Che i 50 punti e le buone prestazioni dei giovani non siano un pretesto per un mercato del Torino votato al solo risparmio

15.05.2022 08:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Urbano Cairo
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Urbano Cairo
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La vittoria sul Verona oltre alla soddisfazione dei tre punti conquistati per giunta in trasferta ha portato in dote anche il raggiungimento dei 50 punti bottino importante per una squadra come il Torino che nelle ultime due stagioni ha lottato fino all’ultimo per salvarsi. Ma in questa vittoria c’è anche la consacrazione di Zima un ventunenne che ha superato la prova di sostituire uno come Bremer al centro della difesa, posizione non abitualmente sua poiché di solito agisce sulla parte più a destra, senza farlo rimpiangere. Ed anche quella di Ricci, che di anni ne ha uno in meno, che in mezzo al campo se l’è cavata, come ha già fatto in altre occasioni. Ed anche di Pellegri, altro 21enne, che subentrato a Belotti è andato vicino a fare gol colpendo il palo. Poi ci sarebbe da sottolineare anche la prestazione di Berisha con tanto due parate salva risultato la prima sullo zero a zero sul tiro di Lasagna e la seconda, che ha mantenuto il vantaggio che era arrivato con il gol di Brekalo, sulla conclusione di potenza di Lazovic quasi allo scadere del primo tempo. Etrit non è un ragazzino visto che ha 33 anni, ma partendo da secondo ha scalzato Vanja Milinkovic-Savic, che nel girone di ritorno ha avuto un calo e ha commesso qualche errore di troppo.

Ebbene i 50 punti raggiunti che potrebbero essere anche incrementati, visto che manca ancora una partita alla fine del campionato, e queste buone prestazioni non devono far pensare che tutto sommato il Torino non ha poi bisogno di chissà quali innesti per la prossima stagione perché ha già in casa ragazzi o comunque giocatori che fanno al caso. Non è proprio così che si innalza l’asticella. Mister Juric lo ha già detto chiaramente: va bene chi c’è, ma servono i giocatori giusti e che non siano solo ragazzi, ma calciatori forti. Un mercato al risparmio, anche se fossero azzeccati giovani di belle speranze, non apporterebbe nulla al Torino e al massimo manterrebbe la squadra sugli attuali livelli. E non è questo che serve. Sempre per dirla con le parole di Juric sono state poste le basi per cui ora va eretto l’edificio che non deve solo resistere al primo vento, ma svettare solido reggendo al cospetto della maggior parte delle altre squadra in modo da avere come obiettivo il piazzarsi al 6° posto che garantisce, a prescindere da chi vince la Coppa Italia, l’accesso alla Conference League.

Il presidente Urbano Cairo deve prendersi l’impegno di rinforzare la squadra adeguatamente. Nessuno pretende che si sveni oppure che aumenti il passivo di bilancio, ma che investa l’occorrente per far sì che il Torino non si assesti solo a metà graduatoria, posto più posto meno. Oltretutto portarsi più in alto in classifica garantisce maggiori entrate dai diritti televisivi, dal botteghino e anche dagli sponsor per cui poi è più facile far quadrare i bilanci. Bremer andrà via, Belotti non si sa se rimarrà, Lukic e Singo sono entrati nel mirino di diversi club. Cedere Gleison è inevitabile, ma altri prezzi pregiati no. Belotti in un’annata sfortunata, con tre infortuni che lo hanno tenuto lontano dal campo a lungo, è comunque riuscito a segnare otto gol e con la Roma, nell’ultima partita, potrebbe anche incrementare il suo personale bottino e trovare un centravanti prolifico non è di certo impresa facile e per giusta comporta costi non indifferenti. La cosa peggiore sarebbe pensare che poi tanto Juric si arrangerà con il materiale che gli verrà messo a disposizione facendolo fruttare la massimo, come è riuscito a fare in questo suo primo anno al Torino. Non è questa la strada per innalzare l’asticella del Torino.