanti anche con la maglia del Napoli E’ un ragazzo anche lui serio al quale piace lavorare, è un portiere di scuola italiana, quindi, è già formato. Di Sarno, il nostro preparatore, sa lavorare bene dal punto di vista della qualità e, quindi, cerchiamo sempre di trovare nuovi stimoli per lavorare nel migliore dei modi tutti e tre. Siamo un gruppo positivo”.

Milinkovic-Savic è andato in prestito a fare esperienza, che cosa pensa di lui?

“Vanja è un portiere di grande talento e sa benissimo quello che penso di lui e gliene avevo parlato molto chiaramente E’ un ragazzo speciale perché è molto divertente con cui ho legato tantissimo. Gli auguro veramente il meglio. E’ normale fare esperienze e poter fare scelte come quella che è stata fatta per lui quest’anno che è cercare di giocare con un po’ più di continuità e staccarsi un po’ dall’ambiente di Torino per cercare anche di mettersi in discussione. Ha tutte le qualità e i numeri per  farlo e mi auguro solo che possa essere tranquillo e lavorare al meglio per tutto l’anno”.

Lei fa parte del nuovo ciclo della Nazionale, dove spera di arrivare?

“Per la Nazionale vale più o meno quello che ho detto prima per quel che riguardava gli obiettivi de Torino. Nella mia testa anche per avere stimoli mi creo obiettivi personali che alle volte non sono mai gli stessi e possono cambiare in corsa. Il mio obiettivo principale è quello di dare tutto me stesso e per tutta la carriera sono stato accompagnato dal fatto di non aver mai avuto rimpianti. Non aver rimpianti per me significa migliorare sempre di più come portiere e come persona. La Nazionale ha un fascino particolare ed è normale che ci tenga e vorrei rientrarci in pianta stabile com’era prima. Ma per questo bisogna lavorare, non mi piace parlare perché non amo le parole ma i fatti e la concretezza. Preferisco fare come ho fatto l’anno scorso, anche perché mi dà maggiore serenità”.