Per rialzarsi il Torino ha bisogno che i giocatori recepiscano il pensiero di mister Longo

07.04.2020 17:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Moreno Longo
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Moreno Longo

Questo periodo di doverosa, ma forzata da Covid-19 inattività sul campo deve essere uno strazio per Moreno Longo. Lui che non ci ha pensato neppure un attimo quando Cairo lo ha chiamato per risollevare il Torino ed è subito corso come fa un bravo figlio quando la famiglia ha bisogno, anche se il lavoro si prospettava arduo e per lui professionalmente rischioso visto che le probabilità di non riuscire erano e continuano ad essere alte. Però, allo stesso tempo provare a riportare il Torino fuori dalla palude nella quale si è impantanato dà adrenalina soprattutto a uno come Longo che è cresciuto a pane e Toro e che nelle vene ha sangue granata. Le prime tre partite non sono andate come Longo avrebbe voluto, ma qualche piccolo segnale si è intravisto lo stesso. Segnali che sono rimasti sospesi e che non si sa se ci saranno ancora alla ripresa del campionato, se è quando avverrà.

Chi conosce anche solo molto poco Longo non fa fatica a pensare che stia facendo di tutto per portare avanti quei piccoli segnali in modo da renderli ogni giorno più solidi e l’intervista che ha rilasciato ieri ha Sky Sport lo dimostra. Indicativa la parte del discorso, riportata da Tuttosport, in cui l’allenatore del Torino ha parlato dello spirito Toro che in lui è ben presente, anzi, che è parte si lui: “Il Toro è una squadra che deve partire dalle qualità morali e la mia, credete. non è retorica. Io penso di avere un legame molto forte con questa società, ci sono cresciuto da bambino, ho allenato nel settore giovanile e so benissimo cosa può darti la maglia. La nostra base deve essere quella dei valori, del Dna, del senso di appartenenza che solo il Toro, e non me ne vogliono le altre squadre, può darti. Quando c’è questa base, allora si potrà parlare di progetti o di cose di questo tipo”. E il progetto a breve termine di Longo è appunto far uscire il Torino dalla palude e per farlo il mister sa che ha solo una strada da percorrere ossia quella “di mettere nelle testa dei giocatori quello che è il mio pensiero e la squadra dovrà essere in grado di recepirlo in maniera veloce”.

Ed è proprio questo il nocciolo: la squadra deve recepire in maniera veloce. Per questo Longo sfrutta questa sosta forzata “martellando” quotidianamente i giocatori in modo che, seppur a distanza, recepiscano il senso di appartenenza al Toro e il valore della maglia. Se saranno recettivi allora alla ripresa si vedrà un Torino diverso che sarà capace di lottare su ogni pallone e che riuscirà a tenere testa agli avversari, chiunque essi siano, e conquistare i punti necessari per aumentare il distacco dal terzultimo posto. Moreno Longo il suo lo sta facendo, ma toccherà ai giocatori portare a compimento il progetto a breve termine.