La misura è colma: gli arbitri devono dirigere la partita non condizionarne il risultato

In Torino-Cagliari è si è visto di tutto e di più tranne che una gara regolare.
14.04.2019 19:26 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Massimiliano Irrati
© foto di Federico Gaetano
Massimiliano Irrati

Arbitro ossia il direttore di gara che per definizione, stando anche al vocabolario Treccani, è: “Ufficiale di gara (in alcuni sport designato ufficialmente come giudice arbitro) che ha il compito di seguire le fasi di una competizione assicurandone la regolarità, punendo gli eventuali falli e convalidando il risultato, talvolta avvalendosi di collaboratori (come per es. i segnalinee nel calcio)”. L’arbitro, quindi, deve assicurare la regolarità della partita come tutti sanno. Questo, però, non è solo il sentore comune è anche quanto stabilisce l’Aia, vale a dire l’associazione italiana arbitri, e anche c’è scritto nel regolamento in vigore e per tanto valido per questa stagione calcistica. Regola 5 L’autorità dell’arbitro: “Ogni gara si disputa sotto il controllo di un arbitro, al quale è conferita tutta l’autorità necessaria per far osservare le Regole del gioco nell’ambito della gara che è chiamato a dirigere.

Le regole del gioco un po’ come le leggi sono ovviamente soggette a interpretazione, ma questo non significa che valgano un po’ sì e un po’ no. Eppure oggi Irrati in Torino-Cagliari ha dato prova di non utilizzare lo stesso metro di giudizio per episodi identici, finendo così per esacerbare gli animi e condizionando il risultato. Sia chiaro, l’arbitro Irrati non è stato l’unico a commettere errori e sicuramente i suoi assistenti non lo hanno adeguatamente supportato. Anche Zaza e Mazzarri  hanno sbagliato e persino Sirigu, uno che di solito sa controllarsi. Alla fine Torino-Cagliari è finita uno a uno con tre espulsi, Zaza rosso diretto e Pellegrini e Barella per doppia ammonizione, un allontanato, Mazzarri, e sette ammoniti, Barella, Rincon, Faragò, Berenguer, Padoin, Pellegrini e Pisacane.

Non ci sono dubbi che la partita fin da subito sia apparsa maschia con i giocatori che lottavano su ogni pallone e, infatti, la prima ammonizione è arrivata dopo neppure un minuto dal fischio d’inizio e a beccarsela è stato Barella a seguire, un minuto dopo, il giallo se l’è visto sventolare Rincon. Fin qui niente da eccepire: era giusto che l’arbitro per evitare troppa animosità in campo non tollerasse interventi scorretti. E’ stato, però, ciò che è avvenuto in seguito che non è accettabile. Stando solo agli episodi clamorosi, minuto 34: angolo per il Torino, Izzo in mezzo all’area è stato spinto da Pellegrini ed è finto addosso a Klavan, che è rimasto a terra e poi per fortuna si è rialzato. Izzo giustamente ha protestato perché era rigore, ma né l’arbitro né il Var sono intervenuti sanzionando l’episodio. Va ricordato che non è la prima volta che il Torino subisce decisioni sfavorevoli quando aveva ragione e prima della partita di oggi contro il Cagliari ammontavano a sedici. Non c’è sa stupirsi, quindi, che un rigore non dato sullo zero a zero abbia fatto infuriare, tanto più in un momento particolare della stagione con in ballo l’accesso alle competizioni europee. Minuto 42: Berenguer stava correndo verso l’area rossoblù e Ionita facendo ponte lo ha fermato, sicuramente molto prima che arrivasse in area, ma si trattava di un fallo evidentissimo, però, Irrati ha deciso che non ci fosse il fallo. Minuto 43: fallo di Ionita su Aina a centrocampo, nessuna sanzione. Minuto 45: Berenguer ha fatto fallo su Ionita, uguale a quello che Ionita aveva fatto ad Aina, ma è stato ammonito. Nella ripresa. Minuto 49: Pavoletti di testa ha indirizzato la palla verso la porta Sirigu che si è tuffato, ma non l’ha toccata e la stessa è finita fuori. Irrati però, ha decretato l’angolo per il Cagliari. Sirigu ha protestato tantissimo e nel frattempo il Var ha fatto ritornare sui suoi passi Irrati perché Sirigu non aveva toccato la palla e, quindi, non c’era calcio d’angolo. Nell’occasione Sirigu con un gesto plateale, e non da lui perché è sempre molto corretto, ha scaraventato il pallone fuori dal campo pertanto doveva essere ammonito, va detto per onestà intellettuale, ma l’arbitro non ha estratto il cartellino giallo. Buon per Sirigu, ma non per il rispetto delle regole e neppure per l’arbitro preposto a farle rispettare. E ancora poco dopo che Pisacare era stato giustamente ammonito per un fallo su Berenguer (56’) lo stesso giocatore è stato graziato per un fallo sul fondo ai danni di Rincon, fallo rilevante poiché Rincon avrebbe potuto crossare o entrare in area costituendo un pericolo per il Cagliari, quindi, ammesso e non concesso di passare sopra alla mancata ammonizione, anche se il fallo è apparso volontario, almeno il calcio di punizione doveva essere concesso. 

Non sono pochi gli episodi che sono incriminati e a tutto questo va aggiunto che in un clima già surriscaldato De Silvestri aveva dovuto lasciare il campo con il naso rotto (40’) dopo che aveva impattato sulla spalla di Klavan, contato che può capitare e senza colpe, ma che lascia il segno. E se non bastasse il gol del pareggio di Pavoletti (75’) tutto subito era stato annullato dall’arbitro per fuorigioco del cagliaritano e poi dal Var assegnato poiché Izzo con la punta della scarpa, 3 centimetri, lo teneva in gioco. Per carità se non c’era il fuorigioco il gol andava convalidato. Zaza poi ha pensato bene di mandare al quel paese palesemente l’arbitro (74’) e ha ricevuto il rosso diretto, ma come a fine partita ha fatto notare il direttore generale Comi “In ogni partita si vedono almeno 4-5 giocatori mandare l’arbitro a fan…, ma non si verificano tutte queste espulsioni”. O tutti o nessuno, un vaffa è sempre un vaffa, che lo dica Zaza o che lo dica Messi. Ovviamente Zaza non doveva ire certe cose tanto più che sapeva perfettamente che a parte il giovane Damascan, che poco dopo è entrato e ha fatto il suo esordio in serie A, in panchina non c’era nessun altro attaccante di ruolo. Senza contare che lasciava i suoi in dieci e, infatti, un minuto dopo il Cagiiari ha pareggiato. Infine, anche Mazzarri è stato coinvolto in un episodio poco chiaro. Dopo la convalida del gol di Pavoletti, secondo la ricostruzione di Dazn, l’allenatore del Torino infuriato perché riteneva di aver subito l’ennesimo torto arbitrale ha lasciato il campo dicendo “Me ne vado” e a fine gara Pavoletti ha bollato l’episodio come “Scena inutile”. Cairo sull’uscita del suo allenatore ha detto genericamente “Che certe situazioni le si cambia dall’interno lottando e lavorando e che non si deve mollare neppure di un millimetro fino all’ultimo secondo” e anche Comi ha tagliato corto “Non ho visto l’episodio, ma in settimana analizzeremo tutto, però, una cosa così è inutile analizzarla”. Mentre dall’ufficio stampa della società granata hanno fatto sapere che “Da referto arbitrale Mazzarri è stato allontanato”. Si può anche comprendere la furia di Mazzarri che era già alimentata da tanti episodi precedenti e che non era soddisfatto per qualche errore di troppo dei suoi nel primo tempo e per l’espulsione di Zaza, ma allontanarsi dal campo, mandato via dall’arbitro o volontariamente, e poi farvi ritorno per prendere la giacca e riandarsene può solo dare adito a interpretazioni anche non conformi a realtà e lui da allenatore deve evitare qualsiasi ulteriore motivo di tensione e dare il buon esempio. Il regolamento prevede che nessuno, giocatore o allenatore che sia, può lasciare il campo per nessun motivo senza comunicarlo all’arbitro, se non per infortunio o per esservi stato allontanato proprio dal direttore di gara, pena l’espulsione. Corrette, invece, le doppie ammonizioni e le conseguenti espulsioni di Pellegrini e Barella.

Chi ha visto la partita, allo stadio o in televisione, non può non concordare con il fatto che in molti hanno sbagliato, ma che se Irrati coadiuvato dai suoi assistenti - tralasciando il Var che può intervenire come si sa solo ed esclusivamente in certe occasioni e in nessun altro caso – è stato il primo che con la sua direzione di gara non coerente ha fatto surriscaldare gli animi e questo ha poi portato a tutto ciò che è accaduto. Un arbitro deve far rispettare le regole e garantire il corretto svolgimento della partita, se non lo fa non solo condiziona il risultato di quella gara, ma falsa l’esito del campionato e questo non può essere accettato, prima di tutto dagli stessi arbitri.