ESCLUSIVA TG – Luetto (TC Leinì): “Siamo scontenti dei risultati ottenuti dal Torino, anche se cerchiamo di sostenerlo: va fatto un passo avanti per andare in Europa”
Stefano Luetto, presidente del Toro Club Leinì dal 13 ottobre 2025, è stato intervistato da TorinoGranata.it. Con Luetto abbiamo parlato della partita dell’ora di pranzo del Torino che in trasferta affronterà il Genoa che in classifica ha tre punti in meno ed è alla ricerca, come i granata, della vittoria per evitare di essere risucchiato in piena lotta per non retrocedere. Si è parlato anche della posizione dei soci del club nei confronti del presidente Cairo e della contestazione dei tifosi verso di lui.
La squadra dopo la sconfitta con il Bologna è a meno 6 punti dalla zona retrocessione, temete che ci sia la possibilità che questo Torino rischi di dover lottare per non andare in B?
“La stagione era stata preparata per essere diversa infatti le aspettative iniziali erano non quelle di lottare per rimanere in Serie A, ma per l'Europa. E invece adesso vediamo, quando mancano pochi mesi alla conclusione del campionato, che il Toro è in una situazione un po' critica. La speranza è che il Toro rimanga in Serie A. Abbiamo ancora diverse partite, alcune sono difficili perché comunque dovremo affrontare alcune grandi squadre come il Napoli, il Milan, l'Inter e la Juve, purtroppo all'ultima giornata. Per cui bisognerà che il Toro giochi partite di grande spessore e nel girone d’andata lo aveva fatto ed erano arrivate vittorie importanti come quelle con Roma e Napoli, quindi le speranze ci sono. Ovviamente è necessario che la squadra diventi una vera squadra, perché, secondo me, c'è disunione, nel senso che il clima con i tifosi è un po' ostile e di conseguenza sicuramente non aiuta. Però vedo anche una disunione tra squadra, allenatore e società. Ma se si vuole rimanere in Serie A c'è bisogno che queste tre componenti si uniscano, poi a giugno se ne riparlerà e chi credere in questa squadra e vorrà rimanere, che resti. Mentre gli altri se ne possono anche andare. Però adesso ci vuole lo spirito Toro, quindi ci vuole l'unione tra società, allenatore e squadra. Non è semplice, ma devono dare tutti il 100%. La speranza per me è che il Toro rimanga in A, ma bisogna giocare partita per partita”.
Giocare partita per partita, e la prossima oggi, all’ora di pranzo, sarà contro il Genoa che ha persino più bisogno del Torino di fare punti avendone tre in meno dei granata.
“È un scontro importante, le tifoserie sono gemellate, però bisogna andare in campo e portare a casa i tre punti perché adesso si è entrati nell’ultima parte di campionato e non si possono più lasciare punti per strada. Abbiamo vinto con il Lecce, una vittoria molto stretta, però importantissima, ma altre partite non le abbiamo portate a casa. Per esempio, sono andato a vedere la gara in trasferta con il Como e la squadra, per me, non è proprio scesa in campo e lo si era visto subito che i giocatori del Torino non avevano lo spirito giusto per affrontare la partita e infatti poi abbiamo visto il risultato (sconfitta per 6 a 0, ndr). Quindi da adesso in poi bisogna che i giocatori ci mettano veramente tutte le forze che hanno perché è necessario fare punti e vincere, almeno con le squadre più alla portata”.
Con la Fiorentina, terzultima, c’è stato un pareggio, forse un po’ poco?
“Esatto, sì. La partita si era messa sul binario giusto dopo il vantaggio di Casadei, ma poi hanno pareggiato e sono anche passati in vantaggio e per fortuna in pieno recupero Maripán ha segnato e almeno un punto l’abbiamo ottenuto, però se ne potevano portare a casa tre. Altre volte invece non siamo neppure riusciti a pareggiare come in casa con il Cagliari e il Bologna e abbiamo perso in maniera abbastanza ridicola perché queste sono squadre alla portata. E’ vero che il Bologna arriva da un precedente campionato con elevate prestazioni e quest'anno addirittura gioca le competizioni europee, però era in un periodo difficile e noi gli abbiamo dato una mano per tornare alla vittoria, ma, ripeto, era una squadra alla portata e quindi i tre punti potevano essere meritati. Non è stato così, vediamo oggi col Genoa”.
Nella partita contro il Bologna alla fine i pochi tifosi che erano presenti allo stadio hanno contestato anche l'allenatore, voi siete pro o contro Baroni?
“Direi che ultimamente non abbiamo condiviso le sue scelte, quindi apprezziamo il lavoro che ha fatto sia nella prima parte della stagione, ma non nell'ultima”.
A prescindere da tutto, il prossimo anno sperate di vedere sulla panchina del Torino un altro allenatore?
“Direi proprio di sì, anche perché ha dimostrato di avere capacità ma non così elevate. Mi spiego, se il Toro vuole andare in Europa, secondo me, serve un altro allenatore”.
Riallacciandomi a quello che diceva prima dell'ambiente, il fatto di giocare contro il Genoa a Marassi e non a Torino può essere un aiuto?
“Sicuramente può essere un aiuto, perché a parte eccezioni come l'Inter o il Como con sconfitte pesanti, negli altri contesti ho sempre visto un Toro giocare in maniera diversa fuori casa. Probabilmente per il fatto che fuori casa non c’è la pressione che c'è al Grande Torino, domenica scorsa non c'erano molti tifosi e questo sicuramente non aiuta poiché la squadra in qualche modo lo sente e percepisce che non c'è il supporto dei tifosi per cui questo peggiora le cose. Giocare fuori casa con il Genoa potrà aiutare perché a Marassi i tifosi ci saranno e quindi la squadra giocherà più sciolta avendo nella testa un pensiero in meno. Questo è un aspetto che può andare bene oggi, ma non può essere continuativo. C'è bisogno che la società, la squadra e l’allenatore trovino in qualche modo una pace con il tifo perché il sostegno dei tifosi può essere utile affinché il Grande Torino diventi il fortino di cui ha bisogno il Toro in questo momento. Se lo stadio di casa diventerà un punto di forza arriveranno anche i tre punti in casa e sicuramente la salvezza si otterrà con molta più tranquillità”.
Però c'è da dire che contro il Lecce il Torino ha vinto giocando in casa e anche in quella partita buona parte dei tifosi non sono entrati allo stadio quindi non è che ci sia stata molta differenza con la gara col Bologna che però è stata persa.
“Secondo me, con il Lecce è prevalsa la preparazione alla partita e il tipo di avversario che si affrontava. Il Lecce non è una squadra più scarsa, però ha calciatori che magari giocano diversamente e in modo più abbordabile quindi è più facile da contrastare rispetto a una squadra come il Bologna che disputa le competizioni europee ed è più pronta e preparata ad affrontare qualsiasi tipo di avversario. Con il Lecce è arrivata una vittoria, ma non è stato molto facile ottenerla perché abbiamo segnato un solo gol. Va bene anche così, però lasciare in bilico il risultato fino al fischio finale è molto pericoloso. Con il Bologna la squadra ha avuto un atteggiamento diverso anche per le scelte fatte da Baroni che non hanno favorito e aiutato. Per me alcuni giocatori, soprattutto a centrocampo, avrebbero dovuto giocare dal primo minuto. L'allenatore li prepara durante la settimana e di conseguenza le scelte sono sue e possiamo anche non condividerle, però il risultato non è arrivato. Pecchiamo molto di ingenuità e infatti molte volte subiamo gol per perdita d'attenzione soprattutto in difesa. La difesa è proprio un punto debole quest'anno perché è da inizio stagione che abbiamo praticamente costantemente la peggior difesa della Serie A”.
Il Toro Club Leinì che posizione ha nei confronti della proprietà di Cairo?
“Il Club, nato nel 1968, negli anni ha sempre sostenuto il Torino e di conseguenza la società. Quindi la posizione del Toro Club Leinì è di cercare di sostenere. Naturalmente fra i soci ci sono pareri differenti, nel senso che c'è chi magari è più favorevole e chi invece no. Negli anni c'è stata anche una collaborazione in occasione di eventi. Poi è ovvio che ogni membro all'interno del Club è libero di avere il suo pensiero e quindi se il Club partecipa a un evento legato alla società ogni socio è libero di valutare se partecipare o meno”.
La maggioranza dei tifosi non è dalla parte della società e di Cairo e voi?
“Diciamo che dipende dai punti di vista perché se guardiamo al gioco della squadra ovviamente non condividiamo perché il Toro non può combattere per non retrocedere, merita molto di più. Ogni anno in estate sentiamo che c’è l’intenzione di migliorare la squadra per puntare all'Europa e poi i risultati sono sempre opposti, quindi questo è un punto che non è condiviso da noi. Valutiamo però anche altri aspetti per questo cerchiamo di sostenere. Personalmente, e soprattutto negli ultimi anni, sono stato uno che ha condiviso molto poco le scelte della società e ho partecipato alle varie contestazioni. Parlando con gli altri soci ci siamo confrontati e alcuni hanno espresso l’opinione che le contestazioni non sono gradite, ma comunque il modo di giocare della squadra non è condiviso. Il Toro non sta andando bene, ma non vuol dire che dobbiamo buttare tutti i quasi ventuno anni dell’era Cairo. Di buono qualcosa è anche stato fatto visto che nelle ultime 14 stagioni è sempre rimasto in Serie A raggiungendo questa stabilità, ma naturalmente adesso ci si aspetta di più perché vanno bene le salvezze con tranquillità, però è anche arrivato il momento di fare un passo avanti e portare il Toro, come dicevo all'inizio, in quei posti che merita. Non si pretende che arrivi in Champions League, ma almeno in Conference perché non sarebbe male vedere il Toro tra le prime otto in classifica”.
Il gioco è strettamente legato ai calciatori e all’allenatore quindi le strategie di mercato non sono condivise?
“L’esito delle campagne acquisti lo si vede con il tempo e con i risultati che la squadra riesce ad ottenere. In estate può sembrare anche accettabile, ma i risultati poi sono sempre mediocri e si arriva a febbraio-marzo che non abbiamo più nulla da chiedere al campionato o comunque dipende più dai risultati altrui il provare a piazzarci un po’ più in alto e non da noi. Quest’anno è un caso particolare perché siamo partiti con un direttore sportivo, Vagnati, e una certa squadra e adesso il direttore sportivo è stato cambiato ed è ritornato Petrachi poco prima dell’inizio del mercato di gennaio, ma cambiare la squadra nel mercato di riparazione è complicato per cui ci ritroviamo con una squadra che ha dovuto un po’ essere modificata in corsa rispetto alle intenzioni iniziali. Questi cambiamenti possono apportare qualche modifica, ma è difficile invertire la rotta perché ormai la stagione è avviata da tempo e i giocatori sono questi per cui si cerca di portare a termine il campionato con i calciatori che si hanno. Posso dire che i membri del club non apprezzano come la società sta gestendo i rapporti con i tifosi perché dice di voler fare e poi i risultati non arrivano”.
Adesso che nelle partite casalinghe la maggior parte dei tifosi non entra allo stadio, voi cosa fate?
“In generale la maggior parte dei soci non frequenta lo stadio e ultimamente nessuno ci è andato”.
Cosa vi aspettate dal Torino oggi con il Genoa?
“L’obiettivo è raggiungere il più velocemente possibile i 40 punti, anche se magari potrebbero bastarne anche un po' meno. Per cui ci aspettiamo una partita giocata con impegno e combattuta. Soprattutto che per tutti i 90 minuti non manchi la determinazione a ottenere il risultato in modo da portare a casa un successo che aiuterà a raggiungere questi 40 punti il prima possibile. Anche perché poi ci aspettano partite delicate con avversari più attrezzati di noi come Lazio e Napoli e, dopo il Parma, il Milan. Queste sono squadre difficili da affrontare, ma non sono imbattibili come abbiamo visto nel girone d’andata con il Napoli e anche con la Lazio siamo andati vicino alla vittoria anche se poi alla fine abbiamo pareggiato 3-3. Se vogliamo, possiamo. Quindi mi aspetto da qui a fine stagione un Torino che combatte in ogni partita, che esprima un gioco, che dimostri che ci tiene alla maglia, soprattutto che i giocatori dimostrino che ci tengono alla maglia che indossano perché è una maglia che va proprio sudata, altrimenti non sono giocatori degni di indossarla. Se si vedrà questo in campo, i tifosi potranno accettare anche le sconfitte, ma si spera che saranno poche”.
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