La storia tenera e commovente del figlio Moreno e della mamma Toro

27.07.2020 16:30 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Moreno Longo
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Moreno Longo

Un giorno un ragazzino di undici anni accompagnato dal padre varcò il cancello di una casa-tempio che si chiama Filadelfia, ma che per tanti é semplicemente il Fila. Quel giorno quel ragazzino, che si chiama Moreno, sperava di coronare un sogno quello di diventare un calciatore, ma non un calciatore qualunque bensì un calciatore del Toro, la sua squadra del cuore. Fece un provino e fu preso. Trascorse anni Moreno a imparare a diventare un calciatore del Toro e alla fine ci riuscì grazie all’impegno e al fatto di aver avuto dei veri maestri che non solo gli insegnarono a giocare a calcio, ma lo forgiarono anche come uomo.

Arrivò il momento per il ragazzo Moreno di esordire in prima squadra e nel frattempo vestì anche la maglia della Nazionale Under 18 e 21. Poi, come capita a tanti giovani, arrivò il tempo di fare esperienze altrove e così partì. Andò prima alla Lucchese, e poi al Chievo, dove nel 2001 s’infortunò gravemente riportando la rottura dei legamenti del ginocchio. Ci volle più di un anno, ma si rimise in piedi, perché uno del Toro non si arrende neppure di fronte alle avversità, e riprese a giocare. Cagliari, Teramo, Pro Vercelli e Alessandria, però, quel ginocchio non era più come prima e nel 2006 appese definitivamente gli scarpini al chiodo. Ma senza calcio non poteva stare e allora divenne allenatore. Filadelfia Paradiso e poi Cavese prima di tornare al Torino nel 2009 dove guidò gli Allievi Nazionali e la Primavera portandola a vincere lo scudetto dopo 23 anni e la Supercoppa Italiana.     

Moreno nel 2016 ormai si sente pronto per allenare una prima squadra e allora per la seconda volta si allontana dal Toro e va alla Pro Vercelli con l’obiettivo di far mantenere alla squadra la categoria, la Serie B, e lo raggiunge. La stagione successiva passa al Frosinone e gli vene chiesto di far tornare la squadra in Serie A e ci riesce, l’anno successivo non riceve una rosa adeguata e arrivano le immancabili difficoltà e ne paga le conseguenze con l’esonero. Allora si mette a studiare e va anche all’estero per tenersi sempre aggiornato.

Verso fine gennaio 2020 arriva la chiamata di mamma Toro perché la squadra è entrata in un vortice negativo e le pesanti sconfitte con Atalanta, sette a zero in casa, e Lecce, quattro a zero, nel frattempo danno il colpo di grazia al suo predecessore Mazzarri. Il figlio Moreno non ha dubbi: deve provare a salvare il suo Toro e pur sapendo che incontrerà tantissime difficoltà, perché la squadra sta scivolando giù in classifica, lo spogliatoio è diviso in gruppi, la condizione atletica di parecchi giocatori è precaria, la rosa è stata sfoltita e non sono stati presi rinforzi, accetta di sedersi su quella panchina che da quando ha iniziato ad allenare ha messo come obiettivo di prestigio da raggiungere. E’ consapevole che potrebbe danneggiare la sua carriera ancora agli inizi, ma sceglie con il cuore. Ottiene di avere con lui oltre al suo fidato staff anche un amico, Tonino. Un altro che nel Toro ci ha giocato e poi, come lui, ha allenato nel settore giovanile, e che i valori granata li ha fatti propri.

Moreno e Tonino erano consapevoli delle difficoltà, ma quando si sono trovati a toccarle con mano si sono resi conto che sarebbe stato ancora più difficile del previsto, ma non si sono persi d’animo. E allora hanno fatto affidamento su Salvatore, che ha sempre la faccia corrucciata e quando s’incavola non te le manda di certo a dire, però, fa di tutto per evitare che gli avversari segnino e alle volte compie dei veri e propri miracoli. Su Andrea, un bravo ragazzo molto generoso che in campo si sacrifica incarnando così lo spirito Toro, corre anche per gli altri e i gol li sa fare e gioisce mimando la cresta del gallo diveuto idolo indiscusso soprattutto dei bambini e da tutti chiamato appunto "Gallo". E su Cristian, Lorenzo e Tomas, tre professionisti che hanno capito che cosa è il Toro. La squadra fatica ad ingranare e poi a complicare le cose il Covid-19, che blocca ogni attività e rinchiude tutti in casa a lungo. Moreno e il suo staff non stanno comunque con le mani in mano e lavorano sulle teste dei giocatori e quando finalmente si torna a una certa normalità la squadra tra alti e bassi riesce ad ottenere i punti necessari, vincendo gli scontri con le dirette concorrenti Udinese, Brescia e Genoa e pareggiando con la Spal, per raggiungere l’aritmetica salvezza con due giornate d’anticipo sulla fine del campionato. Il figlio Moreno è riuscito ad aiutare la mamma Toro.        

Oggi Moreno é un uomo felice per quello che ha fatto, anche se c'è chi non gli risparmia critiche e molto probabilmente non gli saranno riconosciuti i meriti e, magari, non sarà neanche riconfermato sulla panchina del Torino. Nel caso andrà via proseguendo la sua carriera altrove, ma dentro sarà sempre uno cresciuto al Fila e porterà comunque ovunque lo spirito granata cercando di trasmetterlo ai suoi giocatori.

Meriterebbe il figlio Moreno di avere la chance di proseguire sulla panchina del Torino avendo a disposizione una rosa allestita per il suo concetto di calcio in modo da forgiarla e renderla degna di indossare la maglia granata, me se così non sarà non porterà rancore seppure proverà molto dispiacere e ne soffrirà. E se mamma Toro poi dovesse un giorno  richiamarlo lui senza la minima esitazione tornerà, come fa un bravo figlio cresciuto con sani principi quando la mamma lo chiama perché ha bisogno d'aiuto.