Per il Torino inizia il “periodo verità”: l’operato di tutti sotto esame

Sette partite di campionato più una di Coppa Italia daranno il responso sul valore dei giocatori, sul lavoro fatto da Mazzarri e sull’operato della società nel mercato estivo.
21.11.2018 11:18 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Per il Torino inizia il “periodo verità”: l’operato di tutti sotto esame
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Con il progressivo rientro dei giocatori impegnati con le rispettive Nazionali Mazzarri avrà a disposizione tutti, da valutare Ola Aina che a causa di una contusione ha saltato le amichevoli della sua Nigeria con Sudafrica e Uganda, per affrontare, ad iniziare dalla trasferta in Sardegna lunedì nel posticipo con il Cagliari, il “periodo verità” che dirà se il Torino è una squadra capace di superare la discontinuità che hanno portato, tra l’altro, alla brutta partita con il Parma con relativa sconfitta oppure se i granata hanno la forza di lottare concretamente per un posto che li porti a disputare l’Europa League. Il “periodo verità” durerà poco più di un mese e comprenderà sette partite (Cagliari, Genoa, Milan, Juventus, Sassuolo, Empoli e Lazio rigorosamente alternate fra trasferta e casa) che concluderanno il girone d’andata più una di Coppa Italia con il Südtirol, che se eliminato consentirà l’approdo agli ottavi dove ad attendere il Torino c’è la Fiorentina. Poi ci saranno le valutazioni e la sosta invernale del campionato con annesso mercato cosiddetto di riparazione, dal tre al diciotto gennaio, ed infine il ritorno in campo per disputare la seconda parte del campionato e si presuppone anche la Coppa Italia con la speranza che la squadra vada oltre gli ottavi.

L’operato di tutti, società, giocatori e allenatore, sarà sotto esame ed è inevitabile che sia così perché da alcune stagioni, dopo che si è concluso il saliscendi tra serie A e B e che c’è stato l’assestarsi nella massima divisione, il Torino è chiamato al famoso salto di qualità, che finora non si è verificato. La squadra è sempre stata sul punto di farlo il salto di qualità, ma o perché non erano state allestite rose complete ed equilibrate o perché non c’era totale sintonia fra allenatore, società e giocatori le aspettative sono andate deluse. E’ evidente che non si possa continuare all’infinito nello stare sul punto di fare il salto di qualità senza riuscirci. Adesso, quindi, si è arrivati al momento della verità visto che l’allenatore è quello che il presidente Cairo voleva da anni, come disse quando presentò Mazzarri dopo l’esonero di Mihajlovic, e che in estate la campagna acquisti è stata caratterizzata dal non cedere nessun big, a parte Ljajic ma con il beneplacito del mister, dall’accontentare in buona parte i desiderata dell’allenatore e dall’investire una somma che tra entrate e uscite ha portato a un saldo negativo di una trentina di milioni, cifra non elevata per gli standard medio-alti del calcio di oggi ma ragguardevole per i parametri granata.

Finora il Torino non ha convinto del tutto a causa della discontinuità delle prestazioni in generale della squadra e in particolare di alcuni giocatori, Zaza e Soriano su tutti, ma anche in parte di Belotti. Mazzarri è dall’inizio del girone di ritorno dello scorso campionato che ha avuto modo di plasmare la squadra come voleva e se anche ha dovuto aspettare tutta l’estate per avere a disposizione la rosa definitiva per questa stagione a novembre inoltrato un’idea sul valore dei singoli ha avuto modo e tempo di farsela e un assetto definitivo alla squadra lo deve, quindi, aver trovato. Poco più di un mese e otto partite di conseguenza non sono poco per ottenere risposte, anche perché se a fine anno, che coincide con il termine del girone d’andata, il Torino non avrà trovato la continuità di prestazioni e di risultati positivi si ritroverà nell’identica situazione delle stagioni precedenti e tutti sanno come poi è andata a finire. La lezione del passato per tutti, società, giocatori e allenatore, deve servire per costruire un futuro più roseo e non continuare a ripetere come un disco inceppato lo stesso refrain.