Cairo: "Il 4 maggio per me è il cuore diviso a metà. Dolore e amore. Giocheremo il derby con tutte le nostre forze"

01.05.2019 12:26 di Alex Bembi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Cairo: "Il 4 maggio per me è il cuore diviso a metà. Dolore e amore. Giocheremo il derby con tutte le nostre forze"

Il vicedirettore della Gazzetta dello Sport Andrea Di Caro ha intervistato il presidente Urbano Cairo. L'intervista integrale sarà pubblicata sul quotidiano rosa, ma già oggi sono stati pubblicati diversi stralci interessanti, soprattutto incentrati sull'imminente celebrazione dei 70 anni dalla tragedia di Superga.

Ecco cosa ha detto il Presidente Cairo: "Cosa è per me il 4 maggio? E' il cuore diviso a metà. Il dolore per una ferita che non si rimarginerà mai ma anche, in un certo senso, il compleanno di un amore che si rigenera ogni volta e aumenta di intensità. La sacralità del ricordo e il rinnovo di una promessa. Il Torino ha due date di nascita, il 3 dicembre 1906 quando è stato fondato e il 4 maggio del 1949 quando l'aereo che trasportava la squadra dopo l'amichevole di Lisbona col Benfica si schiantò su Superga. Nel giorno in cui sembrò che tutto fosse finito, in realtà esplose ancora più violentemente la passione e l'amore per il Torino. Una tragedia per l'initera nazione e non solo perché dieci undicesimi di quella squadra formidabile formavano anche la Nazionale azzurra, ma per quello che il Grande Torino significò nella storia dell'Italia appena uscita dalle macerie della guerra. Un Paese diviso, impoverito, a terra, con la necessità di ripartire, ma ancora lontano da quel boom economico successivo che ne certificò il rilancio. Per quell'Italia il Grande Torino era un simbolo di forza, valori, qualità che permettevano di tornare a credere nel futuro. Era l'ambasciatore di una rinascita, un motivo di orgoglio e vanto perché si meritava il rispetto di tutti anche all'estero. Per questo Superga non fu solo una tragedia sportiva legata ai colori granata, ma un trauma collettivo che colpì tutto il Paese, da nord a sud: operai, borghesi e aristocratici, democristiani e comunisti, uomini e donne, vecchi e bambini. I volti di quei campioni immortalati in foto ingiallite e in vecchi filmati restano impressi nella nostra memoria senza aver conosciuto le ingiurie del tempo. Valentino Mazzola, il capitano, con la sua aria fiera, degna davvero di un eroe epico, è diventato il simbolo di quella squadra e un'icona senza tempo: perché ha avuto la capacità di lasciare un segno indelebile in tutti gli amanti del calcio pur essendo scomparso così giovane. È stato il giocatore più forte e completo della storia del calcio italiano". 
Inevitabile un commento sul derby che arriverà proprio a ridosso del 4 maggio: "Una partita sentita, molto importante. La giocheremo con tutte le nostre forze. E il giorno successivo andremo a rendere omaggio ai nostri eroi, riavvolgendo il nastro della storia in quello che sarà sempre un giorno di dolore e di rinascita. La fine di una squadra epica e il compleanno di un amore che si rinnova e non finirà mai".