LIVE Juric: “Mai mi è passato per la testa di offendere i tifosi: chiedo scusa se qualcuno si è offeso. Siamo vicini a un obiettivo importante, dobbiamo stare tutti insieme"

05.02.2024 15:03 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Dall'inviata alla conferenza stampa Elena Rossin
Ivan Juric
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Ivan Juric

L’allenatore del Torino, Ivan Juric, ha voluto incontrare i giornalisti dopo che ieri nel post partita con la Salernitana, gara finita  0 a 0, c’era stato un confronto su come lui si rapporta rispetto ai tifosi del Toro. In sala stampa lo hanno accompagnato anche il direttore tecnico Vagnati e il braccio destro Moretti.

Prende la parola il tecnico: "Volevo parlare e capirci meglio. Con tutta sincerità le mie parole e le mie idee erano altamente propositive per ottenere un obiettivo favoloso, non c'era sicuramente volontà di creare scontenti, delusioni o altre cose citando le parole del tifoso del Torino Peyote, che ha espresso il suo pensiero. Il discorso è: siamo vicini a un obiettivo importante, dobbiamo stare tutti uniti ed essere al massimo, al 100 % in modo da andare tutti insieme ad ottenere una cosa che, secondo me, sarebbe fantastica".

Facendo una confidenza, il Toro per me è il ricordo di mio padre, dei miei nonni e di tanti amici del cuore, che non ci sono più, e nessuno di questi ricordi è legato a delle vittorie, anche perché da più di trent’anni qui non si vince nulla. Per metà della città, anche per quelli silenti, il Toro è quasi una filosofia di vita. Quando guardo un fil tifo per quello un po’ sfortunato e perdente, ma che con la schiena dritta ha la possibilità di tirarsi su però se quello diventa l’arrogante di turno non tifo più per lui. Spero che possa essere un messaggio. Le sue sono delle scuse?
"Un po' ci conosciamo e io posso valutare voi e voi me. Ho letto cose di strumentalizzazione. Ma io non sono uno che strumentalizza, il contrario. Dal mio punto di vista tutte le cose che abbiamo fatto da due anni e mezzo sono favolose. Siamo partiti da una situazione che era molto difficoltosa per i risultati, per il livello economico e per tutto.  Ci siamo messi a lavorare come cani per arrivare nella parte sinistra della classifica già nel primo anno, che per me era già un grandissimo risultato anche se non massimale. Idem il secondo anno e nel terzo, dopo una grande difficoltà iniziale, dove veramente poteva andare tutto male, come era successo tre-quattro anni fa, ma con lo spirito Toro siamo riusciti con i miei ragazzi a ribaltare una situazione pazzesca e ora siamo di nuovo una squadra credibile che se la gioca con tutte e non prende gol da tantissime partite e ha vinto tre a zero contro Napoli e Atalanta e che per me a volte battaglia. Io sono qui per i tifosi del Torino e quando mi si dice perché sei andato al Torino dico perché qui c'è la storia e lo spirito Toro, non è uno spirito qualsiasi: questa è una ragione per la quale sono qua. Ripeto, mi ha dato un po’ fastidio è che la partita di Genova, per me era stata l’esaltazione dello spirito Toro. C’erano giocatori sfiniti dopo la partita, avevano dato l’anima e ho percepito che non era stata percepita in questo modo e questo mi è spiaciuto tanto. Il mio discorso di ieri era un’altra cosa. Dopo la partita vedendovi come amici parlo con voi apertamente e non rispondo con le classiche risposte “Sì”, “No”, “Dai”, “Vediamo” La mia scusa è: se qualcuno si è offeso, come te e Marco, non era mia intenzione. Non volevo offendere nessuno o la storia del Torino, o i tifosi, mai mi è passato per la testa. Sono qui per ottenere un grande obiettivo. Quando sono arrivato c’era una certa situazione e abbiamo fatto tante cose e quest’anno dobbiamo fare ancora di più e non ci dormo la notte. Magari non dovrei dire le cose a voi sinceramente. Come ho detto al presidente all’inizio o a Vaganti un anno dopo. Io sono così, risolvo le cose così. Faccio male e magari dovrei essere paraculo e dire che è tutto fantastico e che va tutto bene. Offendere i tifosi del Toro? Mai. Se qualcuno si è sentito offeso non era mia intenzione e non mi passava per la testa farlo. Per me era più un richiamo all’unione con la volontà di ottenere un obiettivo che potrebbe essere fantastico e ce, secondo me, tutti quanti ce lo meritiamo dopo tre anni di duro lavoro".

Oggi si fa un bel passo in avanti rispetto a ieri, quali sono le prospettive del rinnovo del suo contratto?
"Con tutta sincerità, se non vado in Europa, cosa ci faccio qui? Prendo altri soldi? Io devo andare in Europa. Se vado in Europa allora mi siedo, parlo e ragioniamo su tutti i discorsi. Ma se non andiamo in Europa, anche se per me è un grandissimo risultato perché siamo nella parte sinistra della classifica e ci sono squadre che economicamente possono permettersi altre cose, io cosa ci faccio qui? Mi prendo un altro contratto? Si dovrebbe apprezzare questo. Sarebbe facile, firmo per altri tre anni e mi prendo altri soldi e magari poi il presidente mi esonera dopo un mese e io me ne vado via a casa bello sereno. Ma questo non è il mio obiettivo (la voce del mister sale di tono e diventa più infervorata, può sembrare che si stia arrabbiando, ma, avendo imparato a conoscerlo un po’ si capisce che è dettata dalla passione per il suo lavoro, ndr). Il mio obiettivo è la grandezza del Toro, è portarlo là e così posso dire: me la sono meritata e vedere che cosa si può fare ancora. Non è vivacchiare. Il mio pensiero è questo. Con Vagnati va tutto bene e anche con Moretti. E con il presidente va tutto bene. Del settore giovanile sono stra-contento. Il Filadelfia è bellissimo, lo abbiamo sistemato sputando sangue per farlo e così quando arrivano giocatori come Schuurs non si devono vergognare. Questo, caz…o, è il lavoro che abbiamo fatto! Non solo chiacchiere sui soldi. Andiamo in Europa e resto tutta la vita, ma se non ci andiamo vado via perché non ho raggiunto l’obiettivo, anche se ho fatto grandi cose. Ci siamo?”  

Forse lei è un po' troppo schietto?
“Sono stupido, ragazzi, non schietto. Quello che ho detto ieri è da stupido, esprimersi così davanti a voi è da stupidi, è autolesionismo. Non devo fare così, ma come fanno tutti gli altri: essere bello sereno. E devo farlo anche con i giocatori. Ma io invece no, vado dritto e parlo e poi le cose diventano forti (nel senso hanno risonanza, diventano pesanti, ndr). Se volete darò solo risposte classiche che tutti si aspettano: è fantastico, va tutto bene. A inizio stagione quando facevamo schifo, io l’ho detto che non c’eravamo. La contestazione allora mi è piaciuta perché era una reazione che c’è stata anche nel gruppo (dei giocatori, ndr) e ci siamo ricompattati e siamo diventati forti e con lo spirito Toro e a Cagliari abbiamo vinto perché tutti in campo corrono come scemi e si buttano, si aiutano uno con l’altro. Poi ieri abbiamo fatto una brutta prestazione e l’accettiamo. Ma nessuno ha mollato neppure ieri né Zapata, né Sanabria e neppure i nuovi arrivati. I giocatori sono miei, hanno lo spirito Toro. Ma se volete un allenatore che vi dice che va tutto benissimo, e ne avete avuti in passato, non sono io quell’allenatore. Sul contratto ho risposto in maniera schietta e sono autolesionista. A volte arrivo a casa e mi dico: sei un cretino allucinante. Ieri mia moglie mi ha detto: “Sì sei un cretino”. Non ha cercato scuse perché non era il momento. Non c’erano argomenti: lo stadio era pieno e bello e noi abbiamo fatto una partita molto mediocre e non siamo riusciti a vincere e nessuno ha fischiato e tutti hanno tifato per tutta la partita. Schietto sì, ma ieri sono stato stupido e non era assolutamente mia intenzione entrare nella polemica. Voglio un’unione totale. A Genova ho percepito certe cose e le ho espresse, ma non dovevo farlo e magari lo avrei fatto se avessi avuto meno adrenalina o se avessimo vinto perche sarei stato contento. Se ho offeso qualcuno o se qualcuno fra i tifosi del Toro si è sentito sminuito o non apprezzato umilmente chiedo scusa perché non era mia intenzione e io ho lo spirito Toro, ne ho molto, molto. La mia strada in questi due anni è sempre stata all’insegna dello spirito Toro. Quest’anno nei primi due mesi la mia squadra non aveva lo spirito Toro e mi sono vergognato, ma poi dopo c’è stato lo spirito Toro, anche quando i miei hanno giocato male”.

Il suo destino si deciderà a fine stagione, ma lei andrebbe volentieri avanti al Toro? Le sue parole di ieri erano forse un tentativo di preparare l’addio?
"Non ho problemi a dire: io me ne vado, ho dato tutto  e allora ciao e arrivederci. Lo dico con grande onestà. Di questi due anni e mezzo si può dire di tutto, ma non che io non abbia avuto rispetto per il lavoro e la società. L’ho avuto sempre al massimo. Del contratto non ho parlato neanche con loro (ha indicato Vagnati e Moretti, ndr). Non ne parliamo e dentro di me non volevo neppure dirlo e andare avanti così anche con i giocatori. Ma dentro di me penso: che cosa ci faccio qui? Un anno fa si è detto che bisogna fare il salto di qualità, ma è dura, durissima competere con quelle squadre la. Deve andare tutto bene. Ma la mia presenza qui non può esser quella di uno che prende soldi. Di uno che sta qui e racconta cose. Non è la mia idea perché se non ottengo quello che si aspetta la piazza e che io mi sono prefissato, che Vagnati, Moretti e il presidente si sono prefissati. Ci vogliamo provare, vogliamo alzare l’asticella e portare questa squadra più su perché se lo si fa salgono anche i valori e tutto è diverso. Noi lavoriamo per questo. Un anno fa quando il presidente mi ha detto del rinnovo ho risposto : aspettiamo. Ditemi se altri avrebbero detto così. Da giocatore non ho guadagnato tanto, i contratti erano bassini quindi non sono a posto. La mia idea non volevo dirla, ma con quello che è successo è anche giusto spiegare, e quindi se raggiungiamo l’obiettivo ci sediamo, parliamo e vediamo se veramente possiamo fare qualche cosa di bellissimo. Ma se non raggiungo questo obiettivo la mia presenza qui non ha senso e che venga un altro con lo spirito giusto e porti il Toro dove deve andare. Questo è quello che penso”.  

A prescindere dal risultato finale di quest’anno, il ciclo per lei è concluso oppure ci sono le basi per continuare facendo meglio?
"Assolutamente, ma deve provarci un altro. Se finiamo magari anche bene o meno bene  quest’anno noi qui abbiamo un capitale vero che prima non c’era. E tutto questo capitale lo abbiamo creato valorizzando i giocatori, lavorando duro, migliorando. E’ una situazione completamente diversa da quella di due anni e mezzo fa quando sono arrivato. Certo che si può fare perché c’è una base e lo dico perché questi due qui (indica ancora Vagnati e Moretti, ndr) lavorano come cani. Il settore giovanile e la Primavera vanno a mille, li stiamo crescendo, stiamo facendo le palestre e il mio preparatore prepara i programmi per loro e li seguiamo e sappiamo ogni minima cosa (l’ha detto con un’espressione molto più colorita, ndr). Stiamo inserendo Gineititis e vogliamo farlo con altri che stanno giocando in Serie B. Vogliamo creare nuovi Buongiorno. Tutto ciò prima non c’era. Siamo tutti sulla stessa barca. Arrivo alle 8 e vado a casa alle 20 lavorando come un cane. Qualche giorno fa parlavamo dei dati fisici di Della Vecchia che fa 400 metri di scatto e che cosa gli manca. Noi spendiamo tempo e lavoriamo per il bene del Toro, non appariamo solo belli nel fare le cose. C’è una base forte che ci sia Ivan (Juric, ndr) o che non ci sia. C’è gente che lavora forte, che è umile e che, secondo me, è migliorata tanto nella scelta dei giocatori e nel vedere che cosa serve nel calcio moderno. Secondo me stiamo bene, questo dico”.      

La squadra sa che la sua permanenza è legata all'Europa?
"No, non lo sanno. L’hanno scoperto per colpa di Fabrizio (sorride, ndr). La mia idea già da tempo era questa. Il rapporto con la squadra in questo momento è fantastico. Loro vogliono crescere come squadra e come giocatori e  lavorano come cani. Abbiamo rapporti belli e giusti e si discute di tutto  Vedo una grandissima crescita in questi ragazzi: nei “vecchi” vedo una maturità e voglia di esserci. E lo vedo nei giocatori che magari tre anni fa stavano retrocedendo e adesso ci danno grandi soddisfazioni come Linetty, Rodriguez e Djidji. E vedo giovani che lavorano come cani e hanno l’obiettivo di migliorarsi e, per me, hanno lo spirito Toro che siamo riusciti ad inculcare in loro dopo che si era perso nei primi due mesi di questo campionato. In questo momento è una bellezza allenarli: prendono il pallone e vanno, vogliono apprendere e capire che cosa facciamo e io con loro mi sto divertendo tanto".

Non è un rischio aspettare fino alla fine del campionato per il rinnovo?
"Non lo so. Secondo me, in questo mercato non si poteva fare niente e su questo il presidente è stato chiaro e lo abbiamo accettato cercando di fare il meglio possibile con i prestiti. Penso che, come ho risposto a Elena, ci sia una grandissima base di giocatori, gente che ha la mentalità giusta e a prescindere ci si ritrova con una bella situazione. Anch’io quando soro arrivato mi avevano contattato a fine campionato e non sapevano prima di prendere Juric, il Toro si doveva salvare e ci siamo visti dopo quindi non credo nell’emergenza (di decidere subito, ndr). Poi si vedrà in questi mesi come andranno le cose. Non credo che sia un problema, specialmente per lui (indica Vagnati che fa un cenno di assenso sorridendo, ndr)”.  

E sulle porte aperte al Filadelfia, conferma che non c’è problema? Perché per tanti mesi ci sono stato solo allenamenti a porte chiuse?
"Con tutta schiettezza, non ho chiesto e non ci ho pensato. L’anno scorso, mi sembra di ricordare, che parecchie volte sono venuti i tifosi. Marco oggi parlava delle vele. Noi a volte notiamo che ci sono delle spie, prepariamo i piazzati e gli altri lo sanno. Facciamo uno schema ed è conosciuto, ma come è possibile? Anche con le vele che sono state installate, su queste cose si è a un altro livello e non riusciamo a fare certe cose perché spingono l porta e si vede. Non è per i tifosi, figuriamoci e l'anno scorso abbiamo aperto parecchio, a inizio settimana si fanno le solite, c’è il recupero, ma quando iniziamo a lavorare sulla tattica, sulle scalate allora mi sembra giusto che altri non siano presenti e vedano cosa sto preparando per la partita perché veramente si gioca anche sui dettagli o magari io sono un fanatico dei dettagli e penso così. Avevo risposto già cosi l’anno scorso e due anni fa: per me aprire ai tifosi gli allenamenti dei primi giorni della settimana non è un problema. Semmai il problema è che gli allenamenti sono di mattina alle 11,30 ed è un orario in cui la gente lavora o e a scuola ed in questo senso è penalizzante”   

Quindi ci possiamo aspettare allenamenti a porte aperte magari il martedì?
“Vi ho detto che in questi mesi nessuno me lo ha mai chiesto perché se lo avessero fatto avrei detto di sì, di aprire le porte il martedì. Specialmente dopo una vittoria, ad esempio quella con l’Atalanta, mi farebbe piacere. Oggi (sorride, ndr) magari un po’ di meno, ma è normale perché quando va tutto bene la gente viene e applaude, mentre se va male preferisco che non ci sia nessuno”. 

Avere tanti giocatori di proprietà e aver attrezzato il Fila non è uno stimolo per continuare anche in futuro?
"Tre anni sono tanti. Mi ero prefissato quest’obiettivo: il primo anno, sistemare le cose. Il secondo, avere un po’ di più e anche per questo avevamo litigato io e Vagnati e poi con il tempo siamo riusciti ad aggiustare le cose. Il terzo anno, c’è … basta in questo senso. Penso che il Toro  deve ambire e non pensare che manchino cinque-sei punti per salvarci perché non si sa mai nella vita. Bisogna essere umili. La mia squadra sa per cosa gioca, non è come il primo anno che dico va bene la parte sinistra perché prima eravate diciassettesimi. I miei ragazzi sanno che ieri hanno sprecato un’occasione, come a Cagliari sapevano che avendo vinto … e la gioia è stata una bellezza. Come affrontano le partite e come hanno dato battaglia con il Genoa, anche se è stata sminuita. Vedo queste cose e loro sanno qual è l’obiettivo: E’ un grande obiettivo, io mi faccio il cu...o, lavoriamo come cani per prepararci e speriamo di non ave infortuni perché quando ci sono diventa veramente difficile, però sanno il nostro obiettivo, anche se non è totalmente giustificato, ma è il nostro e ci stiamo lavorando. Non ottenendolo si perde davvero il senso”.

Non ha mai avuto la percezione che unire, aprendo le porte del Fila, la piazza a voi potrebbe portare punti?
“Penso di sì”

Allora perché non aprirle?
“Dico come funziona. Posso battagliare per mettere a posto il Filadelfia e abbiamo rifatto il campo, è stata allestita la cucina che all’inizio non volevano farla ed è stata portata una cucina montata, ma noi non volevamo quella e così poi è stata costruita. In seguito è stata fatta la zona per il recupero dei giocatori e ci abbiamo messo le persone adatte. Per tutto questo mi sono speso tanto, anche sui materiali. Certo che ci deve essere unione con i tifosi e il mio discorso di ieri era proprio per questo. Se volgiamo raggiungere l’obiettivo dobbiamo tutti quanti essere in grande sintonia: io con loro e loro con me e i tifosi con tutti noi. Secondo me, ci può portare punti se si ha una spinta e ieri negli ultimi minuti è stato fantastico, ma con l’Udinese non è stato così. Ieri io non ho sentito un fischio e ci sono stato anche sbagli bruttini nei passaggi e finita la partita si sentiva la positività anche se c’era delusione. Mentre contro l’Udinese si sentivano “Sveglia”, “Cogl…e” e non c’era quella spinta fortissima che ho visto ieri che abbiamo deluso e, secondo me, potevamo fare di più e giocare meglio eppure eravamo molto concentrati e non abbiamo concesso niente alla Salernitana che sa comunque creare occasioni. La squadra poteva fare di più. Rispondendo alla tua domanda, sono per l’unione totale e penso che sia fondamentale, ma ci sono anche altre componenti del club che lavorano e cercano di fare. Non so quante ore i giocatori passino con i tifosi e su questa tematica non sono entrato”.