Gillet: “La squalifica? Un anno di “m”. Il mio obiettivo è tornare a giocare”

17.08.2014 09:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Gillet: “La squalifica? Un anno di “m”. Il mio obiettivo è tornare a giocare”
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© foto di Federico De Luca

Il portiere ha terminato ieri la squalifica relativa a vicende legate al calcio scommesse risalenti al periodo in cui militava nel Bari e da oggi è pronto a ritornare fra i pali per riprendere a essere protagonista sul campo. Secondo Gillet il Torino di quest’anno è tanta roba e sul fatto se lui e Cerci rimarranno o andranno via non sa, per entrambi a fronte di una proposta concreta decideranno con la società qual è la soluzione migliore da prendere per tutti.

 

Come definirebbe quello che le è accaduto?

“Non saprei, però è stato pesante, pesantissimo e non lo auguro a nessuno. Tutti sono liberi di farsi un’idea, ma nessuno può immaginare quello che ho vissuto e subito, solo io posso dirlo, per questo basta così”.

 

Che cosa ha provato quando ha saputo quanto tempo sarebbe durata la squalifica definitiva?

“Speravo durasse meno, però così è stato e ho dovuto farmela passare. Ho lavorato per farmi trovare pronto il giorno in cui sarebbe terminata”.

 

Oggi il Torino ha oltre a lei Padelli e Avramov come portieri, Ventura vi ha detto qualche cosa dal punto di vista tecnico?

“Niente. C’è Padelli, che conosco da tempo, e ha fatto benissimo, è un ottimo portiere e ha meritato la conferma e il rinnovo del contratto. E’ arrivato Avramov che è un altro grande portiere e l’anno scorso era titolare in serie A. C’è una situazione che sarà da definire”.

 

Quello che le è capitato le serve da spinta per riprendersi il posto da titolare?

“Il veleno è tanto, però la situazione mi ha fatto vedere le cose in un modo un po’ diverso, dopo certi accadimenti un po’ si cambia, ma la voglia e la grinta sono aumentate, è normale. Quando si subisce questo genere di cose e poi si torna …. Io non ero uscito per demerito, purtroppo mi è capitata questa disavventura …. gli assenti hanno sempre torto, ma adesso ho la possibilità di ripartire, quindi vediamo quello che succederà”.

 

In sede di calciomercato lei è stato accostato ad altri club, il suo futuro è al Torino o altrove?

“Il fatto che si parli di me in sede di calciomercato mi fa piacere perché vuol dire che non sono stato scordato e che in carriera qualche cosa di buono l’ho fatto. Vedremo se alla società arriveranno delle proposte, con la dirigenza ho un rapporto limpido e di grande rispetto e insieme ne parleremo e prenderemo la decisione migliore che vada bene per tutti”.

 

Lei preferirebbe rimanere al Torino o andare via?

“Per adesso sono qui, dopo se ci saranno delle richieste concrete la società mi chiamerà e ne parleremo. La situazione oggi è questa e fino a quando la società non mi chiamerà non si può discuterne. Ripeto, se arriveranno delle proposte ne parleremo e visto il rapporto che ho con il presidente, che è una persona molto intelligente, e lo stesso vale per Petrachi e per Ventura, ci siederemo intorno a un tavolo, ne discuteremo e prenderemo la decisione migliore per tutti”.

 

In generale in serie A c’è la tendenza ad avere due portieri di livello equivalente, anche nel Torino la concorrenza è diventata più agguerrita?

“E’ la tendenza che c’è nelle grandi squadre e adesso anche il Torino fa parte di questa elite, quindi ci sono portieri validi. Per me ci sono delle gerarchie perché il ruolo del portiere è talmente delicato e per come si gioca nel Torino è anche più difficile poiché ai portieri è richiesto di utilizzare anche i piedi. L’attenzione e la concentrazione richiedono più energie perché se c’è un passaggio indietro si deve essere pronti alla giocata e questo non è da tutti, non si può farsi trovare distratti. Il portiere che gioca deve quindi essere sereno, per questo dico che ci deve essere un primo portiere e un secondo. Chiaramente questo è il mio pensiero ed è sempre il mister che deve prendere le decisioni. Il ruolo del portiere non è come gli altri, non ci si può alternare e il secondo gioca quando il primo sta male oppure è squalificato”.

 

Lei quindi chiede che ci siano gerarchie ben precise?

“No, sto solo esponendo il mio pensiero. Con il mister si lavora bene e c’è un primo, un secondo e un terzo portiere ed è così che deve essere. Deciderà il mister chi far giocare e se in campionato o in coppa o se in entrambe le competizioni. Tutti stiamo lavorando e adesso sta giocando Daniele”.     

 

Quando giocherà la prima partita quale sarà il primo pensiero?

“Io non penso a niente, tutto si è chiuso quando è finito il campionato e il Mondiale. Devo solo pensare a continuare, ho già disputato qualche partita con la Primavera e quindi ho già ripreso a giocare. Non sento particolarmente il tornare in campo”.

 

Le è dispiaciuto di più non aver giocato lo scorso campionato con il Torino o non aver disputato il Mondiale con il Belgio?

“Tutte e due le cose, la carriera non dura sessant’anni e saltare una stagione è un danno importante, sarebbe stato bello giocare con la squadra l’anno scorso si sono vinte tante partite si è corso per l’Europa, c’era il Mondiale …. È stato un danno devastante”.

 

Non ha mai pensato per un momento di mollare tutto?

“C’è stato un momento che me ne volevo andare, non da Torino dove mi trovo bene, ma vivendo momenti difficili fra l’operazione e tutto il resto è normale, però alla fine passa tutto e bisogna essere forti”.

 

A che cosa si è aggrappato per superare tutte le difficoltà?

“Ci si allontana un po’ da questo mondo, però si cerca di stare tranquilli e sereni con la propria famiglia, mi allenavo bene e mi mettevo in testa che era un anno dove c’era un altro portiere che faceva bene ed io ero il secondo. L’ho messa in questi termini, facendo finta che la situazione fosse questa e così mi preparavo durante la settimana e mi allenavo come se avessi dovuto giocare, ma alla fine in campo ci andava l’altro. Avrei “svaccato” se avessi pensato che alla fine allenarsi bene o male non cambiava nulla poiché non potevo giocare, invece cambia eccome perché se si molla va a finire male. Adesso voglio andare ai duecento l’ora ….. ho cazzeggiato per un anno”.

 

Per sdrammatizzare diciamo che le hanno allungato la carriera?

“L’ho presa come se avessi fatto un tagliando, perché per l’infortunio sarei comunque dovuto stare fermo sei-sette mesi, quindi ho fatto il tagliando, mi sono allenato come un animale e adesso sento che il lavoro che ho fatto è servito. Quando mi allenavo con la squadra la mettevo sul piano psicologico che ero una riserva”.

 

La cosa più dura è stata vedere giocare gli altri?

“Sì, è pesante, soprattutto dopo qualche mese è stato proprio pesantissimo”.

 

Nell’ultimo periodo ha contato i giorni che la separavano dal ritorno a poter giocare?

“No, dopo la partita a Firenze non ci ho più pensato, c’era ancora il Mondiale, ma ormai basta era finita”.

 

Il processo penale in sede di giustizia ordinaria a Bari potrà dimostrare come si sono svolti realmente i fatti e se lei meritava o no la condanna da parte della giustizia sportiva?

“Non lo so, può darsi, ma alla fine si è trattato di omesse denunce .... di cosa stiamo parlando. Per due omesse denuncie ho saltato una stagione. Che vi devo dire, io come uomo sono sereno, non ho nessun tipo di problema con la mia dignità”.

 

Perché non ha urlato la sua innocenza come ha fatto Antonio Conte?

“Perché siamo due persone diverse, Antonio ha il suo carattere ed io il mio, io vedo le cose in un certo modo e lui nel suo. Nella vita siamo tutti diversi”.

 

Ritiene che in questi casi il tempo sia galantuomo?

“Sì, ho preferito aspettare. All’epoca non ho ritenuto che fosse il tempo opportuno per fare dichiarazioni, volevo aspettare il momento giusto e adesso parlo con serenità”.         

 

Quest’anno infernale è finito, è stato anche operato e adesso sta bene, quindi qual è il suo obiettivo personale per la stagione che è appena iniziata?

“Voglio tornare ai miei livelli, la voglia è tanta ancora e sento di poter dare il mio contributo. Voglio tornare a giocare. Questo è normale, ma non sono cose che si decidono a tavolino, è il campo a parlare. Io, però, voglio tornare alla grande e stare come stavo prima, basta così”.

 

Si può dire che la sua più grande soddisfazione sarebbe tornare a essere titolare?

“Sì, perché se si dice a uno che ha sempre giocato che non può giocare e dopo, scusate l’espressione, l’anno di merda che ho passato, è normale che non faccia salti di gioia. Io lavoro per quest’obiettivo, ma è logico che non sia io a decidere, però nella mia testa avendo sempre giocato voglio continuare a farlo”.

 

Il suo ruolo di portiere le fa vedere la squadra da una prospettiva particolare, dove può arrivare il Torino?

“Secondo me può ripetere tranquillamente gli standard dell’anno scorso, c’è l’incognita di giocare il giovedì, premesso che per farlo si devono superare i play-off e quindi si deve battere lo Spalato, però ci sta che si possa riuscirci. Vedendo la squadra ci sta alla grande con la qualità dei giocatori e la struttura del gruppo, ci sono tutte le premesse per fare almeno come l’anno scorso”.

 

Sono arrivati tanti nuovi giocatori e alcuni d’esperienza come Molinaro, Nocerino e Quagliarella, Cerci rimarrà o no si vedrà, ma si può dire che la squadra ha maggiore qualità?

“Il tasso si è alzato, la squadra era partita in serie B e si è innalzato sempre il livello e si vede. L’anno scorso mi sono allenato con la squadra è ho visto la differenza con la stagione precedente e anche quest’anno ….. è tanta roba! Sono stati confermati quasi tutti quelli dell’anno scorso e sono arrivati giocatori di alto livello”.

 

Questo’anno c’è più qualità quindi il Torino le sembra più forte rispetto a quello dello scorso anno?

“Questo Toro sta crescendo sempre di più. L’anno scorso c’era il bomber (Immobile, ndr) che ha realizzato ventidue gol, quest’anno è arrivato Quagliarella e anche in altri ruoli la squadra è stata rinforzata ed è ancora più forte dell’anno scorso, anche se aveva fatto un campionato fantastico. Quest’anno c’è anche l’Europa League e bisognerà dosare bene le forze, si tratta di una nuova esperienza e al di là di quello che si dice è molto dura e difficile, il campionato è da prendere con le pinze, quindi vedremo”.

 

E’ stimolante per un portiere allenarsi contro Quagliarella?

“Si capisce subito quanto ti viene davanti, ma abbiamo degli attaccanti tutti forti. Capisci anche perché certi hanno giocato in certe squadre, è importante, è ottimo, per me come per Padelli e Avramov. Più ti alleni con giocatori forti e più s’innalza anche il proprio livello”.

 

Sul tormentone estivo “Cerci resta o va via” che opinione ha?

“Ah Ah, non lo so, non sono un esperto di calciomercato. Sinceramente a noi Alessio non ha detto molto, se ne parla da due mesi, però siamo sempre lì. Di solito le ultime due settimane di mercato sono le più bollenti, vedremo. E’ un grande giocatore, in due anni ha fatto, secondo me, delle cose fantastiche. Appena arrivò al Toro, gli dissi che per me era tanta roba, che era un fuoriclasse. A me Cerci piace da morire e l’ha dimostrato. Come andrà a finire lo vedremo, dipende da lui e dalla società, decideranno insieme, così come per me”.