Cairo progetta il futuro del Torino, ma questa volta non ha più crediti per sbagliare

01.08.2020 12:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Urbano Cairo
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Urbano Cairo
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Urbano Cairo non vuole vendere il Torino ed essendo una sua proprietà può farlo e non è possibile farci nulla, però, ha anche detto che sta progettando il futuro del Torino. Già il futuro del Torino, l’ennesimo progetto da lui varato per rilanciare il club dove gli compete. E proprio perché finora ha fallito, due approdi ai preliminari d’Europa League raggiunti solo ed esclusivamente perché Parma e Milan non hanno ottenuto le licenze Uefa, non possono essere annoverati come grandi traguardi raggiunti. Tanto più che nelle quindici stagioni da proprietario e presidente del club granata ha collezionato 1 retrocessione in Serie B, seguita da 3 stagioni in cadetteria e nel complesso 3°, 5°, 8° e 2° posto in B, 2 promozioni in Serie A e 16°, 15°, 18°, 16°, 7°, 9°, 12°, 9°, 9°, 7° e in questa stagione al massimo potrà arrivare 14°, ma potrebbe non andare oltre il 16° posto in A. E per quel che riguarda la Coppa Italia il massimo è stato disputare 3 volte i quarti (2008-2009, 2017-2019 e 2019-2020). Mentre in Europa League ottavi nel 2014-2015 e spareggi nei preliminari nel 2019-2020.

Ma qual è il posto che secondo Cairo compete al Torino? Dovrebbe dirlo chiaro e tondo adesso che sta progettandone il futuro. Per tutti gli altri il posto che compete al Torino è arrivare stabilmente a disputare l’Europa League, quindi piazzarsi non meno del 7° posto e magari al 5° così si evitano i preliminari.
Per questo nuovo progetto del futuro del Torino Cairo non ha più crediti e non può neppure nascondersi dietro il direttore tecnico perché è lui che gli fornisce il budget e tutti sanno che è lui a decidere se acquistare o meno un giocatore o prendere questo o quell’allenatore così come se vendere oppure no un calciatore per tenere i conti in ordine, cosa che sta facendo con il Torino e di questo bisogna rendergliene assoluto merito. A iniziare dalla scelta dell’allenatore per proseguire con quella dei giocatori da tenere, da dare via e da prendere e sulla tempistica di tali operazioni verrà giudicato Cairo. Solo cambiando completamente modus operandi rispetto al passato e non commettendo più gli stessi errori Cairo potrà evitare critiche e giudizi negativi. Sta solo ed esclusivamente a lui. Il Torino è una sua proprietà e può farne ciò che vuole, ma una squadra di calcio è anche dei tifosi che oltretutto sono i suoi clienti. perché senza i tifosi o con pochi una squadra praticamente non esiste e se la squadra non ha appeal il brand Torino a medio-lungo termine non servirà più a contribuire a fare utili all’interno della galassia delle proprietà che ha Cairo e neppure a garantirgli quella visibilità che lo hanno portato a divenire un imprenditore di primo piano.