Massimo Bava: l'uomo giusto al posto giusto, ecco perché

Ha respirato pane e Toro fin da piccolo, anche se giocava altrove. Si è fatto le ossa e ha costruito rapporti che ora può sfruttare
01.06.2019 17:46 di Federico Danesi   vedi letture
Massimo Bava: l'uomo giusto al posto giusto, ecco perché
© foto di Torino

Manca solo la forma, ma la sostanza c'è tutta. Il nuovo Toro lo stanno costruendo Walter Mazzarri e Massimo Bava, la nuova coppia di fatto al comando. E non è cosa da poco perché dopo il lungo interregno di Gianluca Petrachi durato dieci anni, in sostanza significa ridare il Toro ad un torinista. Certo, ci sarà anche Emiliano Moretti a fare da collante con lo spogliatoio con un ruolo che capiremo nel dettaglio prossimamente, ma le chiavi di casa passano nelle mani di Bava ed è una scelta che convince sotto molti punti di vista. Intanto perché se l'è meritata sul campo, partendo dal basso anche se il Nizza Millefonti nel quale giocava all'epoca era una delle massime espressioni dilettantistiche cittadine e adesso ha chiuso il cerchio con l'affare concluso per i campi del 'Robaldo'. Il campo è una cosa, la scrivania un'altra, ma con il Volpiano e il Canavese (che in quegli anni era il massimo da queste parti) e il Cuneo prima di arrivate al Toro ha maturato esperienze importanti da direttore generale. Bava è diventato uomo di C, prima di diventare uomo prezioso del Settore Giovanile, due passaggi essenziali per seminare conoscenze e competenze. E in sette anni di Toro Giovanile, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Scudetto, coppa Italia e Supercoppa italiana in bacheca con la Primavera, altri piazzamenti notevoli anche quando le sue squadre non hanno vinto, tanti talenti fatti crescere e valorizzati, da Parigini a Millico passando per Edera, Bonifazi e Barreca solo per ricordare gli ultimi. Ma ha anche lanciato Moreno Longo in Primavera dopo l'addio ad Antonino Asta, è andato a prendere Federico Coppitelli, ha prodotto novità importanti come la Toro Academy e più di recente ha ribadito che i migliori talenti in Piemonte (ancora prima di quelli in arrivo dal resto d'Italia e del mondo) devono e dovranno essere orgogliosi di vestire la maglia del Toro. Il senso di appartenenza è il suo marchio di fabbrica: certo lavora e lavorerà per fare il bene della società, ma il suo primo obiettivo sarà fare il bene del Toro, che non necessariamente è la stessa cosa. Negli anni Massimo Bava ha saputo costruirsi una fitta rete di rapporti, nella massima serie come nei campionati minori, in Italia e all'estero. Rapporto da concretizzare adesso che anche lui può puntare al bersaglio grosso. Da torinista fedele, non una roba di poco conto.