Petrachi: "Accanimento mediatico verso Cairo"

26.02.2010 17:00 di Raffaella Bon   vedi letture
Petrachi: "Accanimento mediatico verso Cairo"
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Dopo l'intervista di Urbano Cairo, nella quale ha dichiarato di voler cedere il Torino, i microfoni di Tuttomercatoweb hanno raggiunto il ds granata, Gianluca Petrachi, per avere un suo commento sulla vicenda.

Cosa ne pensa delle parole del presidente Cairo che ha detto di voler vendere la società?
"Credo che l'esternazione del presidente sia del tutto legittima. Nessuno, anche a dispetto dei santi, vuole rimanere in una società e se c'è qualcuno più bravo e facoltoso è giusto che il presidente si faccia da parte. Credo sia un atto di grande intelligenza e responsabilità nei confronti di una tifoseria importante, che continua a destabilizzare l'ambiente da quando si è giunti in questa situazione. Ora vedremo quanti facoltosi imprenditori metteranno mano al portafoglio e si faranno avanti".

Essendo lei stato anche giocatore, come si spiega queste continue, forse eccessive, critiche?
"Non c'è un buon clima, anche dal punto di vista mediatico. Qualsiasi cosa che si faccia al momento è sbagliata e si giudica troppo in fretta alcune situazioni. Giudicare significa conoscere ed io credo che molti parlano senza conoscere. Questo danneggia la squadra, l'ambiente e non si riesce a lavorare in maniera giusta".

Rispetto al suo vecchio Torino vede animi più accesi anche dal punto di vista mediatico?
"Che ci sia una guerra verso Cairo è lampante e visibile verso tutti. Alcune testate giornalistiche hanno una sorta di accanimento, ma io nel Torino da giocatore ci sono stato poco e non posso permettermi di giudicare".

Ha visto un presidente provato in questo periodo?
"Provato è una parola grossa, il presidente ha preso piena coscienza della situazione e ha visto che ci sono contestazioni a priori. Qua sembra che ogni giorno si faccia qualcosa di sbagliato. Ora, ribadisco, vedremo quanti facoltosi imprenditori siano disposti a rilevare il Torino e mettere le proprie risorse per cercare di fare meglio".

Come ha visto la squadra dopo questa notizia?
"La squadra l'ho vista bene, ma è anche la prima che, indirettamente, subisce delle critiche. Si cerca di fare il possibile per migliorare e c'è sempre criticare. I calciatori non sono robot ed è evidente che questo clima danneggia sostanzialmente l'ambiente e tutto quello che li circonda".

Nella sua intervista Cairo ha anche detto di esser stato mal consigliato e poi è arrivato lei, ma forse troppo tardi.
"Nella vita non si nasce presidenti, uno può imparare a fare il proprio lavoro e si diventa presidenti per passione o troppo amore per una società. Credo che Cairo sia stato abbastanza intelligente ad ammettere i propri errori e se andiamo a vedere anche quello che hanno fatto altri presidenti non è che sono partiti subito con grandi risultati. Il presidente oggi ha citato qualcuno, ma ci sono altri che ci hanno messo anni a capire come funzionava il sistema calcio. Uno su tutti, ad esempio, è Cellino che si è barcamenato per un po' e ora ha trovato la propria dimensione, ma anche lo stesso Pozzo o i Della Valle. Prima di Corvino a Firenze erano stati sperperati soldi e non erano arrivati grandi risultati".

Fra serie A e B, inoltre, c'è un abisso a livello economico.
"Purtroppo la A comporta introiti importanti e la B è una sopravvivenza a rischio. Senza una gestione oculata rischi di rimetterci tanti soldi e la retrocessione dello scorso anno pesa come un macigno, soprattutto per come è arrivata. Non credo sia figlia solo della gestione del presidente, ma ci sono tanti altri elementi che hanno portato a questo".

Il presidente ha anche detto che con i grandi nomi non si fa la squadra. Pensa che sia una sorta di riferimento a gente come Di Michele, Diana e Pisano?
"Ogni campionato ha il suo spessore e la propria idea di calcio. E' evidente che la B è diversa dalla A ed i fatti dicono che, se il Torino è retrocesso, molti meccanismi non hanno funzionato per il meglio. Credo quindi che in B serva molta più corsa, determinazione, voglia e fame abbinate alla qualità che il Torino aveva fra i giocatori rimasti. Il mercato di gennaio è stato anche fatto in funzione di questo mix di qualità da migliorare. Noi abbiamo stravolto in circa un mese una squadra, ma non è facile ottenere subito dei risultati importanti, è come se avessimo ricominciato una preparazione e ci si sta conoscendo. Certo è che abbiamo fatto cinque partite, concretamente ne abbiamo sbagliata una per vari fattori e puntualmente sono arrivate critiche feroci su un gruppo che sta cercando in tutti i modi di far bene. Questa forse è la cosa più negativa di tutta la situazione".

Per lei, in questi anni, qual è il male del Torino?
"Credo che non ci sia un male, il Torino come altre società ha provato a fare calcio ed è evidente che in questa situazione non è un ambiente facile. Ci sono aspettative importanti e si vorrebbe tutto e subito, ma quando si inizia a programmare si buttano delle basi e forse in questo percorso, quando sono mancati i risultati, si è cambiata questa programmazione. Non è facile nel nostro ambiente trovare la formula giusta per portare avanti un progetto, il mondo del calcio è anche abbastanza incoerente".

Lei crede che alla fine Cairo venderà il Torino?
"La sua non è una provocazione, ma trovo difficile che si faccia avanti qualcuno. Se ciò avvenisse, comunque, sarebbe giusto. Credo poco in gente che mette del proprio per amore e passione di una società. Con tutti i suoi pregi e difetti Cairo ha investito soldi, anche abbastanza, e gli va riconosciuto il fatto che ha tentato di fare il bene di questa società. Nella sua testa c'era la volontà di portar più in alto possibile il Torino".

Anche la Fiorentina, in passato, e ora il Gallipoli faticano o hanno faticato a trovare acquirenti.
"Anche il Pisa stesso non ha trovato un pisano disposto a rilevare la società, è dovuto fallire e ripartire dai dilettanti e lo stesso Cairo ha rilevato il Torino da un fallimento, non dimentichiamolo. Anche questo dev'essere un monito a molti sordi che fanno finta di non sentire".