Da Radice a Giampaolo come sono cambiate le idee di gioco

08.12.2020 06:32 di Marina Beccuti Twitter:    vedi letture
Da Radice a Giampaolo come sono cambiate le idee di gioco
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Ieri è stato ricordato Gigi Radice a due anni dalla sua scomparsa. Impossibile dimenticare il mister dello scudetto, colui che reiventò quell’amatissimo pressing che fece la fortuna dell’Olanda di Cruijff e Neeskens a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Si parlava di calcio totale, veloce, tecnico, meno tattico di quello odierno, molto spettacolare, dove era difficile dare dei punti fissi agli avversari. Si divertivano in campo i giocatori e sugli spalti i tifosi, fu una splendida realtà che alienò gli avversari e permise al Toro di vincere lo scudetto, l’ultimo, senza essere partiti con il favore del pronostico.

Oggi è difficile trovare un allenatore con queste caratteristiche, forse c’è solo Jurgen Klopp del Liverpool, che dà libertà ai suoi giocatori di inventare in campo e non chiudersi in questi tatticismi scientifici che sono difficile da recepire e ci vogliono anche i giocatori giusti per applicarli. Se sbagli un gesto tutta la squadra va in crisi.

Non è dato a sapere se oggi il gioco di Radice potrebbe essere applicabile al calcio odierno, dove gli ultimi fantasisti sono andati in pensione, si fa per dire, e il gioco è soprattutto atletico, veloce, tattico, poco affascinante. Però ci vorrebbe qualche tecnico che osi di più e magari s’inventi un modulo più allegro, dove anche i giocatori possano divertirsi di più in campo, perché in fondo il calcio è un gioco e, anche se ben pagati, i calciatori hanno il diritto di esprimere il loro potenziale anche a livello di fantasia.

Giampaolo è sicuramente un buon allenatore ma, come Ventura, è troppo tattico e se non ha i giocatori votati alla sua causa fa fatica a mettere insieme una squadra che sia completa. Mettere insieme una parte offensiva di rilievo, ma anche una difesa attenta, che non si faccia rimontare e perdere contatto con l’attacco delle squadre avversarie.

Sono cambiati i tempi ma un pizzico di nostalgia del calcio di Radice rimane, anche se poi il suo secondo Toro non ebbe successo come il primo. In quel frangente il calcio era già cambiato e non era più divertimento puro.