Da una parte i torti arbitrali dall’altra le difficoltà in fase offensiva

Ai granata in classifica mancano quattro-sei punti. Cerci è il bomber, ma la squadra è un po’ troppo dipendente da lui in fase realizzativa. Immobile, D’Ambrosio, El Kaddouri e presto Barreto devono essere messi nella condizione di segnare.
01.10.2013 11:51 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Da una parte i torti arbitrali dall’altra le difficoltà in fase offensiva
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Otto punti in sei giornate, così dice la classifica ufficiale del Torino, sono un bottino in linea con gli obiettivi stagionali poiché vorrebbe dire 50,6 punti a fine campionato, se venisse mantenuta la media di 1,­­­3 periodico a partita. Fatta questa considerazione è innegabile che la classifica ufficiale della squadra granata non è veritiera poiché a causa di evidenti sviste arbitrali, ampiamente documentate da immagini televisive, il Torino potrebbe avere non meno di quattro, ma forse anche sei punti in più, se con Atalanta, Juventus, Milan e anche Verona fossero stati rispettivamente annullati i gol di Stendardo e di Pogba e se fosse stato interrotto il gioco per soccorrere Larrondo, con la conseguenza che molto difficilmente si sarebbe arrivati all’atterramento in area granata di Poli e al conseguente rigore realizzato da Balotelli e se infine fosse stato assegnato il rigore per l’atterramento in area di D’Ambrosio.

 

Il rovescio della medaglia però c’è e non può essere sminuito o passato in secondo piano da quanto sottolineato in precedenza: in fase offensiva il Torino è un po’ carente nonostante nella classifica marcatori Cerci con cinque reti realizzate risulti al primo posto a pari merito con Giuseppe Rossi della Fiorentina e che compaiano anche D’Ambrosio con due gol e Brighi con uno. Non è neppure questione che il Torino abbia subito otto reti perché per gli errori arbitrali citati in effetti ne avrebbe incassati tre in meno e forse realizzato uno in più se fosse stato assegnato il rigore per l’atterramento in area di D’Ambrosio. Il vero problema è che rispetto al numero di reti realizzate il Torino ha creato molte occasioni in più per arrivare al tiro nella porta avversaria che però non sono state adeguatamente sfruttate. A questo va aggiunto che nel derby, come ammesso anche da Ventura, la squadra in fase offensiva è stata carente e non ha neppure prodotto le occasioni da sfruttare come in altre partite.

 

Se le difficoltà in fase offensiva possono trovare giustificazione quando si affrontano squadre forti del calibro della Juventus, che comunque in questo periodo qualche pecca in difesa l’ha palesata, non sono ammissibili con squadre alla portata. Cerci è l’unico giocatore che viene messo nella condizione di rendere al meglio in quanto quasi totalmente sgravato da compiti di copertura. Immobile, invece, gioca troppo distante dalla porta, spesso quasi sulla linea dei mediani e oltre ad avere compiti di aprire gli spazi nell’area avversaria deve anche sacrificarsi in fase di non possesso palla, questo indubbiamente ne limita la lucidità sotto porta e le possibilità di andare al tiro finale e al gol.

 

Un Torino Cerci dipendente in fase realizzativa può diventare un problema se gli avversari riescono a renderlo inoffensivo raddoppiando sistematicamente su di lui le marcature e ricorrendo al fallo tattico nel caso riesca ugualmente a saltare gli avversari. Gli altri attaccanti, gli esterni e i centrocampisti almeno a turno devono essere messi nella condizione di poter arrivare al tiro finale, altrimenti si gioca più per il pareggio che non per vincere e questo rischia di far diventare il Torino una squadra tendenzialmente rinunciataria e prevedibile. Immobile, D’Ambrosio, El Kaddouri, Barreto, che tornerà disponibile (avendo quasi scontato del tutto la squalifica) per la gara con l’Inter, dopo la sosta per la Nazionale, sono tutti giocatori in grado di segnare e non solo loro, quindi vanno maggiormente utilizzati in tal senso e agli altri toccherà il compito di fornire l’adeguata copertura per non esporre la squadra a pericolosi contropiede avversari. Per farlo Ventura ha due strade: scegliere gli uomini più adatti per sdoganare almeno un altro attaccante oltre a Cerci mantenendo sempre il 3-5-2 oppure variare un po’ il modulo per potenziare la fase offensiva senza correre troppi rischi. Scelga lui la soluzione migliore, ma qualche cosa la faccia per dare maggiore aggressività a questo Torino, già a partire dalla gara di domenica con la Sampdoria.