Il Torino ha tre settimane per dimostrate di che pasta è fatto

14.10.2020 08:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Marco Giampaolo
© foto di Federico De Luca
Marco Giampaolo

Dal Cagliari al Crotone ossia sei partite includendo la Coppa Italia: è questo il banco di prova che attende il Torino nelle prossime tre settimane. E poi si potranno tirare le prime somme sfruttando la nuova sosta per gli impegni della Nazionale. Anche per Giampaolo sarà un bell’esame poiché in questo arco di tempo. sommato a quello che ha avuto dal 19 agosto quanto per la prima volta ha allenato il Torino, dovrà capire se i giocatori che ha a disposizione sono idonei al suo 4-3-1-2 perché in caso contrario dovrà rivedere il suo impianto di gioco per non andare incontro a una stagione di sofferenza. Non conti sul mercato di gennaio, a parte che sarebbe già tardi in quanto nel frattempo sarebbero passate quindici giornate di campionato, ma soprattutto si ricordi che Cairo nelle ultime stagioni non ha mai preso giocatori nella finestra invernale del calciomercato e chieda a Mihajlovic e Mazzarri quanto ne avrebbero avuto bisogno di rinforzi.

Cagliari, Sassuolo, il recupero con il Genoa, Lazio, il terzo turno eliminatorio di Coppa Italia con il Lecce e il Crotone sono questi in sequenza gli avversari che dovrà affrontare il Torino. Questi banchi di prova serviranno a comprendere se Bonazzoli è la miglior spalla per Belotti e se anche sarà servito a rendere Zaza più incline a prestazioni meno deludenti. Chi fra Verdi e Gojak può essere il miglior trequartista. Se Rìncon ha appreso i dettami per fare il regista davanti alla difesa. Se la difesa, passata da tre a quattro elementi, riesce ad essere una valida barriera protettiva per Sirigu. Come si riescono a gestire i giocatori che faranno fatica a trovare spazio.

Tre settimane e i risultati, in relazione anche a quelli delle altre squadre e Covid permettendo, diranno di che pasta è fatto il Torino tanto più che nelle prime due giornate di campionato non ha racimolato nemmeno un punto. Forse servirebbe più tempo, ma non ce n’è perché l’imprinting nel calcio come nella vita ne determina lo svolgimento futuro ed è a dir poco difficile poi mutarne gli effetti..