Mihajlovic: “La rosa è buona e la squadra deve essere sempre come un pugno: chiusa e unita”

10.09.2016 18:31 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per Torinogranata.it
Mihajlovic: “La rosa è buona e la squadra deve essere sempre come un pugno: chiusa e unita”
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

L’allenatore del Torino, Sinisa Mihajlovic, ha parlato in conferenza stampa della prossima partita con l’Atalanta dando qualche indicazione sulla formazione e ribadendo i concetti che la squadra deve mettere in campo per puntare sempre alla vittoria.

Prima di passare alle domande dei giornalisti presenti Mihajlovic ha voluto prendere la parola:

“Poiché finalmente è terminato il mercato e sta ricominciando il campionato volevo ringraziare la società per gli sforzi fatti. Il Torino ha cambiato allenatore e sistema di gioco, sono stati venduti giocatori importanti come Glik, Maksimovic, Peres e Immobile, però sono stati anche acquistati giocatori d’esperienza, di qualità e giovani promettenti, quindi, non si è avuto paura di cambiare. La società ha fatto di tutto per accontentarmi, ma, purtroppo, non siamo riusciti a fare tutto ciò che volevamo, sicuramente non per colpa nostra. La rosa è buona, forse in qualche ruolo abbiamo meno alternative, ma per questo motivo dobbiamo essere bravi noi a sopperire a queste lacune con la forza del gruppo, con il gioco, la voglia di aiutarci stando sempre compatti e uniti. Ai miei giocatori faccio sempre l’esempio della mano, quando è aperta ha cinque dita separate, mentre quando è unita e chiusa forma un pugno: noi dobbiamo essere un pugno per tutto l’anno e in ogni partita. Sicuramente abbiamo un bel mix di giocatori esperti e di qualità e di giovani promettenti che, secondo me, hanno un grande futuro davanti. Il nostro obiettivo rimane sempre di lottare con le altre squadre che cercheranno di andare in Europa. Se ci riusciremo oppure no dipenderà da molti fattori: dalle capacità e qualità nostre e altrui, ma anche dalla fortuna. Quando parlo di fortuna non intendo chiedere aiuto a pali e traverse o ai rigori, sbagliati o segnati, ma soprattutto di non avere tanti infortunati, di non averli tutti insieme e in particolare nelle partite che sono alla nostra portata. Sono convinto che quando sono a disposizione tutti i giocatori e affrontiamo squadre alla portata abbiamo possibilità di vincere, mentre se mancano tre/quattro giocatori si rischia, anche in questi casi, di perdere. Se potessi scegliere preferirei giocare senza qualche calciatore contro Roma e Napoli perché ho meno da perdere. Però, al di là di tutto, noi siamo il Toro e dobbiamo sempre cercare di fare il nostro gioco dando il massimo, è nel momento della difficoltà che bisogna moltiplicare le forze, non cercheremo mai né scuse né alibi, ma se qualche partita dovesse andare storta o ci dovesse mancare qualche cosa profonderemo ancora più impegno durante la settimana in vista della partita successiva in modo da preparare nel migliore dei modi la gara successiva cercando di trarre il massimo da ognuno di noi”.

A proposito d’infortunai e partite alla portata in vista di quella di domani con l’Atalanta come stanno Maxi Lopez e Martinez?

“Sicuramente Ljajic e Belottin non sono a disposizione e fra oggi e domani vediamo come stanno Martinez e Maxi Lopez. In tanti ruoli ho giocatori doppi e che io considero entrambi titolari, Hart e Padelli, De Silvestri e Zappacosta, Castan e Moretti, Valdifiori e Vives, Baselli e Obi, Benassi e Acquah, Ljajic e Martinez, Maxi Lopez e Belotti. Il mio problema, infatti, non sono i primi undici, ma quando durante la partita, per un motivo o per un altro, devo effettuare qualche cambio e non ho soluzioni. Se dovessero mancare tutti e quattro, Ljajic, Belotti, Maxi Lopez e Matrinez, inizio la partita con Iago Falque, Boyè e Aramu il problema è se poi dopo devo cambiarne uno e non ho più attaccanti. Vediamo come stanno Martinez e Maxi Lopez, sicuramente non voglio rischiare perché fino alla prossima sosta del campionato ci sono cinque partite. Noi siamo il Toro e andiamo a Bergamo per fare il nostro gioco lottando e dando tutto e non ci sono né scuse né alibi perché, come ho detto, chi va in campo è perché è il migliore e deve avere la possibilità di mettersi in mostra. Sono sciuro che tutti faranno quello che devono. L’unico problema è che mancano soluzioni al momento di effettuare i cambi, ma è quando si è in difficoltà che bisogna moltiplicare gli sforzi ed è quello che dobbiamo fare”.

Se non recuperassero Maxi Lopez e Martinez cambierebbe il modulo?

“Se c’è un modulo che prevede di giocare senza attaccanti sì”.

Magari utilizzando solo due attaccanti.

“Noi giochiamo con il 4-3-3 e ci sono Iago Falque, Boyè e Aramu. Se poi vogliamo cambiare modulo e adottare il 4-3-1-2 mettiamo Aramu e Iago Falque, che però non è una punta, e facciamo il 4-3-2-1. Oppure cambiamo e adottiamo il 4-4-2, ma mancano due esterni, si può mettere Zappacosta largo a destra e a sinistra chi?

Com’è stato il primo impatto di Hart con il Torino?

“Per noi Hart è stata una grande opportunità e l’abbiamo presa al volo. Tutti sappiamo chi è Hart, è il titolare della Nazionale inglese, ha esperienza, carattere, personalità, sa guidare la difesa e con lui e Padelli siamo a posto per quel che riguarda la porta. E’ un ragazzo molto voglioso, con lui ho parlato prima che venisse da noi perché non volevo che arrivasse così, tanto per, ma l’ho visto bello carico e motivato. E’ un giocatore che s’impegna molto e quando c’è da comunicare con i compagni lo fa, anche in italiano. Ha personalità e io sono contento e penso lo siano anche i ragazzi con i quali ha instaurato un bel rapporto, è il giocatore giusto al momento giusto”.

I gol fatti e subiti nelle prime due giornate sono figli del calcio d’agosto oppure è questo il Torino che vedremo sempre?

“Ho detto che la mia squadra si deve sempre prendere dei rischi per vincere la partita, si gioca per vincere e non per non perdere, poi ci saranno delle gare che perderemo purtroppo, però, l’obiettivo e i princìpi devono essere sempre quelli. La squadra deve andare in campo con princìpi di gioco e morali in modo da rispecchiare in pieno il Toro. In campo ci si aiuta reciprocamente, si lotta, non ci si dà per vinti per tutto l’arco della gara e si cerca sempre di vincere, ma con il giusto equilibrio. La squadra deve essere compatta e su questo stiamo lavorando cercando sempre di migliorare”.

Quali sono le insidie per il Torino nella partita con l’Atalanta?

“L’Atalanta è una squadra che ha fatto zero punti nelle prime due partite e non tutto per demerito perché sicuramente meritava qualche cosina di più. Conosco bene Gasperini e le sue squadre e quando girano in attacco mettono in difficoltà gli avversari, ma è anche vero che concedono sempre qualche cosa in difesa. Domani dobbiamo essere bravi a fare il nostro gioco chiudendo bene gli spazi dietro e colpendo in avanti quando avremo la possibilità. Non è semplice e questo richiede concentrazione, spirito di sacrificio, cinismo. L’ho detto anche ai ragazzi che le partite dopo la sosta sono sempre pericolose poiché c’è stato poco tempo di allenarsi con tutti i giocatori che vanno in Nazionale e così la partita viene preparata in poco tempo, però, ma se domani giocheremo come ci siamo allenati in settimana … sono molto molto fiducioso. Sappiamo che ci sono avversari che ci possono mettere in difficoltà, ma sappiamo anche che se noi facciamo quello che di solito facciamo possiamo stare sereni perché siamo più forti”.

Che rapporti ci sono fra lei e Gasperini, sente aria di derby genovese?

“Sono in buoni rapporti con tutti gli allenatori, con alcuni di più, con altri di meno, ma ho il dovuto rispetto per la persona e per l’allenatore. Abbiamo anche amici in comune come il vecchio Crozza, ogni tanto ci sentiamo. Gasperini è un bravissimo allenatore che stimo molto, ma non sento aria di derby perché sono partite diverse da quello che si respira a Genova. Atalanta-Torino è una partita importante su un campo difficile e gli avversari sono allenati bene, per cui dobbiamo fare molto bene se vogliamo portare a casa il risultato”.

In questo periodo di sosta per gli impegni della Nazionale gli automatismi della difesa sono stato portati avanti e a che punto sono? Hart domani sarà il portiere titolare?

“Non avevamo i nazionali, ma abbiamo sempre lavorato con gli altri e sicuramente siamo migliorati, ma questo bisogna chiederlo a Bovo perché lui è un difensore e si sarà accorto se gli automatismi sono migliorati oppure no, ma penso di sì.
Se a Hart non succede nulla nel pomeriggio o questa notte dovrebbe andare in porta”.

Nelle prime due giornate l’Atalanta è la squadra che ha fatto più cross e il Torino, dopo la Roma, più tiri in porta. Prevede una partita dura?

“Mi aspetto una partita con molti cross e tiri in porta”.

Si affiderà a Benassi e Baselli oppure a Acquah e Obi?

“Vuole sapere la formazione? Ma non la so neppure io, nel pomeriggio c’è un altro allenamento e poi domani mattina vedremo. Come diceva il vecchio, che poi vecchio non è, Benitez “chiederò consiglio al mio cuscino”, quindi, vedremo”. Ho detto che Hart sarà in porta, se non gli succede nulla, e non avrei portato in conferenza Bovo e Molinaro se non avessero dovuto giocare domani. Sono già tre su undici i giocatori che sapete che giocheranno domani. E’ quasi il trenta per cento, è tanta roba”.

Quando a Molinaro è stata fatta una domanda dicendo che per il momento era il titolare, scherzosamente Mihajlovic è intervenuto sottolineando il fatto che per adesso era sicuro del posto.

Poi il mister su Barreca ha detto: “Se continua a crescere così penso che fra non tanto tempo potrà diventare il migliore terzino italiano. Adesso non so quantificare fra quanto tempo, ma sicuramente ha grandi prospettive”.   

Lei è uno di quegli allenatori che variano spesso la coppia di difensori centrali oppure una volta scelti i due elementi continua sempre con loro? Qui c’è Bovo e domani in campo al suo fianco ci sarà Castan?

“Volete proprio farvi dire la formazione (sorride, ndr). In allenamento li cambio sempre tutti e poi deciso chi far giocare. Sinceramente, come ho detto prima, in certi ruoli ho due giocatori titolari quindi la scelta ricade su chi vedo che in quel momento mi dà maggiore fiducia e lo faccio giocare. Se gioca Castan o Moretti più o meno è la stessa cosa, ma penso che domani giocherà Castan. Se continuiamo così saprete tutta la formazione”.

Sapendo che Bovo domani sarà il capitano è stato chiesto al giocatore e anche al mister se per il resto della stagione sarà lui a indossare al fascia oppure no.

“Non entro nel merito di queste scelte, non l’ho mai fatto da quando alleno. Quando giocavo non ho mai fatto il capitano, però, vi assicuro che quando parlavo mi ascoltavano più di quanto facessero con il capitano. Credo che Cesare abbia spiegato bene la situazione e all’interno del gruppo c’è rispetto. Per regolamento ci deve essere un capitano e può essere lui oppure un altro, non è un problema”.

Vige la regola che è capitano chi in campo da più tempo è nel Torino?

“Non c’è una regola, questo dipende da società a società. C’è la canzone “Un capitano, c’è solo un capitano …” (sorride, ndr)”.

Da due mesi è l’allenatore del Torino sul campo, si sente pienamente integrato nella realtà oppure deve cogliere ancora degli aspetti?

“Io ho una natura un po’ da zingaro e mi trovo bene ovunque. Tutti noi che veniamo da certi paesi quando andiamo altrove ci troviamo bene. Qui mi sono subito sentito a casa come era stato a Milano, Firenze, Bologna, Catania e lo stesso accadeva quando ero un giocatore. Tutte le volte che sono andato in un posto ho dato sempre il massimo concentrandomi solo sulla realtà che stavo vivendo in quel momento. Se si sta più o meno bene dipende dai risultati, se si ottengono risultati aiuta, in caso contrario ci si trova meno bene. Il nostro lavoro è sempre legato ai risultati”.

Come procede l’inserimento di Gustafson e Lukic?

“Stanno migliorando, come avevo detto sono due giocatori di grande prospettiva entrambi molto bravi. Gustafson domani non ci sarà perché ha la febbre, mentre Lukic ci sarà. Fra un po’ di tempo li si vedrà in campo”.

Si è sorpreso quando il Torino ha preso Hart?

“No, perché quando si è prospettata l’occasione di prenderlo ho subito parlato con il giocatore. Mi hanno chiamato per chiedermi se ero interessato alla possibilità di prendere Hart e quando ho detto sì è iniziata la trattativa. Poi prima che arrivasse ho voluto parlargli perché volevo sentire con quale testa sarebbe arrivato e al telefono mi ha dato le giuste sensazioni, quelle che volevo e lui ha avuto da me la conferma che ero d’accordo di averlo al Torino”.

Hart dice già qualche frase in italiano?

“Sì, quando arriva un giocatore straniero gli si dà una lista di trenta-quaranta-cinquanta parole che gli servono all’inizio per capire e farsi capire in campo e guidare la difesa, capitò anche a me che arrivai senza sapere neppure una parola d’italiano. Ho sentito che in allenamento già parla in italiano, speriamo che impari bene le parole della lista che gli abbiamo dato e che non confonda un termine con un altro”.

Come si sta allenando e come ha trovato fisicamente Hart?

“Bene. Gli inglesi hanno un’altra mentalità e in ogni partita danno il massimo come anche in allenamento. Non c’è con loro il problema dell’atteggiamento, anche quando fanno il torello s’impegnano, mentre in Italia è più uno scherzo per far finire in mezzo un compagno mettendolo in difficoltà. Comunque prima che arrivasse mi sono informato con Battara che lo allenava nel Manchester e con Lombardo che era al City con il Mancio (Mancini, ndr) e da tutti ho avuto riscontri positivi”.

Guardiola pensa che Hart non sia eccelso con i piedi, lei che cosa ne pensa?

“Per quello che ho visto io in allenamento sa usare i piedi, poi se Guardiola vuole che in porta ci sia uno che abbia i suoi piedi sarà difficile che riesca a trovarlo. Io non conosco l’abilità con i piedi dei portieri del Manchester City e non voglio entrare nel merito. Se a Guardiola non piacciono altri giocatori che ha ce li mandi, noi li prendiamo volentieri (sorride, ndr)”.

Hart è arrivato in prestito, le piacerebbe che restasse anche in futuro?

“E’ presto per dirlo, bisogna vedere e va considerato anche il fatto di come si troverà il ragazzo qui e se vorrà restare o andare altrove. Non ci sono dubbi che siamo tutti molto contenti del suo arrivo, siamo tutti convinti che possa fare bene e che sia nella squadra e nella città giusta per lui. Sta a lui confermare il suo valore”.