Il Torino riparta dalla rabbia e dalla delusione dei suoi tifosi che lo contestano

I risultati ottenuti hanno fatto crescere il malcontento indirizzato a tutte le componenti della società granata dal presidente ai giocatori.
08.11.2019 10:30 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Curva Maratona
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
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Vox populi, vox Dei si dice. Lo striscione “Grazie presidente per questo mercato stupefacente” a una settimana dalla chiusura del mercato che fino ad allora non aveva portato rinforzi con già, però, la sconfitta nella gara d’andata dei play-off d’Europa League che preludeva, come poi è stato, il mancato approdo alla fase a gironi. Il coro “Tirate fuori le palle” prima dell’inizio della partita con il Cagliari e poi i fischi seguiti al pareggio finale all’indirizzo della squadra che si sono ripetuti dopo la sconfitta con la Lazio e solo accantonati in occasione del derby. Il comunicato che chiedeva di cacciare Mazzarri. La delegazione di ultras che è andata a parlare con allenatore, capitan Belotti, il direttore sportivo Bava, il direttore generale Comi e il direttore operativo Barile dopo la sconfitta con la Lazio e prima del derby. Qualche scambio di opinione tra i tifosi e Mazzarri al Filadelfia nell’unico giorno, dal raduno della squadra a luglio, di apertura degli allenamenti. E, infine, gli striscioni di ieri apparsi in città con la scritta “Cairo vattene”. Senza dimenticare tutto ciò che gira sui social. Tutto questo è la voce o meglio il grido di dolore dei tifosi del Toro che sono passati dalla speranza di vedere la propria squadra tornare a calcare i campi in giro per l’Europa alla delusione dell’attuale quattordicesimo posto in campionato dopo undici partite con un continuo scivolare verso le parti più basse della classifica passando per la mazzata dovuta al mancato approdo alla fase a gironi dell’Europa League.

La contestazione dei tifosi che ormai investe tutto il Torino dal presidente alla squadra è comunque, anche se a qualcuno potrebbe non apparire così, un atto d’amore di chi vuole che i valori granata siano rispettati, portati avanti nel tempo e tradotti in risultati sportivi positivi. Ecco perché è da questo che a iniziare dalla squadra e dall’allenatore si deve ripartire traendone linfa vitale e poi anche la società ha il dovere morale di fare la sua parte nell’ambito delle sue competenze decisionali che attengono anche la modus operandi di gestire il quotidiano e l’agire in sede di mercato tenendo ovviamente conto dei bilanci, ma anche migliorando l’organico al fine di avere risultati sportivi superiori, sia ben chiaro nessuno parla di scudetto o di Champions League.
Domani pomeriggio la partita con il Brescia ultimo in classifica e che ha appena cambiato l’allenatore, non proprio, quindi, l’avversario più ostico da affrontare, per cui in campo è d’obbligo che vada una squadra determinata a fare la partita, nel senso di attuare un gioco concretamente propositivo,  e concludere la gara portando a casa punti. La contestazione non è il male, il male è continuare a perseverare nel fare scelte che non portano a miglioramenti duraturi.