Il derby ė veramente l'ultimo dei problemi di questo Torino

La squadra è sempre più in difficoltà e sembra essere entrata in un tunnel senza via d’uscita.
31.10.2019 12:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Mazzarri e Cairo
Mazzarri e Cairo
© foto di Alex Bembi

La sconfitta per quattro a zero con la Lazio, che é la quinta in dieci partite, dopo quelle ben più gravi vista la caratura dell'avversario con Udinese, Parma, Sampdoria e Lecce, i pareggi mosci con Cagliari e Napoli e le tre vittorie con Milan, Atalanta e Sassuolo, non brillanti e con momenti di difficoltà nell’arco delle partite posti in secondo piano dal risultato, ha avuto come epilogo la decisione di portare la squadra in ritiro ovviamente punitivo e l’affermazione da parte del presidente Cairo che l’allenatore Mazzarri è l’unico a non essere in discussione tutto questo in vista del derby di sabato sera. Ma c'è qualcuno che in coscienza all'interno del Torino Fc crede che basti questo per trasformare una squadra che non ha più la capacità di infilate due passaggi giusti di fila? Che non sa più come gestire la palla? Che in dieci partite ha subito sedici gol? Che é tra quelle che macina meno chilometri in campo? Che fatica a costruire uno straccio di manovra offensiva e quando ci riesce la vanifica tirando o in bocca al portiere avversario, spesso anche fiaccamente, oppure fuori dallo specchio della porta? Che nella maggior parte dei suoi elementi non salta l'uomo? Che ha quasi tutti i calciatori che hanno una forma fisica carente? Che ha paura anche della sua ombra perché in troppi mancano di vera personalità, prova ne è che alla prima difficoltà vanno in tilt? Che ha un allenatore che ormai non sa più che pesci pigliare per invertire la rotta e cambia interpreti, o li fa giocare in ruoli che non ne potenziano le caratteristiche, e moduli e così finisce ancor più per far incartare i giocatori, infatti, con la Lazio persino Sirigu e Belotti hanno giocato male?

E' deprimente che si sia scelta questa strada anziché assumersi pubblicamente la responsabilità di una sequela di scelte sbagliate. 1) Non aver saputo cogliere i segnali dall'allarme di partite perse in passato che una squadra ambiziosa deve assolutamente vincere, basta pensare alla sconfitta per quattro a uno con l'Empoli che stava lottando per provare a non retrocedere alla penultima giornata dello scorso campionato. Derubricato dai più a incidente di percorso nel finale di un girone che era stato per i 36 punti conquistati il migliore da quando la vittoria vale tre punti. 2) Non porre mai pubblicamente obiettivi ben precisi. 3) Aver gestito male per tempistica e modi prima l'addio del direttore sportivo Petrachi e poi il caso Nkoulou. 4) Aver ritenuto che per potenziare la squadra bastasse l'innesto di un paio di giocatori, Verdi e Laxalt, dal valore non superiore a quelli che già c'erano. 5) Aver, sicuramente in buona fede, sbagliato la preparazione estiva che era già condizionata da un inizio di stagione precoce per i preliminari d'Europa League e dai parecchi giocatori che avevano terminato la stagione precedente più tardi per gli impegni con le rispettive Nazionali. 6) Aver preso i giocatori che servivano da rinforzo dopo la fine dei preliminari d'Europa League, terminati tra l'altro con il mancato approdo alla fase a gironi, e a campionato già iniziato. 7) Avere giocatori in rosa che il campo lo vedono solo dalla panchina, anche se chi gioca é in palese difficoltà, ma non li scalzano perché non sono evidentemente ritenuti capaci di fare meglio. 8) Avere una struttura societaria scarna che non riesce a supportare abbastanza l'allenatore e il suo staff, non coglie appena si formano o sottovaluta le crepe nello spogliatoio e che non ha un reale potere decisionale in quanto per ogni cosa deve chiedere il permesso e avere l’approvazione preventiva del presidente.
Per non parlare degli allenamenti sempre a porte chiuse, del cercare di impedire che si crei un sano e costruttivo spirito critico da parte dell'ambiente che circonda il Torino, del far passare avversari del tutto normali e alla portata per fenomeni di prima grandezza, del sopravvalutare il potenziale e la resa a medio-lungo termine di alcuni giocatori, del non coltivare l'essenza granata che cementa e dà identità e senso di appartenenza.

Altro che mandare subito tutti in ritiro, forse, una mossa per dare un segnale forte poteva essere, invece, mandare tutti a casa dicendo di ripresentarsi allo stadio sabato sera per la partita con la Juventus. 
Adesso il Torino é tornato, e non é la prima volta, al punto di partenza: niente salto di qualità e progetto per farlo di fatto fallito, quando tutti o quasi pensavano che questo fosse l'anno della svolta. Ecco perché il derby di sabato é l'ultimo dei problemi di questo Torino, ed è tutto detto!